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Trani (Barletta-andria-trani) - 6 Ottobre 2014

Uso Di Fitofarmaci In Agricoltura: Le Devastanti Conseguenze

Uso Di Fitofarmaci In Agricoltura: Le Devastanti Conseguenze
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ASSOCIAZIONE AMBIENTALE DI TRANI (BT)

Le ragioni scientifiche che spingono verso un diverso modo di coltivare i nostri terreni agricoli

«Non è più tollerabile l’attentato alla Salute Pubblica e all’Ambiente derivante dall’uso spesso eccessivo e incontrollato di questi prodotti chimici, pratica diffusa anche nel nostro territorio comunale di Trani e nell’intera provincia Bat».
E' uno dei passaggi salienti dell'intervento di Nunzio Di Lauro, responsabile dell'Associazione Ambientale di Trani sull'eccessivo utilizzo di fitofarmaci in agricoltura e sulle conseguenze devastanti per la salute dei consumatori e dei cittadini.

Ecco il testo integrale del suo intervento.

«Iniziamo l’esposizione relativa ai fitofarmaci con l’interrogazione parlamentare che, in data 16 maggio 2014, due Deputati hanno rivolto alla Commissione Agricoltura della Camera, nella quale si dichiara: “erbicidi e pesticidi possono causare danni non solo alle specie target, ma anche al territorio è al paesaggio, inquinano laghi e corsi d'acqua ed è ormai scientificamente provata la correlazione tra il loro impiego e l'aumento di patologie come i tumori e IL MORBO DI PARKINSON.

Gli effetti nocivi che i fitofarmaci usati in agricoltura provocano sull'ambiente, la sicurezza alimentare e la salvaguardia della biodiversità, sono spesso sottovalutati”.

Per prima in Europa, la Francia riconosce il Morbo di Parkinson come malattia professionale per gli agricoltori entrati a stretto contatto con i pesticidi. La contaminazione con i pesticidi in ambito lavorativo, tale da portare poi alla malattia, avviene durante la manipolazione di questi prodotti, attraverso il contatto o l’inalazione, durante la distribuzione sulle colture, superfici, o quando si usano macchine agricole per la distribuzione dei pesticidi.

Oltre alle persone che vivono all’interno o in prossimità dei terreni dove sono spruzzati i prodotti chimici, uno studio epidemiologico condotto dai Ricercatori della UCLA (University of California, Los Angeles) ha riscontrato gli effetti negativi sulla salute della gente che lavora nelle vicinanze di questi terreni. Nonostante che l’uso dei fitofarmaci in agricoltura sia associato a danni ambientali e sanitari di notevole entità, i prodotti ascrivibili a tale categoria continuano a essere utilizzati in agricoltura in modo massiccio e indiscriminato.

Viene chiamato pesticida o fitofarmaco ogni sostanza chimica che viene utilizzata per distruggere: gli insetti infestanti, le muffe, i parassiti, le malerbe.

I pesticidi sono VELENI (è la loro funzione specifica), sono sostanze completamente sintetiche e hanno nomi diversi a seconda dell'utilizzo.

Questi sono i principali raggruppamenti: anticrittogamici: per combattere funghi, batteri e virus; insetticidi: per combattere gli insetti; diserbanti: per combattere piante spontanee; acaricidi: per combattere gli acari; repellenti.

Un recente censimento ha stabilito che l'Italia è il paese in cui l'uso di pesticidi è più massiccio: 175.000 tonnellate, cioè circa 3 kg a testa. Secondo alcuni studi solo una piccola parte di queste sostanze (circa lo 0,1%) raggiunge il bersaglio sulle piante, il resto produce effetti dannosi sia per l'ambiente che per le persone.

Ma quali sono gli altri reali effetti causati dall’uso dei fitofarmaci?

1) Danni a carico dell’operatore agricolo, causati da intossicazione acuta o cronica. L’intossicazione acuta si può verificare contingentemente alla preparazione o alla distribuzione del prodotto in modo improprio. L’intossicazione cronica si può manifestare con alterazioni a livello fisiologico e può essere responsabile di effetti cancerogeni.

2) Danni a carico del consumatore in seguito all’ingestione di prodotti vegetali contaminati dai fitofarmaci.

La contaminazione può essere diretta (ingestione prodotti trattati in campo e per la conservazione) o indiretta a causa dell’assorbimento da parte delle colture di acqua da falde inquinate con prodotti fitosanitari. I possibili rischi del consumatore possono sorgere, a lungo termine, oltre che mangiando i prodotti agricoli che si sono “nutriti” dei residui di pesticidi (attraverso il terreno e l’acqua contaminata), anche in seguito al consumo di alimenti di origine animale contaminati quali carni, latte e derivati.

Un consumatore potrebbe assumere quantità piccole di singole sostanze ma assumere diverse sostanze chimiche, così che la somma risulti un quantitativo consistente a provocare effetti dannosi alla salute a lungo andare.

