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Roma, Lazio - 23 Dicembre 2010

Scontri di Roma: il Tg1 e il web

Scontri di Roma: il Tg1 e il web
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L'articolo, a firma di Angelo Cimarosti, uno dei soci fondatori di YouReporter, pubblicato su AgoraVox.

Si costituisce l'aggressore di Cristiano. Minzolini, anche quel video era una bufala?

Ora si sa chi ha aggredito così brutalmente Cristiano, il 15 enne che stava manifestando a Roma il 14 dicembre. E' un 20 enne, si chiama Manuel. Ha presentato sabato una dichiarazione in procura per ammettere le sue responsabilità.

La famiglia ha diramato un comunicato che recita così: "Adempiendo ad un dovere morale ed al fine di appagare le giuste richieste della famiglia di Cristiano, ferito durante la manifestazione del 14 dicembre, il ventenne Manuel De Santis ha presentato sabato scorso alla Procura della Repubblica di Roma a mezzo dei suoi avvocati, una dichiarazione nella quale si assumeva la responsabilità dell'accaduto. I genitori di Manuel e lo stesso ragazzo, partecipi della preoccupazione della famiglia di Cristiano, chiedono di potersi incontrare privatamente con gli stessi".

Ora affronterà il suo errore.

Lo si sa perché quelle che il Tg1 aveva definito "bufale sul web", non erano evidentemente tali, ma si sono rivelate invece un documento importante. Quello stesso Tg1 che taglia e monta, stravolgendole, le stesse immagini, ha dovuto di nuovo usarle come "credibili", senza citare la fonte, come sua abitudine consolidata. Perché citare la fonte sarebbe stata una onesta ammissione di aver sbagliato in precedenza, e questo il Tg1 ancora non se la sente di farlo.

Tutti gli altri telegiornali, invece, la fonte l'hanno correttamente citata, fosse FaceBook, YouReporter, o YouTube che riprendeva i contenuti da altrove. L'importante, in questo caso, sarebbe stato citare, al di là dei singoli siti, la grande mole di video e foto condivise, di giornalismo partecipativo, di citizen journalism, immessa in Internet con il sono scopo di raccontare quello che si aveva davanti agli occhi in quel momento.

Le immagini, migliaia, in questo caso, dimostrano quello che abbiamo sempre pensato di questo allargamento delle fonti di informazione fatta attraverso la Rete. Che sono un'occasione per cogliere meglio non "la" verità, ma "una" verità. Una "delle" verità, una delle "tante" verità.

Mettendole assieme, con gli strumenti della critica, dell'onestà professionale, un giornalista, ed un lettore-navigatore-ascoltatore, può farsi un quadro più completo, meno fazioso.

C'è poi il pericolo, come in tutto, che la velocità stessa del web porti a commenti, interpretazioni, valutazioni poco meditate. Che un'immagine venga "piegata" a questa o a quella teoria. Che ci si sbagli, spesso in buona fede. Ma non si tratta, in questo caso, di "bufale", che pure esistono ed esisteranno sempre, anche sui media mainstream, eccome. Si tratta di saper crescere ed utilizzare la Rete per quello che è. Chi ci è abituato lo sa bene, magari le "grandi" redazioni, come quella del Tg1, di cui voglio considerare i punti fermi di etica professionale dei singoli redattori, sono ancora immature nella gestione delle possibilità offerte dai nuovi media.
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Non entriamo, in questo caso, nel merito di quello che è accaduto tra Manuel e Cristiano. Tra Cristiano e la mela che aveva lanciato contro i blindati. Tra l'anfibio di un poliziotto e il volto a terra di un manifestante. Tra gli sputi di un manifestante e il volto di un poliziotto. Tra i blindati inspiegabilmente abbandonati e chi a questi blindati ha dato fuoco. Tra le strane facce e le strane dinamiche di molte cose che ancora sfuggono di quel martedì.

Vogliamo sono dire, con il luogo comune più abusato, che mille occhi vedono meglio di due. Se sono collegati al cervello.

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