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Trieste (Friuli-venezia Giulia) - 18 Marzo 2018

Trieste: l’Uciim esplora il Carso triestino

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di cariati1

Per chi desidera scoprire aspetti inediti del Carso triestino la stagione migliore è l'inverno, quanto la vegetazione ancora scarsa non impedisce la vista. L'escursione di domenica scorsa 17 marzo lo ha confermato, complici anche una mattinata soleggiata, una temperatura fredda ma non troppo rigida e le prime fioriture. Meta scelta dal professor Elio Polli, che come sempre ha guidato l'escursione, è stato l'impluvio di Draga Sant'Elia, situato a circa un chilometro dall'abitato, presso il valico confinario di Pesek, zona dai tratti decisamente diversi da quelli del Carso classico: a cominciare dalla natura del suolo che è non più calcareo ma arenaceo-flyschoide, dalla frescura, ombrosità e umidità dell'ambiente e soprattutto per la presenza di numerosi stagni e vene d'acqua, fatto del tutto inconsueto per le aride lande carsiche. Proprio per sfruttare questa inedita risorsa, fin dai secoli scorsi, gli abitanti della zona hanno costruito in questa depressone numerose "jazere" ovvero cisterne-ghiacciaie, profondi ambienti ben rivestiti in pietra in cui conservare le lastre di ghiaccio ricavate durante l'inverno, appunto, dagli stagni vicini: lastre che poi venivano trasportate in città e vendute. Durante l'escursione di jazere se ne sono viste diverse, alcune ricoperte di vegetazione, ma altre ancora in buono stato, anche se ormai prive di scala interna e senza più il tetto a copertura di paglia. Assolutamente notevole, in questa zona, la presenza di colossali alberi secolari, veri e propri patriarchi arborei, sia carpini che tigli. Numerose anche le specie già fiorite nei prativi ancora secchi: viole, primule, bucaneve, ellebori, crochi e arbusti di cornioli. Tra le curiosità: un vecchio tronco mozzo di un tiglio di proporzioni davvero notevoli, completamente cavo, tana di un allocco; una altissima betulla, pianta assolutamente estranea alla flora carsica, un vasto castagneto tutt'ora produttivo, presenza anche essa del tutto insolita ed infine, sorpresa di fine escursione, alla base del monte Carso, di là di una fitta vegetazione di rovi che è stato realmente difficile attraversare, una sorta di vasta depressione popolata da alberi di dimensioni ragguardevoli tra i quali, chissà come e chissà da quando, è stata trasportata una vecchia carrozza ferroviaria, adibita a rifugio per gli escursionisti che non ha potuto non far tornare alla mente la mitica carcassa di autobus che ha offerto rifugio, nella foresta dell' Alaska, al giovane esploratore Christopher McCandless, protagonista di "Into the wild". (Marina Del Fabbro)