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Canada, Estero - 12 Agosto 2011

di Simona Giacobbi Ccsvi e ricerca, scoppia la polemica

di Simona Giacobbi Ccsvi e ricerca, scoppia la polemica

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Ccsvi e ricerca, scoppia la polemica
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Scritta la mappa genetica della malattia, dubbi sulla teoria Zamboni

Di SIMONA GIACOBBI - 12 agosto 2011

Mentre a fine giugno anche il governo di Ottawa aveva fatto un clamoroso passo indietro dicendo finalmente sì, dopo tante reticenze, ai finanziamenti di trial clinici sulla terapia di liberazione di Zamboni, in Italia il clima si fa incandescente.
È di pochi giorni fa la notizia che il prossimo 16 agosto verrà ufficialmente aperto a Pisa lo studio sperimentale per la diagnosi e la terapia dell'insufficienza venosa cronica cerebro-spinale (Ccsvi). Sessanta i pazienti che si sottoporranno alla sperimentazione. Ma questo non è servito a placare gli animi.

Dopo l'infuocato botta e risposta tra l'Associazione Ccsvi nella Sclerosi Multipla e l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) è, infatti, scoppiata la polemica.
La prima aveva denunciato, anche attraverso le pagine del Corriere Canadese, le difficoltà che il ministero italiano della Salute continua a porre di fronte al collegamento tra la nuova patologia venosa scoperta da Zamboni e la sclerosi, mentre in tutto il resto del mondo le sperimentazioni proseguono. «Nel mondo danno ormai per acquisita non solo la Ccsvi ma anche la sua correlazione con la sclerosi multipla - aveva spiegato Gisella Pandolfo, presidente dell'associazione - Il ministro, invece, mette in dubbio l'esistenza stessa dell'insufficienza venosa cronica cerebrospinale. In Italia si tergiversa e si ostacola questa scoperta mentre nel mondo si procede, per fortuna, molto più speditamente". Pandolfo aveva chiaramente parlato di una ricerca, quella sulla Ccsvi e la sclerosi, «a rischio». E aveva rivolto le sue critiche direttamente al ministro della Salute Ferruccio Fazio.

Ma a rispondere alla sua denuncia, è stata l'Aism con un comunicato stampa. "L'Italia non resta a guardare. Anzi - si legge nella nota - nel nostro Paese si conduce la migliore ricerca".
«La ricerca sulla sclerosi multipla si muove a 360 gradi e l'Italia è coinvolta con i migliori gruppi di ricerca - aveva dichiarato Mario Alberto Battaglia, presidente della Fism (Fondazione italiana sclerosi multipla) - In molti campi i ricercatori italiani sono i coordinatori internazionali. La ricerca che riguarda la Ccsvi è soltanto una parte e comunque in questo ambito i ricercatori italiani danno un contributo importante».

I focus di ricerca a livello mondiale, ricorda l'Aism, oggi sono cinque: "individuare i fattori di rischio che determinano la malattia, conoscere i meccanismi che portano al danno e alla riparazione delle lesioni, determinare le cause delle forme progressive e bloccarne l'evoluzione nella disabilità, migliorare la qualità della vita delle persone con SM intervenendo sui sintomi, sperimentare nuovi approcci terapeutici".
A questi soprattutto in Italia, Canada e Stati Uniti, si aggiunge "la verifica della prevalenza della Ccsvi nella sclerosi multipla e la valutazione dell'eventuale intervento". L'Italia quindi, continua l'Aism, è tra i Paesi più attivi nell'impegno per la sclerosi multipla ed "è giusto che di questo venga data una corretta informazione, non tanto per riconoscere i meriti degli scienziati che per queste ricerche si adoperano ma, soprattutto, per dare rassicurazione, alle persone con sclerosi multipla e alle loro famiglie, che l'impegno nel fronteggiare la malattia è altissimo. La sensazione di essere soli e trascurati di fronte ai propri problemi può accrescere enormemente la pena di chi sta affrontando la difficile situazione di convivere con la sclerosi multipla. Non è così".

