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Roma (Lazio) - 21 Settembre 2016

"BEN HUR": tra sacro e profano il film non emoziona

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di freepress2014

Il film "Ben Hur" diretto da Timur Bekmambetov ( La leggenda del cacciatore di vampiri, 2012) , non convince e non emoziona. Il tentativo di raccontare una storia d'amore e di odio tra due fratelli , Giuda e Messala, si inabissa ancor prima che affondi una nave romana ad opera della flotta greca. I due attori protagonisti Jack Huston (Giuda) e Toby Kebbel (Messala Severo) danno il massimo nel tentativo di coinvolgere lo spettatore in una faida familiare superficiale, che rimane, appunto, sempre sul filo della lacrimuccia che difficilmente scenderà. Il parallelismo, poi tra sacro e profano, diventa risibile. Una figura importante come Gesù relegata a "partecipazione straordinaria" usando un eufemismo elegante. Giuda cade a terra dopo l'arresto , tentano di farlo bere e chi interviene? La "figurazione speciale" Gesù. La nave affonda e come si salva Giuda Ben Hur? Su due pali, guarda caso, a forma di croce. Sorvolando sul fatto storico che non riconosce la crocifissione come un metodo usato dai Romani nei primi decenni dopo Cristo, appare stucchevole la presenza di Gesù in una storia che fa acqua da tutte le parti. Anche la redenzione finale e forse conversione al Cristianesimo dei due fratelli Giuda e Messala per far trionfare il bene sul male appare un tentativo mieloso di far commuovere chi guarda il film, ma il fine non è raggiunto. Personaggi secondari scialbi, dialoghi ridotti al minimo necessario, uso degli effetti speciali a volte in "oversize". Le uniche cose a salvarsi sono la corsa delle bighe finale dove abbondano le scene d'azione infarcite di post production high budget e l'interpretazione di Morgan Freeman che alza, nei suoi purtroppo rari momenti di presenza, il tono generale del film. Infine, un appunto sull'inutile 3D. Portare gli occhiali per due ore per qualche fiocco di neve o scheggia di terra che arriva dallo schermo appare un inutile spreco o meglio, un tentativo estremo di coinvolgere lo spettatore sempre più annoiato. Autore: Angelo Antonucci