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Stati Uniti, Estero - 19 Marzo 2010

Usa, Obama,sanita', Al Congresso Voto Storico

Usa, Obama,sanita', Al Congresso Voto Storico
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Per Barack Obama è arrivato il momento della verità, quello che lui stesso definisce il "voto storico" per la riforma sanitaria. Forse il passaggio più delicato da quando il leader democratico nero è arrivato alla Casa Bianca, nel gennaio del 2009. Il Congresso è sul punto di "fare qualcosa di storico" questo weekend approvando il piano della riforma sanitaria, ha detto Obama durante un discorso pubblico a Fairfax, in Virginia. Il presidente ha aggiunto che si tratterà del coronamento di una "lotta lunga un secolo" in favore del popolo americano. Sarà un "voto difficile", ha detto, ma "importantissimo per il futuro degli americani".

Il discorso in Virginia. Parlando alla George Mason University, Obama ha spiegato che "se il voto fallisce l'industria assicurativa continuerà a fare il bello e il cattivo tempo, a negare la copertura sanitaria e le cure alla gente, mentre le compagnie continueranno sicuramente a incassare premi del 40, 50 o 60%, come è successo nelle ultime settimane". "So che è un viaggio difficile, che è un voto difficile - ha proseguito il presidente Usa - ma ce la faremo. Riusciremo a fare la storia".

Gli applausi e le proteste. Ad ascoltare il presidente, nell'arena del basket dell'università, c'era una folla di circa 8.500 persone. "Questo è il momento della riforma", ha detto con forza Obama, guadagnando l'applauso di quanti vedono in lui l'unica persona in grado di completare un percorso iniziato un secolo fa con Roosevelt. Tra il pubblico c'erano anche alcuni attivisti anti-riforma, che hanno urlato "No al socialismo", uno degli slogan più spesso utilizzati dai repubblicani contro il presidente. Alcuni oppositori hanno abbandonato spontanemente l'arena, una volta identificati dagli organizzatori. Gli uomini della sicurezza hanno dovuto invece trascinare via una donna che aveva iniziato a strillare: piccoli esempi di

quanto, in America, il dibattito sulla sanità sia ormai arrivato al suo punto più caldo.


La speaker della Camera. E il "voto storico", infatti, si avvicina: domenica la Camera dovrà dare la sua risposta, e se sarà un sì il percorso del testo in Senato si annuncia meno difficile. La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha detto che nel momento in cui la riforma verrà approvata dalla House of Representatives (vale a dire la Camera), i legislatori avranno la sicurezza di un parere favorevole anche al Senato. "Quando i nostri membri andranno al voto, avranno tutte le certezze di cui hanno bisogno affinché il testo venga approvato e passi anche in Senato", ha detto Pelosi.

Lotta all'ultimo voto. In questi giorni Obama è impegnato in una battaglia all'ultimo voto per ottenere l'approvazione del testo: quattro discorsi in due settimane in giro per il territorio nazionale. Per far capire che ci crede fino in fondo, il presidente ha anche posticipato il suo viaggio in Australia e Indonesia. Manifestazioni sul tema della riforma si succedono in tutto il paese, mentre i democratici stanno contando i voti uno ad uno e sono sempre più gli ex scettici che annunciano di aver cambiato idea e di voler dare un voto a favore. Per passare, il testo ha bisogno di 216 sì.

Gli ex oppositori e gli indecisi. Un altro deputato democratico che a novembre aveva votato contro ha annunciato che domenica darà il suo sì. Si tratta di John Boccieri, al primo mandato come rappresentante dell'Ohio, che intervenendo in una conferenza stampa a Capitol Hill ha spiegato che ha "deciso di fare la cosa giusta". La stessa cosa si è verificata due giorni fa con il deputato Denis Kuchinin. Su Boccieri erano state fatte forti pressioni da parte della Casa Bianca. Nel suo distretto elettorale sindacati e altri gruppi a favore della riforma avevano finanziato degli spot televisivi per fare leva sull'opinione pubblica. Il suo annuncio è il nuovo risultato portato a casa dall'intensa campagna di lobbying che sta vedendo impegnati non solo i leader democratici del Congresso, ma lo stesso Obama, che continua a tenere alta la mobilitazione popolare a sostegno del testo. E altre notizie incoraggianti arrivano dagli incerti. Nelle ultime ore, infatti, altri due democratici hanno annuciato che voteranno sì: Bart Gordon, deputato del Tennessee che a novembre non si ricandiderà, e Betsy Markey, al primo mandato eletta al Colorado.

La riforma: copertura sanitaria per 31 milioni di americani. Se verrà approvata, la riforma darà copertura medica entro il 2019 a circa 31 milioni di americani che oggi vivono senza assicurazione. Secondo le stime dei democratici, la riforma ridurrà il deficit federale di quasi 138 miliardi di dollari nell'arco del prossimo decennio, con effetti positivi anche sulle tasse e i fondi destinati al programma Medicare. I repubblicani, però, sono preoccupati per i costi immediati dell'operazione e i suoi effetti sul potente sistema assicurativo americano.

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