Stai usando una versione obsoleta di Explorer. Aggiorna alla versione 10
Fallo subito! Solo così potrai caricare i video su YouReporter e vederli alla miglior qualità possibile. Oppure usa Firefox o Safari.
Ischia (Napoli, Campania) - 25 Aprile 2010

Savio: Resistenza Tradita, Antifascismo Infangato

Savio: Resistenza Tradita, Antifascismo Infangato
Condividi su FACEBOOK- Condividi su TWITTER-
1945 ? 25 APRILE ? 2010, 65° anniversario della Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazi-fascista.

LA RESISTENZA TRADITA, L'ANTIFASCISMO INFANGATO:
OCCORRE LA LOTTA DI CLASSE PER IL SOCIALISMO!

di Domenico Savio*

La ricorrenza del 65° anniversario della Liberazione del nostro paese dalla dittatura fascista e dall'occupazione nazista impone al movimento comunista e operaio italiano una riflessione seria sulle cause che hanno portato all'offuscamento nella coscienza della parte prevalente delle masse popolari ? e, disgraziatamente, anche in una parte consistente della classe lavoratrice operaia e intellettiva e nella sua avanguardia - di quell'eroico patrimonio di organizzazione e di lotta antifascista, di resistenza e di liberazione dalla dittatura economica e politica più spietata e disumana del capitalismo italiano e tedesco e del suo feroce imperialismo di espansione militare, territoriale ed economica.
Le ragioni della disfatta odierna vanno individuate essenzialmente nelle scelte revisioniste dei dirigenti del movimento comunista e operaio a partire da allora: la sciagurata svolta cosiddetta di Salerno di Palmiro Togliatti e dell'intero gruppo dirigente del Partito, che mette fine alla natura di classe e rivoluzionaria del Partito Comunista d'Italia per dare un'impronta revisionista e riformista al nuovo Partito Comunista Italiano, una svolta che rinuncia a dare uno sbocco rivoluzionario alla lotta partigiana per conquistare il potere politico alla classe lavoratrice in quel determinato momento storico nel nostro paese accontentandosi di una Costituzione borghese e di un processo riformista interno al sistema capitalistico; i dirigenti del P.C.I. e della sorella-Cgil hanno abbandonato progressivamente la lotta di classe per praticare quella collaborazionista col capitalismo nazionale e con l'imperialismo.
Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Enrico Berlinguer, Alessandro Natta e Achille Occhetto, segretari generali dell'ex PCI coi loro gruppi dirigenti, Giuseppe Di Vittorio, Agostino Novella, Luciano Lama, Antonio Pizzinato, Bruno Trentin, Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani, segretari generali della Cgil con i loro stati maggiori confederali, formano la schiera di dirigenti politici e sindacali che hanno progressivamente imborghesito il movimento comunista e operaio italiano consegnandolo vergognosamente nelle mani del potere economico e politico capitalistico, sono stati i traditori e i rinnegatori degli ideali e dei morti della Resistenza e delle lotte eroiche dei lavoratori, come quelle, ad esempio, di Portella delle Ginestre in Sicilia del 1947 e dei moti di Reggio Emilia del 1960: vergogna per dei personaggi che hanno contribuito a infangare la memoria eroica dei martiri del proletariato italiano.
E' stato un processo di trasformazione borghese, clericale e capitalistico durato sino ai giorni nostri, dove l'ex PCI è diventato un partito di difesa e di gestione della barbara società capitalistica contro gli interessi di classe dei lavoratori e delle masse popolari e la Cgil un sindacato collaborazionista degli affari della classe padronale nazionale e multinazionale in contrapposizione ai bisogni reali e alle aspettative di vita delle masse lavoratrici italiane e immigrate. E' molto triste dover constatare come l'avanguardia del movimento comunista e operaio italiano non solo non è stata capace di fermare la trasformazione borghese dei gruppi dirigenti del PCI e della Cgil ma ne è diventata essa stessa complice per opportunismo, carrierismo e godimento dei privilegi che lo Stato capitalistico ha saputo mettere furbescamente a sua disposizione ed eccone un solo ignobile esempio: gli esecrabili privilegi assegnati all'"aristocrazia operaia" nei posti di lavoro! Vergogna su vergogna, tradimento su tradimento sino ad arrivare alla tragica situazione attuale.
Man mano che questo scandaloso processo di revisione ideologica e politica della così definita sinistra storica italiana è avanzato svuotando progressivamente dei contenuti di classe la lotta dei lavoratori, dall'altra parte le forze economiche, politiche e sindacali padronali, attraverso il potere politico e istituzionale borghese, le concertazioni e i compromessi nelle trattative sindacali, hanno provveduto a riprendersi - in termini di conquiste contrattuali nazionali, territoriali e aziendali e di quelle sociali dei lavoratori - tutto quanto erano state costrette a concedere sotto la dura pressione delle lotte operaie e intellettuali, sino ad arrivare a giorni nostri quando la classe lavoratrice oramai è priva di difese politiche e sindacali di classe e vive una drammatica situazione di disoccupazione, precarietà e miseria dilagante. E' stato un processo di allentamento della tensione ideale e politica della lotta Antifascista, della Resistenza e della Liberazione che ha consentito alla cultura e al potere politico fascista di rialzare la testa, di sdoganarsi, come spesso si usa dire, e di mettere ignobilmente sullo stesso piano il sacrificio di vita dei martiri dell'Antifascismo, della Resistenza e della guerra di Liberazione con quello fascista, nazista e razzista dei repubblichini di Salò.