Immediata la reazione dell'Associazione Ccsvi nella Sclerosi Multipla. Pandolfo e la vicepresidente dell'associazione Silvia Chinellato ribadiscono che il comunicato della discordia "si riferiva espressamente alla ricerca sulla Ccsvi" e non intendeva esprimere giudizi sugli altri settori della ricerca scientifica sulla sclerosi multipla.
"L'Associazione Ccsvi nella SM metteva in discussione il disinteresse, le prese di posizione e le circolari del ministro della Salute Fazio, estremamente restrittive anche sulla possibilità di fare sperimentazioni osservazionali sulla correlazione tra Ccsvi e SM e sull'angioplastica dilatativa come terapia per entrambe le patologie. Mettendo quindi a rischio una scoperta e una ricerca tutta italiana ormai condivisa, sperimentata e finanziata dal pubblico nel resto del mondo, dimostrando di non prendere a cuore la speranza dei 60mila malati di SM italiani".

Nel suo blog sul sito dell'associazione (http://ccsvi-sm.org) Silvia Chinellato vuole inoltre sottolineare che è stata l'Aism a rispondere spontaneamente alle sue critiche. E non direttamente il ministero della Salute al quale si rivolgeva in origine il comunicato della sua organizzazione. "Aism e ministero della Salute sono forse la stessa cosa? L'una si identifica con l'altro? La ricerca italiana, in questo ambito, si identifica e si riduce forse a ciò che finanzia Aism? - si chiede - In uno stato democratico con un servizio sanitario pubblico, un privato può, eccezionalmente, intervenire cofinanziando in modo trasparente e secondo precise regole dettate dal pubblico, ma non può certo condizionare le scelte delle istituzioni. E della ricerca. Sarebbe inaccettabile".

La seconda cosa che ha colpito la presidente dell'associazione è il contenuto della nota. "Rispondere riportando l'elenco di tutte le sperimentazioni dei diversi ambiti della ricerca sulla sclerosi multipla significa voler annacquare la realtà mediante una lettura distorta nel nostro comunicato. Significa forse sminuire l'evidenza del suo studio epidemiologico, quello in corso sulla correlazione tra Ccsvi e SM. Significa forse mettere le mani avanti sui risultati che darà questa unica sperimentazione finanziata da Aism-Fism per la Ccsvi, che ha visto le dimissioni del prof. Zamboni dal suo Steering Comittee avendola giudicata non fattibile a causa della scarsa adesione al suo protocollo e del timing imposto per la formazione degli sperimentatori. Un pesante vizio d'origine che non sempre viene ricordato nell'informazione". La "Ccsvi nella SM" rileva, inoltre, che "il pubblicizzato campione di 2.000 pazienti di questo studio epidemiologico unito ai tempi ravvicinati di presentazione dei risultati è motivo di preoccupazione per l'attendibilità dei dati che l'indagine Aism/Fism saprà fornire piuttosto che di conforto".

E infine l'augurio che "il dibattito sulla Ccsvi non debba ridursi a una triste e inutile contrapposizione tra le associazioni coinvolte. Non è certo questo ciò di cui i malati hanno bisogno. Ed è l'ultima cosa che noi vorremmo".

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«L'Italia ancora ai blocchi di partenza»
È polemica dopo la circolare del ministro della Sanità. Chinellato: «Quadro italiano sconfortante»

Di SIMONA GIACOBBI - 12 agosto 2011

TORONTO - È la circolare delle polemiche. Quella che ha buttato ulteriore benzina sul fuoco. È stata inviata a marzo dal ministro Ferruccio Fazio agli assessori regionali alla Sanità. Ma da mesi sta facendo discutere e la polemica non accenna a diminuire. L'oggetto della missiva era chiaro: "Insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi) e sclerosi multipla".

Secondo il Consiglio Superiore della Sanità non è stato definito alcun rapporto certo tra Ccsvi e SM e occorrono ulteriori studi, come si legge nella circolare. Dopo aver esaminato la documentazione con i dati scientifici pubblicati da Zamboni, il Consiglio Superiore della Sanità afferma che ad oggi "non è dimostrata la correlazione epidemiologica della Ccsvi con la SM e ritiene necessario che eventuali procedure di correzione di patologia venosa in pazienti con SM siano effettuate solo ed esclusivamente nell'ambito di studi clinici controllati e randomizzati, approvati dai Comitati etici". Si ritiene inoltre opportuno - si legge in conclusione della circolare - "che debba essere fatto tutto il possibile per proteggere i pazienti da facili entusiasmi, da speculazioni economiche e dai rischi connessi al trattamento stesso".

