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Genova (Liguria)

Triste storia di un socialista genovese

Triste storia di un socialista genovese

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Antonio Canepa

Il caso Marrazzo, politici che non sapendo governare se stessi pretendono di governare il popolo; mi ha riportato alla memoria altra triste storia italiana. Ricorrendo in marzo il settennale della sua scomparsa ne racconto la vicenda.

L'esercizio legale degli avvocati Pippo e Paolo Machiavelli si trovava in Via Roma al numero 5 del primo piano. Suddiviso in due parti, nella prima si svolgeva l'attività professionale dell'avvocatura condotta dai praticanti ove si ricevevano i mandatari delle cause in tribunale- La seconda, più importante in verità, era dedicata all'attività politica dei due fratelli. Nell'ampia anticamera adiacente allo studio, che praticamente fungeva da sede della corrente autonomista della Federazione PSI di Genova. Sempre affollata di dirigenti e attivisti era praticamente il 'salotto' o 'laboratorio politico' del socialismo riformista, si fa per dire, genovese. Qui si attendeva di conferire coi 'capi' cianciando gossip e tramando contro avversari e concorrenti interni, più che discutendo di politica e strategie.
Nei tardi anni '50 del secolo scorso, dopo il decesso di Gaetano Barbareschi, i fratelli Machiavelli avevano ereditato il potere della federazione contrastati soltando dalla corrente minoritaria della sinistra di Tullio Vecchietti e ?dopo la scissione- di Riccardo Lombardi, ove Fulvio Cerofolini guidava la pattuglia dei sindacalisti CGIL (cioé a libro paga del PCI) e dei politici stretti seguaci del prof. Dagnino, di Delio Meoli e Mario Fraguglia.
Conobbi Antonio Canepa quando, nel 1956 in seguito alla rivolta di Budapest, al seguito di Antonio Giolitti passai dal PCI al PSI. Egli era il pupillo di Pippo che, non avendo figli, lo aveva assunto suo delfino (tant'è che frequentava più la casa privata in corso Firenze che l'anticamera di via Roma). Antonio stava molto sulle sue dando poca confidenza a tutti un po' per timidezza, un po' per alterigia. Non aveva la patente quindi non guidava l'auto, ma usava sempre il taxi (mai il bus). Di famiglia borghese con ascendenti siciliani (forse l'omonimo indipendentista siculo) vestiva esclusivamente doppiopetto blù, fumava sigarette Goloise di cui teneva il pacchetto insieme ai quotidiani nelle mani (primo bene in vista Le Monde). All'Università di Genova aveva portato gli studenti dell'UGI e UNURI (unione studenti di sinistra) a rompere l'egemonia del PCI e dare la maggioranza ai laici, radicali e socialdemocratici.
Dopo la laurea Pippo lo aveva mandato a Imperia come segretario della federazione. Doveva 'farsi le ossa' prima di diventarlo a Genova secondo il suo prgetto. Così sarà ma ai danni del Pigmalione. Dalla sede di Piazza Fossatelo, siamo nel 1970, dirige la campagna elettorale per il nuovo Ente regionale da candidato. Naturalmente da segretario viene eletto. Poi mira al Parlamento. Due anni dopo, quindi, partecipa alle elezioni politiche. Rompendo sordidamente il gruppo Machiavelli si allea con Sandro Pertini con l'obiettivo di trombare Pippo.
Ha bruciato le tappe in una fulminante carriera politica (il più giovane deputato al Parlamento, il più giovane membro della Direzione nazionale del PSI). Paiono solo gli inizi destinato a ben altre méte. Invece la propensione alle macchinazioni, al voler stravincere, lo portano verso il baratro. D'intesa con Delio Meoli e Fulvio Cerofolini (Canepa crede ?sbagliando- di tirare le fila) tesse lo sgambetto giudiziario ai danni di Paolo Machiavelli, improvvido percettore di tangenti per una appalto edilizio in quel di Santo Stefano al Mare. Scoppia lo scandalo tre mesi prima delle elezioni politiche del 1976. Il PSI passa nazionalmente da 61 deputati a 69, in Liguria da tre a due. Antonio Canepa trombato a favore di Fulvio Cerofolini.
Una delusione cocente, un trauma insopportabile. E in questo frangente Antonio scopre l'eroina. Uno stretto collaboratore, o meglio il suo segretario portaborse - all'insegna del mors tua vita mea - si presta come pusher.
Antonio crede di controllare l'eroina. 'Smetto quando voglio' si sarà detto come ogni tossico iniziale. Invece non ce la fa. Viene ricoverato più volte nella Comunità di San Benedetto, preso in cura per disintossicarsi da Don Gallo, e -sotto falso nome- nell'ospedale di Sampierdarena, ma inutilmente. Appena fuori ripiomba nel tunnel da cui non uscirà più fino al 31 marzo 1983, quando, in via Solferino a Genova, una over dose lo porterà definitivamente via. Aveva 43 anni.
Pier Luigi Baglioni.

