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Torino (Piemonte) - 27 Agosto 2011

"Vasco guarisci"

"Vasco guarisci"

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T utto sotto controllo. Niente non è curabile, a differenza dei mali del nostro Paese. Guardate oltre l'orizzonte, saremo di nuovo insieme. Sei settimane di terapia "anfibiotica" molto potente, per debellare il batterio killer, ma alla fine sarà lui a morire. Vi abbraccio tutti forte». Firmato: Vasco Rossi.

É il messaggio che il rocker ha mandato ai fan, letto sul palco di Nichelino, al Free Music Village, da Diego Spagnoli, storico front man degli show di Vasco, che sale su un palco dopo un paio di canzoni dei Radio Paxi, cover band di Gassino, che aveva attaccato con «Qui si fa la storia». Il migliaio di fan venuti ad acclamarli, un piccolo pezzetto di storia forse lo scrivono, lasciando all'enciclopedia del rock la data di un concerto che c'è stato lo stesso, anche se il cantante ha dato forfait.

C'erano, i fan, «per fargli capire che lui per noi c'è anche quando non c'è: la sua musica è sempre con noi». E questa volta lo spettatore sarà Vasco, a cui verranno spediti i clippini. Il raduno era iniziato al pomeriggio in piazza Vittorio: non migliaia di scalmanati che qualcuno temeva, ma circa 150 persone riunite attorno a una chitarra a cantare i pezzi più famosi. Orfani di Vasco anche i venditori di gadget, ma non era giornata buona per gli affari: in piazza Vittorio Veneto c'erano i fan più accaniti, che le frasi di Vasco e le t-shirt dei concerti se le portavano addosso. Qualcuno addirittura tatuate: «Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia» si è scritta sul braccio Giovanna Favaro, da Saint Vincent. Dice: «L'ho fatto per Marco, il mio compagno scomparso. Il concerto sarebbe stato un bel modo per ricordarlo, Vasco è stato la nostra colonna sonora. Mi dispiace che stia male».

Lo dicono tutti, osservati dalla pattuglia della Polizia Municipale che non ha avuto molto da fare, nemmeno quando la chitarra non è più bastata e i ragazzi han deciso di cantare attorno a una macchina con portiere aperte e autoradio accesa. «Vasco ci ha spiegato la nostra vita - dice Violena Paci, venuta da Milano, con quella vena malinconica e un po' struggente come il sax delle canzoni di Vasco ? e so che la mia presenza qui è solo una goccia nel mare di affetto che gli sta arrivando. Ma siamo qui anche per noi: si cerca di restare attaccati alle cose che amiamo».

C'è gente di ogni età. Morena Fanizza, di Torino, ha 23 anni ed è nata più o meno quando Vasco entrava nella storia: primo artista italiano che riusciva a riempire gli stadi come solo le grandi star internazionali riuscivano a fare. Lo adora: «Vasco è un compagno della mia vita. L'ho anche incontrato in camerino, dopo un concerto, mi ha cantato "Anima fragile", la mia canzone preferita. Piace anche ai giovani perché, anche se ha quasi 60 anni, riesce a interpretare le nostre difficoltà. E' cambiato negli anni, in passato ha avuto brutte esperienze con la droga, oggi dice "Divertitevi ma non sconvolgetevi"».

Fabio Fava, è conterraneo di Vasco ed è venuto da Modena: «Ho il biglietto da giugno, ma sono dispiaciuto soprattutto perché Vasco sta male». La parola delusione, per il mancato concerto dell'Olimpico, non la pronuncia nessuno. La rifiutano. «Vasco non ci delude mai ? afferma Fabrizio Rosso, 24 anni, di Cuneo ? anzi: io non chiederò nemmeno il rimborso del biglietto. Lo terrò come ricordo». Luca Redaelli, da Milano, di ricordi ne ha più di un po': «A casa ho tutti i vinili originali, 200 cd , perché compro anche le ristampe, cartelloni pubblicitari, libri. Vasco è una malattia».
By: La Stampa
Reporter: Alessandro.

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