L'ultimo saluto a Mariangela Labianca è una nuvola di candidi palloncini che ha preso il volo quando il suo feretro è uscito dalla chiesa di San Leone per raggiungere il cimitero di Bitonto. Gli applausi degli amici e dei conoscenti, che si sono ripetuti più volte durante il rito funebre, hanno chiuso in un lungo abbraccio questa pagina di dolore che si è aperta venerdì scorso, con il terribile scontro, sulla statale Bitonto-Palese, fra la Peugeot 307 di Mariangela e la BMW 320 della Polizia.
Allontanati i fotografi e i cameraman, stretti in seconda fila i politici e le autorità, ieri c'era spazio solo per le lacrime silenziose e il dolore composto della famiglia. Ma il compagno di Mariangela, Nicola Cassano, 25 anni, un ragazzone alto e robusto, alla fine ha ceduto: in lacrime all'uscita della bara, è stato accompagnato dagli amici lontano dall'atrio della chiesa, fino a quando il suo respiro non è tornato regolare.
Fin dalle 12, il cortile esterno della Badia di San Leone era gremito di gente. Tanti, tantissimi i giovani, amici del quartiere Catino Santo Spirito, dove Mariangela era cresciuta, e gli amici del suo compagno, dal quartiere San Paolo di Bari. Presenti anche tutti i dipendenti del Comune di Bitonto, colleghi del padre della ragazza, Gaetano, messo notificatore e impiegato comunale da più di 30 anni. Fra la gente, anche i consiglieri comunali, con il presidente Nicola Tarantino, il sindaco Raffaele Valla, con la giunta quasi al completo, il comandante dei vigili urbani, Leonardo De Paola e il dirigente del commissariato Francesco Triggiani.
Da Bari, invece, è arrivato il prefetto Carlo Schilardi. Alle 12.30 è arrivato dall'obitorio del Policlinico di Bari la bara di Mariangela, preceduta dal padre e dalla mamma Laura, stretta in un solo abbraccio con gli altri due figli, Michele e Maurizio. All'ingresso in chiesa, un altro, lunghissimo, applauso. I genitori hanno preso posto in prima fila, gli amici più stretti hanno fatto capannello proprio sotto l'altare.
La gente era così tanta che all'inizio della celebrazione molti sono rimasti in piedi, occupando i corridoi laterali e quello centrale. Sono avanzati anche i fotografi e i cameraman ma qualcuno dei familiari forse non ha gradito e sono stati mandati via. Prefetto, sindaco e assessori sono rimasti in seconda fila, accerchiati quasi da amici e cugini. Il messaggio, non troppo velato, è stato chiaro: non c'è spazio per riti ufficiali e presenze istituzionali e d'altronde la messa solenne si è svolta già ieri, in Cattedrale a Bari quando, davanti ai feretri dei due poliziotti morti insieme a lei nel tragico incidente, Gabriele Schino e Adriano Epifani, il vescovo di Bari e Bitonto, Francesco Cacucci, ha pregato per tutte e tre le vittime.
Anche il sacerdote, padre Lorenzo Ricciarelli, è stato dello stesso avviso: «In questa occasione non bisogna fare cinema né spettacolo né politica. Mariangela, da lassù, vede nel cuore di tutti e sa chi è venuto qui per curiosità e chi è venuto perché l'ha amata con il cuore».
Nell'omelia, il ricordo della ragazza, madre di una bambina di 18 mesi e fiorista a Terlizzi: «I suoi 21 anni li ha vissuti dando tutta se stessa, come figlia, come lavoratrice, come giovane mamma di Mariarita. Il fiore della sua presenza e della sua bellezza rimarrà piantato nel nostro cuore». Terminata la messa, la bara di Mariangela, portata a spalla anche dal padre, è sfilata fra due ali di folla: decine di mani si sono protese dai banchi per l'ultima carezza. Poi è rimasto solo il volo dei tanti palloncini.
Valentino Catriota
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