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L'aquila (Abruzzo) - 6 Aprile 2009

- IMMOTA MANET - L'Aquila 6 aprile 2009, ancora

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L'aquila paga ancora un alto tributo al suo memico di sempre, il terremoto. Un nemico che si nasconde per secoli fino a farsi dimenticare da chi invece sarebbe preposto a fronteggiarlo.
Molte cose si potrebbero dire sul fatto che, di queste trecento morti, una buona parte si sarebbero potute salvare. Una terra, la cui storia è scolpita dagli eventi tellurici, è stata declassata amministrativamente in sede regionale da A1 ad A2, permettendo la costruzione di case meno resistenti ai sismi. Il 31 marzo, dopo mesi di scosse sismiche, di cui l'ultma il giorno precedente con magnitude 4 Ritter, si riunisce all'AQUILA la Commissione nazionale Grandi rischi. dura 60 minuti, La riunione si conclude alle 19.30, con una conferenza stampa, dove De Bernardinis dichiara: "La comunità scientifica conferma che non c'è pericolo, perché c'è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole. Questa vicenda deve insegnare due cose: convivere con territori fatti in questo modo, cioè a rischio sismico; mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato di ansia". Cinque giorni dopo L'Aquila è in ginocchio. Siamo tutti d'accordo, il terremoto non si prevede ma si può prevenire, come dice Boschi, ma la prevenzione non c'è stata. Nonostante il telegramma in cui il sindaco dell'Aquila, cinque giorni prima del terremoto, chiede aiuto alla presidenza del Consiglio dei ministri e nonostante si incominci a dormire fuori casa per la paura, nessun piano d'emergenza o evaquazione fu approntato. La notte del terremoto c'erano a L'Aquila solo 15 vigili del fuoco. La folla, riversatasi in strada dopo la scossa, si aggirava per città in quanto non aveva ricevuto nessuna istruzione in caso di sisma. Alla casa dello studente i soccorsi sono giunti con tre ore di ritardo e nel centro di Onna molto più Tardi. La notte dopo la scossa, gran parte dei cittadini rimasti in città ha dormito in macchina poichè molte delle tende non erano arrivate. Il giorno di Pasqua, al campo di piazza delle Armi, gli aquilani ancora non possono farsi una doccia e solo ora sono arrivate le stufette. Il traffico dei soccorsi era così caotico da bloccare la città e rallentare qualunque emergenza. Un piano d'emergenza avrebbe evitato molti ritardi e sicuramente salvato qualcuno, francamente non riesco a comprenderne la mancanza se non in termini di pochezza amministrativa, per usare un eufemismo.
L'Aquila è ora in agonia, il suo centro storico, anima della città, e semplicemente interdetto alla popolazione, con la sua storia e le sue attività commerciali, il nuovo centro sono le tendopoli.
In queste tragedie, il dramma umano di chi a perso dei cari lascia inerti, è così tangibile che ne vieni sovraffatto, non è come guardarlo in televisione ammantato di eroismi e solennità, è sofferenza e disperazione allo stato puro.
Non so ne come, ne se L'Aquila ritornerà a volare alto, ma se qualcosa bisogna fare, che la si faccia subito, che i suoi cittadini possano decidere un futuro dove sicurezza e prevenzione non siano solo slogan.