Immagini come "arma" per proteggere gli agenti da accuse infondate e da problemi con la legge per fatti non commessi
Questo è il video, un documento impressionante, dell'interno di una cella di sicurezza, all'Arcella, quartiere di Padova. Il fermato, un tunisino, era stato portato al posto di polizia perchè era letteralmente andato in escandescenze in strada, per un semplice controllo. Un pericolo per sé e per gli altri. Si era tolto la camicia, sfilato la fibbia dei pantaloni, graffiandosi, e aveva iniziato ad urlare dando la colpa ai vigili, incolpandoli di averlo malmenato. Se l'era presa con auto in parcheggio, aveva tentato di divellere un paletto dissuasore del traffico e si aggirava pericolosamente in mezzo alla carreggiata.
Una volta portato in cella, pur ammanettato, il suo comportamento non era cambiato. Anzi, con lo scopo di procurarsi ferite si era prodotto in una serie di atti di autolesionismo per dare la colpa in seguito alla polizia locale.
Calci contro la porta e poi, con la rincorsa, terribili testate contro il vetro blindato della cella. Alla terza testata barcolla, arretra, e si riversa svenuto sul pavimento, a causa del forte trauma cranico, come constateranno i medici chiamati dagli agenti.
La telecamera come strumento di documentazione e difesa, in questo caso, mostra il pericolo dell'autolesionismo e come ogni caso di denuncia debba essere valutato autonomamente e con attenzione. Difficile fare di ogni erba un fascio, ma chi appartiene alle forze dell'ordine sa che questo è un rischio che si corre quotidianamente. Il documento è importante, ma non è ovviamente un paradigma di tutto quello che può accadere nelle celle, italiane e non solo. La giustizia deve vigilare, sempre, su tutte le ipotesi, anche quelle di sopruso.
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