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pierluigibaglioni

Da alcuni compagni della sinistra socialista ho ricevuto le tue medesime reazioni negative. D'altronde me le aspettavo- Sono sempre stato socialista senzza aggettivi che per me significava essere decisamente anticomunista. La sinistra invece stava col fisico nel PSI ma col cuore nel PCI, e tutto ciò che faceva Craxi era cacca mentre l'opera di Berlinguer era oro colato. Incomprensibile per molti di loro perchè restassero nel PSI, comprensibilissimo per gli altri che da quella posizione traevano la zuppa e le carriere. Ma la storia è lontana nel tempo. Le prime elezioni democratiche dell'Assemblea Costituente furono vinte dalla DC, ma il PSI era a ruota e terzo il PCI di Togliatti. Poteva essere la traccia del futuro italiano, l'egemonia del socialismo democratico contro il comunismo filosovietico, se tutto il partito avesse seguito la linea di Giuseppe Saragat. Invece la sinistra socialista lo costrinse alla sudditanza politica col Fronte Popolare e ci fu l'inversione di marcia. Sciossione socialdemocratica, poi quando Nenni si ravvide dell'errore compiuto e cambiò linea, scissione massimalista di Tullio Vecchietti. Il partito passò dal fiancheggiamento al PCI a quello della DC e con la segreteria di Francesco De Martino stava per confluirci -addiittura!- dentro ponendo Breznev al posto di Turati. Follia. Fu Bettino Craxi a salvarlo (temporaneamente). Ricordo di avergli scritto una bella letterina (pubblicata da L'espresso) in cui sostanzialmente gli dicevo che per ambire ai propositi della Grande Riforma bisognava prima ripulire il partito dai venduti e dai cialtroni. Quelli che fungevano da quinta colonna 'unitaria' e quelli arrivati a frotte col centro sinistra DC-PSI in cerca di poltrone, prebende e sinecure. Le stesse cose le dicevo nelle assemblee di partito, e Renato Pezzoli e Delio Meoli come altri ancora vivi, potrebbero confermare. Vedendo che le cose continuavano eguali a prima, peggio di prima (di Craxi) mi sono ritirato in buon ordine prima che esplodesse Mani pulite. Che sarebbe stata una inchiesta necessaria e salutare se fosse stata finalizzata ad emendare il sistema politico, ovvero i partiti; dalla corruzione. Non fu quello l'obiettivo. Fu una azione politica camuffata da giudiziaria per abbattere gli avversari del PCI e mandare Occhetto -che intanto alla Bolognina come Fregoli cambiava abito e diventava 'riformista'- al potere. Sarebbe stato il colmo: nel momento del fallimento mondiale del comunismo, i i comunisti italiani prendevano in mano il governo! E' per evitare questa aberrazione che gran parte dei socialisti, della tradizione Turati-Saragat-Craxi, hanno aiutato berlusconi a vincere stoppandoli. Ora sarà un'altra storia, tutta in divenire.