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Genova (Liguria) - 14 Settembre 2017

IL Popolo dimenticato dei Rohingya.

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di robyjo

In Birmania sta avvenendo un massacro, una brutale repressione, contro il popolo Rohingya, una pulizia etnica, armata anche dall’Italia. Gli attacchi sono avvenuti a Maung Taw, nell'estremo nord del Rakhine, non lontano dal confine con il Bangladesh, in una zona dove convivono buddisti e musulmani dell'etnia Rohingya ... Vi voglio raccontare del popolo abbandonato da tutti, in un silenzio quasi irreale, tutti tacciono per la vergogna, e tutti sanno, ma nessuno ne parla. Un popolo di apolidi, abbandonati su dei barconi alla deriva, una minoranza religiosa, si parla ancora di religioni che dividono, invece di unire, che uccidono in silenzio, ma il popolo dei Rohingya esiste ed è una minoranza mussulmana e buddista, migliaia di migranti dalla Birmania e dal Bangladesh, alla deriva nell’oceano Indiano. Malesia e Indonesia offrono un aiuto temporaneo, ma nessuno vuole farsi carico del problema. Per decenni i trafficanti di esseri umani hanno fatto affari d’oro nelle acque del sud est asiatico, il terribile business tra le spiagge indonesiane, schiavi e traffico di organi, per capirci. Rifiutati dalla Tailandia, i trafficanti hanno lasciato quasi 600 migranti su dei barconi, al largo delle coste di Aceh. Uomini, donne, bambini alcuni di loro i più fortunati, sono scesi sulle spiagge e aiutati, ma si calcola che alla deriva ci siano circa ottantamila migranti, sul mare di Andamane, nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Un’emergenza che trova molti paesi impreparati. Una parte arriva dal Bangladesh, ma la maggior parte di loro è Rohingya, un’entina mussulmana originaria del Bangladesh che da secoli vive in Birmania. Pensate che la maggior parte nello stato di Rakhine siano buddisti e vorrebbero disfarsi di loro, e il governo centrale non li riconosce come cittadini birmani e non interviene. Pensate che i migranti pagano fino a duemila dollari per raggiungere i campi gestiti dai trafficanti nel sud della Tailandia al confine con la loro meta, la Malesia uno dei paesi più ricchi e a maggioranza mussulmana. Molti di loro non arriveranno mai o muoiono di stenti, malattie, o per gli abusi che subiscono nei campi di prigionia tailandesi, dove sono costretti a pagare un riscatto per la loro libertà. Per anni questo traffico è stato gestito dalle autorità tailandesi e dalla loro marina. Ora dopo le minacce europee di boicottare il pesce tailandese, se non bandiscono la schiavitù e il traffico di esseri umani, sembra ci sia un riscatto per loro, ma le spiagge nel sud del paese contano campi con centinaia di morti. Per i trafficanti non è un problema tengono su dei barconi in mare i migranti in attesa di essere venduti, al miglior offerente. Anche l’Onu si sta occupando di loro e stima che ci siano circa venticinquemila persone e sono in aumento nel golfo del Bengala. La verità è che la vita dei Rohingya è peggiorata, sono aumentati gli attacchi violenti contro la comunità sui barconi, in cerca di arrivare in Malesia. La paura è per tutti quelli ancora in mare, respinti da tutti, e ributtati in mare. Nessuno si vuol fare carico di loro, di questi migranti, la Birmania non si vuol fare carico di loro. Sembra ma in maniera temporanea, che dopo le pressioni dell’Onu sia Jakarta, che Kuala Lumpur si occuperanno di loro, di questi migranti abbandonati da tutti su questi barconi alla deriva del nostro tempo. Ma i gravi problemi sociali e economici, le violenze sempre contro il popolo dei Rohingya rimangono irrisolti, e vengono respinti. Nonostante le trattative dei tailandesi per trovare una risposta, (sempre sotto pressione dell’Onu) rimane per loro sempre il mare su di un barcone alla deriva e forse potrebbe essere troppo tardi per loro. Che dio vi protegga e che maledica questi trafficanti.