Oggi, purtroppo, l'Italia è tornata ad essere governata dai fascisti dell'ex Movimento Sociale Italiano, erede del famigerato Partito Nazionale Fascista di mussoliniana memoria, dal populismo presidenzialista berlusconiano e dal nuovo razzismo, che non è meno disumano e violento di quello del ventennio fascista, e separatismo della Lega Nord. Le conquiste di emancipazione culturale, civile e sociale delle masse popolari nel corso della storia non sono mai definitive - come ampiamente dimostrano la sconfitta, seppur provvisoria, del socialismo realizzato nel ventesimo secolo, la fine, in Italia, della forza propulsiva della Resistenza e della guerra di Liberazione e le conquiste sindacali e sociali realizzate con la lotta dalla classe lavoratrice italiana nei primi decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale -, esse, per sopravvivere, devono essere costantemente difese e ampliate, diversamente l'avversario di classe, cioè il potere capitalistico economico e statale, se ne riappropria lentamente, com'è avvenuto negli ultimi decenni, o violentemente, come avvenne da parte fascismo dopo le lotte e le conquiste del biennio rosso 1919-1920.
La difesa costante delle conquiste sociali realizzate dal movimento operaio è ancora più necessaria nel passaggio tra le generazioni, specialmente nella società capitalistica, dove i mezzi di informazione e di formazione della coscienza collettiva sono nelle mani dei capitalisti, oltre all'enorme influenza oscurantista e conservatrice che esercita la chiesa. In Italia con la trasformazione borghese della sinistra storica politica e sindacale e col passaggio da una generazione all'altra la memoria storica dell'Antifascismo, della Resistenza e della guerra di Liberazione si è progressivamente affievolita consentendo al potere politico capitalistico di emarginare e manipolare quegli avvenimenti.
Ma, seppur con dolore, bisogna sviluppare un'altra riflessione. Il processo di revisione ideologica e politica della sinistra storica, miseramente ridottasi a gestire gli sporchi affari istituzionali della classe borghese, ha, sfortunatamente, investito anche i gruppi dirigenti nazionali e territoriali dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI), i quali politicamente e quasi totalmente sono rimasti attaccati al carro del Partito Democratico, il nuovo partito della borghesia nazionale e multinazionale, dei falsi partiti comunisti della Rifondazione, dei Comunisti italiani e di altre aggregazioni revisioniste e opportuniste della sinistra istituzionale laddove, questa, riesce ad entrare nelle assemblee elettive. Nella presente, dolorosa situazione le parole mediatrici ed equilibrate del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anch'egli un altro ex falso comunista della destra del PCI, non servono a ridare dignità ai valori dell'Unità d'Italia né a quelli della Resistenza.
La ricorrenza del 25 aprile dagli avvenimenti sopra esposti è stata ridotta a scialba rievocazione di avvenimenti peraltro ritenuti e dichiarati estranei alla vita politica e sociale odierna dal potere politico istituzionale di destra del nostro paese. Già la Resistenza combattuta fu interclassista e solo una componente coraggiosa e maggioritaria voleva continuarla sulla strada della conquista del socialismo in Italia. Oggi da parte dei coerenti comunisti e dei lavoratori emancipati del braccio e della mente è doveroso celebrare le gesta eroiche della Resistenza conservandone viva la memoria storica, ma la sua natura interclassista, come allora, non servirebbe ad avviare l'Italia verso la prospettiva del socialismo.
La Resistenza del 1943-1945 produsse la Repubblica e la Costituzione democratica borghese e non altro, anche se ciò costituì un passaggio storico importante per proseguire il cammino verso il socialismo. Attualmente per ridare dignità di classe al proletariato italiano quel tipo di Resistenza non basta più, o meglio non serve alla lotta per il socialismo, al contrario occorre una nuova strategia di lotta di classe che abbia come obiettivo unico la conquista del potere politico alla classe lavoratrice che, con la dittatura, ovvero potere, del proletariato, avvierà la costruzione della società socialista nel nostro paese. Attualmente rievocare la Resistenza di ieri non ha senso al di fuori della lotta di classe per il socialismo.
Dalla Resistenza al nazi-fascismo dobbiamo passare alla demolizione del potere economico e politico capitalistico e per compiere questo nuovo cammino il 5 dicembre 1999 è stato fondato il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista per aiutare la classe lavoratrice italiana a liberarsi dalle catene dello sfruttamento e della schiavitù padronale per costruire la sua nuova e superiore società prima socialista e poi comunista. Quanto più i lavoratori si impegneranno, con la militanza e il lavoro politico nel P.C.I.M-L., nella costruzione della nuova società tanto più renderanno omaggio alla memoria dei morti della Resistenza e di quanti sono eroicamente caduti nelle lotte operaie dei decenni successivi e sino a questo momento.
Possiamo definire la Resistenza di ieri dei comunisti come il primo assalto alla fortezza del capitalismo italiano, ma ora occorre sfondarla e occuparla. L'ANPI, o quella parte di essa più avanzata politicamente, può degnamente ricordare i martiri della Resistenza antinazi-fascista solo recuperandone il patrimonio ideale e politico comunista e progressivo e impegnandolo nella lotta di classe e rivoluzionaria per il socialismo. Speriamo che ciò avvenga e presto.
Forio (Napoli), 25 aprile 2010.

* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org