Un giudizio, secondo l'Associazione Ccsvi nella Sclerosi Multipla «pesantemente riduttivo» fino a mettere in dubbio l'esistenza stessa della Ccsvi, ha dichiarato al Corriere Canadese la vice presidente Silvia Chinellato.
«Già nel 2009 la Ccsvi è stata riconosciuta come patologia cronica dell'apparato venoso dalla comunità scientifica internazionale dei vascolari riunitasi a Montecarlo - spiega Chinellato - La circolare ha inoltre dato indicazioni affinché gli interventi di correzione delle anomalie dell'apparato venoso in pazienti con SM siano effettuati solo all'interno di sperimentazioni cliniche controllate e randomizzate provocando di fatto il blocco di tutti i medici che stavano trattando la Ccsvi nell'ambito della struttura pubblica sanitaria italiana, mentre ovviamente non ha sortito alcun effetto sui privati».

La stessa Siapav (Società italiana di angiologia e patologia vascolare), ha aggiunto Chinellato, ha evidenziato «la contraddizione di questo provvedimento che dichiarava di voler contrastare, a tutela dei malati, ogni finalità puramente speculativa ed economica sulla Ccsvi, ottenendo di fatto l'effetto contrario visto che ora, ai malati, non resta che la costosa e qualitativamente poco controllata soluzione offerta dalle cliniche private». «Paradossalmente - prosegue la vice presidente della Ccsvi nella SM - il massimo rigore scientifico adottato apre la porta a trattamenti in strutture non qualificate. Un risultato che contrasta con l'auspicio che la stessa risoluzione del Consiglio Superiore della Sanità riporta, nell'ultima pagina, contro ogni lucrosa speculazione».

Chinellato analizza poi la situazione italiana sul piano delle sperimentazioni cliniche che la circolare incriminata ha indicato come unico percorso possibile per la cura della Ccsvi: «Ci pare che, ancora, il provvedimento non sia servito ad agevolare il loro avvio, anzi... Ad esempio la condizione della randomizzazione, che comporta la divisione dei pazienti in gruppi sottoposti in modo diverso al trattamento di angioplastica, come requisito indispensabile fornito dal ministero, ha pesantemente ostacolato l'iter dei trial clinici che hanno dovuto subire riadattamenti del loro protocollo, e condiziona la possibilità di avvio di altre future sperimentazioni. Né la garanzia del rigore scientifico né la tutela dei pazienti - continua Chinellato - giustificano la randomizzazione che non è un requisito di per sé validante la bontà degli esiti di una sperimentazione. Anche studi osservazionali su ampi numeri danno le stesse garanzie. E sono più semplici da avviare andando incontro a minori rischi di blocco da parte dei comitati etici».

LaCcsvi nella SM Multipla, guidata da un gruppo di volontari, sostiene la sperimentazione Brave Dreams (sigla di BRAin, VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis) promossa dall'Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara. Obiettivo dello studio, valutare l'efficacia dell'angioplastica alle vene per tenere sotto controllo la malattia. Il costo della sperimentazione è di circa 2 milioni di euro e prevede l'arruolamento di 600 pazienti. Dovrebbe partire nei primi giorni di settembre. I finanziamenti però, non sono abbastanza anche se per ora sufficienti per partire. «Se a questi ostacoli di natura normativa si aggiungono quelli di carattere economico, come appunto per Brave Dreams, che stenta a decollare a causa di carenza di fondi e per il suo sostegno finanziario gli stessi malati e la nostra Associazione si stanno mobilitando - conclude Chinellato - ecco che il quadro italiano non possiamo che definirlo sconfortante. Ogni giorno all'estero la ricerca del professor Zamboni trova continue conferme, come evidenziato anche dalle ultime ricerche provenienti da Albany-New York e da Stanford. L'Italia invece, dove la ricerca è nata, resta vergognosamente ai blocchi di partenza».

Per informazioni consultare il sito web http://ccsvi-sm.org/ o scrivere un'email a info@ccsvi-sm.org. Per ulteriori informazioni e donazioni con carta di credito visitare il sito www.sognicoraggiosi.org. Per donazioni con bonifico bancario: IBAN IT52 G063 8502 4011 0000 0009 524. Intestato a: Associazione CCSVI nella SM - Onlus. Causale: Ricerca scientifica Brave Dreams. Cassa di Risparmio in Bologna S.p.a. Via Farini, 22 - 40124 Bologna - Italia.

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