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Torino (Piemonte) - 22 Ottobre 2011

Salta dal quarto piano in fiamme...

Salta dal quarto piano in fiamme...

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Le lingue di fuoco. Il fumo. Il terrore negli occhi di chi gridava dal balcone alla ricerca di aiuto. Un uomo si è gettato dal quarto piano per sfuggire al rogo. E l'inquilino del piano di sopra è sceso in cortile per cercare di attutire la sua caduta. Ci è riuscito. Gli ha salvato la vita, mettendo a rischio la propria. I vigili del fuoco hanno trovato uno scenario da incubo nella palazzina al civico 64 di corso Duca degli Abruzzi. I soccorritori sono schizzati fuori dalla caserma di corso Regina Margherita alle 22,38. Due autoscale, tre autobotti e tutto l'armamentario per i salvataggi di emergenza, con teloni (anche gonfiabili) nell'eventualità che fosse stato necessario far saltare gli inquilini dalle finestre e dai balconi. Non è stato così. I vigili del fuoco hanno fatto un lavoro da manuale, hanno calmato gli inquilini e sono riusciti a farli scendere utilizzando le scale della palazzina e quelle mobili montate sui furgoni.

L'incendio è divampato nell'alloggio al quarto piano, dove vivono quattro persone. In casa, però, c'erano soltanto Norberto Minaya, 55 anni, operaio, e il figlioccio Alex Cadillo, di 38. Norberto aveva bevuto, era ancora ubriaco quando è stato soccorso dai medici del «118» e dagli agenti della «Volante», arrivati sul posto per aiutare i vigili del fuoco a sgomberare gli alloggi. Non sono ancora chiare le cause del rogo. Con ogni probabilità, l'uomo aveva dimenticato i fornelli accesi. Di certo, in pochi istanti l'alloggio è stato invaso dal fumo. Le fiamme hanno raggiunto la finestra che si affaccia su corso Duca degli Abruzzi. Norberto si è diretto verso il lato opposto dell'alloggio, è andato sul balcone nel cortile interno. Non sapeva che fare, aveva paura a rientrare in casa, sembrava intenzionato a scavalcare la ringhiera per gettarsi nel vuoto. Quattro piani, morte quasi certa, soprattutto considerate le sue condizioni psicofisiche.

Al piano di sopra abita Alì Cherroq, 42 anni, di origine marocchina. Anche lui aveva paura, ma ha capito subito che un salto da quell'altezza equivaleva a un suicidio. Poteva scegliere di mettersi in salvo e basta. Ma ha deciso di salvare Norberto. Ha fatto di corsa i cinque piani di scale per raggiungere il cortile interno, si è piazzato sotto il balcone dell'operaio e ha cercato di convincerlo a non gettarsi. Fiato sprecato. Così, ha allungato le braccia come a cercare di raccogliere il vicino di casa. Ci è riuscito. Ma le sue braccia non potevano reggere il peso di quell'uomo dopo una caduta di dieci metri. Ha utilizzato anche il corpo per attutire l'impatto, che è stato comunque violento.

Entrambi sono finiti in ospedale, ma potranno raccontare questa storia. Come anche il gruppo di immigrati originari della Mongolia rimasti prigionieri delle fiamme nel proprio alloggio, proprio sopra quello di Norberto. «Abbiamo visto il fuoco, il fumo, non riuscivamo a respirare e siamo usciti» racconta Kristal, 27 anni, studentessa di Scienze Politiche. è arrivata a Torino per frequentare l'università ed è ospite di Enkesargal, di 40, che lavora come badante. «Abbiamo avuto paura, non sapevamo come uscire di casa» racconta. L'inquilina dell'alloggio a fianco nemmeno si era accorta dell'incendio. Vigili del fuoco e polizia hanno bussato, suonato, poi hanno deciso di forzare la porta. Temevano fosse svenuta. Ma lei aveva soltanto problemi di udito. In tutto sono state sfollate dodici famiglie.
By: La Stampa.

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