Aradeo - Globalizzazione, clima, panico da batterio-killer: gli imprenditori agricoli delle angurie sono in ginocchio e ieri da Nardò, da Aradeo, da Galatina, da Leverano, da Copertino hanno portato la loro rabbia dritta a Lecce davanti al palazzo della Prefettura per un sit-in di protesta. Erano più di un centinaio, accompagnati dal sindaco di Aradeo Daniele Perulli, dall'assessore all'agricoltura del Comune di Nardò Giancarlo Marinaci e dall'assessore provinciale alle attività produttive Salvatore Perrone, sono stati ricevuti in delegazione dal viceprefetto vicario Biagio De Girolamo e dal capo di Gabinetto Guido Aprea, le loro ragioni sono state ascoltate e gli è stata chiesta pazienza, 24 ore di pazienza perché, a livello istituzionale, si potesse discutere della questione. «Una pazienza che è difficile da chiedere ancora a quanti, fuori, sono disperati ? racconta Michele Muci, imprenditore agricolo neretino che in questi giorni si è fatto portavoce della protesta -. Ci sono aziende che hanno già perso interamente il frutto e campi già abbandonati. Su 1500 ettari di terra coltivata ad angurie, a Nardò è stato raccolto appena un 20 per cento. Non possiamo avere certezza di quali sono le cause, noi abbiamo pensato a una psicosi da batterio killer perché ci siamo accorti che la richiesta del prodotto, a differenza degli altri anni, è praticamente assente proprio dal nord Europa e perché una cosa simile non era mai successa in passato e mai già ad inizio raccolto. Alla storia della concorrenza poi crediamo poco ? continua Muci ? perché altrimenti il nostro prodotto continua a rimanere invenduto anche al prezzo di 2 o 3 centesimi al chilo, concorrenziale anche se confrontato con quello della Grecia o della Turchia?».
La situazione, insomma, è drammatica come ha sottolineato, nell'incontro immediatamente successivo a quello in prefettura, tenutosi presso il Comune di Nardò, il sindaco Marcello Risi: «Com'è noto, il settore è una delle fette più importanti dell'economia agricola del neretino ? ha sottolineato Risi ?; sono circa 150 le aziende interessate dal fenomeno dell'invenduto sui campi di raccolta delle angurie e questo significa che a 150 aziende sono legate almeno altrettante famiglie, senza contare il numero degli addetti ai lavori, duemila persone impiegate nell'attività di raccolta di cui circa 700 sono lavoratori extracomunitari».
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