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Milano (Lombardia) - 13 Maggio 2012

MACAO diffida prefettura, questura e comune

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di GiuliaBattini

MACAO DIFFIDA Prefettura, Questura e Comune di Milano l'intervento delle forze dell'ordine sarebbe lesivo delle prerogative legali e costituzionali. Macao crede che il DIRITTO sia VIVO, e non accetta di essere oggetto di facile e ottusa strumentalizzazione. Le nostre pratiche devono essere occasione per aprire un dialogo alto sulla legittimità di nuove forme di partecipazione democratica. Al Sindaco di Milano Al Prefetto di Milano Al Questore di Milano L'occupazione di Torre Galfa a Milano rappresenta un'azione di natura politica, non finalizzata al conseguimento di un profitto personale o di un interesse di natura patrimoniale (cfr. Trib. Roma, VII sez., 8 febbraio 2012); la Torre risulta da molti anni inutilizzata, con la conseguenza che ampi spazi di suolo pubblico destinabili alla collettività per scopi diversi risultano completamente abbandonati e degradati a causa del comportamento assenteista della proprietà. I dimostranti hanno così recuperato l'immobile vacante attraverso pratiche di occupazione e non di spoglio (inteso come privazione violenta o clandestina dell'altrui materiale possesso contrastabile ex 1168 Cod Civ), collocando consapevolmente la propria azione nel solco costituzionale dell'articolo 42 Cost. Questa norma, insieme a disposizioni come gli artt. 2, 3, 9 e 43 Carta fondamentale, tutela la personalità umana ed il suo svolgimento nell'ambito concreto delle pratiche politiche collettive qui poste in essere. Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interesse collettivi costituzionalmente rilevanti inclusa la salute (Art. 32), il lavoro (Art. 35) e soprattutto, qui rilevanti, l'arte e la scienza (Art.33). La derelizione di utilità funzionalmente sociali qualifica la situazione attuale delle Torre Galfa. Questo immobile invece di essere ufficialmente espropriato o confiscato per valorizzarlo, adempiendo un obbligo costituzionale della "Repubblica" in tutte le sue articolazioni istituzionali di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l' uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (Art. 3 Cost.) in un periodo in cui il bisogno di spazi pubblici è sempre più forte, è di fatto lasciato al progressivo degrado, in un quadro di sostanziale connivenza pubblica con il potere privato. L'abbandono dell'immobile e la sua sottrazione alla cittadinanza realizza una logica abusiva di esclusione, che contrasta altresì con le istanze di solidarietà sociale. In questo contesto, se ciò che più conta è la funzione che tale bene può rivestire e gli interessi con cui esso è collegato, indipendentemente dalla titolarità pubblica o privata dello stesso, Torre Galfa rappresenta un bene comune, che la collettività può anzi deve valorizzare nell' esercizio della cittadinanza attiva. Tale categoria giuridica trova un riconoscimento anche in giurisprudenza (cfr. SS.UU. sent. n. 3665/2011), dopo essere stata descritta in dottrina e aver trovato un pratico riscontro nella campagna referendaria "acqua bene comune" e nelle esperienze di occupazione del Cinema Palazzo e del Tea- tro Valle di Roma, del Teatro Marinoni di Venezia, Del Teatro Coppola di Catania, dell'Asilo della Creatività a Napoli e del Teatro Garibaldi di Palermo, tutti luoghi riconosciuti come essenziali beni comuni culturali, e recuperati per motivi morali e sociali alla fruizione collettiva. Si noti che tutte le suddette di- mostrazioni di cittadinanza attiva sono state accettate da istituzioni del più diverso colore politico. Poiché la natura pubblica o privata del titolo formale ai beni comuni è da considerarsi teoreticamente irrilevante rispetto alla loro funzione costituzionalmente garantita (Vedi anche Commissione Ministero Giustizia Principi e Criteri Direttivi per la novellazione del Codice Civile, 14 giugno 2007) di fruizione collettiva e sociale (42 Cost.), l' esercizio civilistico dello ius excludendi sulla Torre Galfa, a fronte di lunghi anni di abbandono, è da considerarsi emulativo ex art. 833 Codice Civile e dunque abusivo. Esso può essere in ogni caso unicamente esercitato nei limiti e nelle forme della tutela petitoria (Art. 948) in quanto sola procedura idonea a un approfondimento giurisdizionale delle questioni, anche costituzionali, inerenti il titolo. È evidente che la comunità degli occupanti di Torre Galfa si è unita al fine di salvaguardare un bene altrimenti abbandonato, con lo scopo di conservarlo e, soprattutto, di valorizzarlo nell' interesse dio tutta la cittadinanza e che un interesse privato gravemente sospetto di essere abusivo emulativo e contrario a diritti fondamentali della persona non può certo servirsi delle forza pubblica per rientrare in un possesso inesistente in quanto non esercitato. Per questo, il Comune di Milano è diffidato dal consentire l'impiego delle forze dell'ordine per un paventato sgombero dell'immobile occupato, considerato che deve ritenersi prevalente l'azione di valorizzazione dell'immobile rispetto allo stato di abbandono e di degrado cui esso stesso è sottoposto, di per sé idoneo a configurare un'ipotesi di abuso del diritto di proprietà. Tale diffida è altresì estesa al Prefetto e al Questore che solamente in modo gravemente lesivo delle proprie prerogative legali e costituzionali potrebbero procedere al di fuori dei limiti di legge e del controllo preventivo giurisdizionale ordinario. Torino, 12 Maggio 2012, Prof. Avv. Ugo Mattei, Ordinario di Diritto Civile Università di Torino