3) Inquinamento: come innanzi menzionato soltanto una minima parte del prodotto fitosanitario raggiunge l’organismo agente di danno. Una buona percentuale rimane nelle piante trattate, in parte finisce nel terreno con il dilavamento degli organi vegetali e con i residui di coltura, in parte migra nell’ambiente circostante per ruscellamento. Molti fitofarmaci, come i diserbanti vengono poi applicati direttamente al suolo stesso. Dal terreno i fitofarmaci possono essere mobilizzati con i fluidi idrici ed arrivare ai corpi d’acqua superficiali e profondi (falda acquifera) fuoriuscendo dall’agroecosistema stesso (tracce di pesticidi e di farmaci sono stati rinvenuti anche nelle acque minerali).

Si potrebbe evitare l’utilizzo dei fitofarmaci?

“Senza i trattamenti non si raccoglierebbe nulla” lamentano diversi agricoltori, come se l’affermazione fosse di per sé in grado di giustificare un comportamento a dir poco dissennato. Esistono “alternative” valide e collaudate da tempo, quali l’Agricoltura Biologica, L’Agricoltura Biodinamica ed in ultima l’Agricoltura Integrata”.

In sintesi:

Agricoltura Biologica

L’agricoltura biologica è un sistema di conduzione agricola che agisce nel pieno rispetto del ciclo delle stagioni, della natura, del benessere animale. Si basa sul mantenimento e miglioramento della fertilità dei terreni, limitando al minimo l’intervento dell’uomo.

L’adozione di un sistema di conduzione biologico consente di tutelare l’ambiente, attraverso il riciclo dei rifiuti di origine animale e vegetale, l’uso di fonti di energia rinnovabili, la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la corretta utilizzazione del suolo, delle risorse idriche.

I metodi e le tecniche di produzione utilizzati hanno infatti un basso impatto ambientale e contribuiscono a mantenere un livello di qualità dei suoli e delle acque elevati. Non si utilizzano antiparassitari e pesticidi sintetici, né antibiotici per la crescita, né sono ammessi fertilizzanti e concimi chimici, ma solo letame o altri concimi naturali possibilmente prodotti in azienda.

Un prodotto può essere etichettato “biologico” solo se almeno il 95% degli ingredienti agricoli proviene da produzione biologica.

Agricoltura Biodinamica

L’Agricoltura biodinamica è un metodo di produzione che si fonda su una concezione olistica per la quale tutti gli elementi, suolo, pianta, animale, uomo, sono connessi e in equilibrio tra loro.

Il sistema di conduzione tende a creare relazioni tra gli esseri viventi, tramite la cura della fertilità del suolo, delle piante coltivate, delle sementi e degli animali domestici. Si adottano tecniche agricole appropriate alle condizioni pedo-climatiche del luogo e nel pieno rispetto dei cicli naturali.

Non è ammesso alcun prodotto chimico od organismo geneticamente modificato. Per la difesa fitosanitaria e il mantenimento dell’equilibrio microbiologico del terreno vengono impiegati i “preparati biodinamici”, ottenuti da processi fermentativi o decotti di particolari specie vegetali o minerali.

Condizioni di elevata fertilità dei suoli e un buono stato sanitario delle piante e degli animali permetterà a questi di resistere alle malattie e ai parassiti e di produrre alimenti di alta qualità.

Agricoltura Integrata

Il metodo di produzione integrata prevede di unire al metodo di produzione convenzionale, l’uso di pratiche agricole conservative, a difesa dell’ambiente e della sicurezza alimentare. A differenza del metodo biologico, è possibile utilizzare prodotti chimici di sintesi, tuttavia in quantitativi ridottissimi rispetto al metodo convenzionale.

Una Legge Regionale della Toscana, ad esempio, ha istituito il marchio “Agriqualità” per identificare i prodotti ottenuti secondo metodi a minor impatto ambientale.

Anche i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) contengono misure per l’introduzione o il mantenimento dell’Agricoltura Integrata.

Difatti i PSR, a sostegno dell’Agricoltura Integrata” prevedono un aiuto ai beneficiari (sotto forma di premi annuali per ettaro di superficie coltivata) che adottano sull’intera superficie aziendale le disposizioni tecniche indicate nei disciplinari di produzione integrata (DPI) per la fase di coltivazione, per tutte le colture per le quali i disciplinari sono stati definiti ed approvati.

In conclusione l’Associazione Ambientale di Trani afferma che CAMBIARE SI PUO’, perché non è più tollerabile l’attentato alla Salute Pubblica e all’Ambiente derivante dall’uso spesso eccessivo e incontrollato di questi prodotti chimici, pratica diffusa anche nel nostro territorio comunale di Trani e nell’intera provincia BAT.

Inoltre occorre sensibilizzare e incentivare le aziende agricole per la vendita diretta a Km 0, una pratica commerciale che negli ultimi anni ha trovato sempre più spazio soprattutto nel mondo bio, che comporta prezzi al consumatore uguali o a volte inferiori a quelli dei supermercati.

Per questo motivo sono ormai numerosi i punti vendita collettivi (tipo Farmer Market), i Gruppi d'Acquisto Solidale (GAS) per la promozione dei prodotti agroalimentari a chilometri zero (da filiera corta, biologici e solidali), ed i punti vendita aziendali che riscontrano un crescente successo».