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Acireale (Catania, Sicilia) - 17 Ottobre 2016

Riforma costituzionale e sovranità popolare.

Riforma costituzionale e sovranità popolare.
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La riforma costituzionale è censurabile sotto svariati riflessi, ma la censura maggiore appare quella relativa alla sovranità popolare. Non a caso, infatti, tale sovranità è proclamata al secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione, subito dopo che è stato affermato che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. E, infatti, quello della “sovranità del Popolo” è un principio basilare su cui si fonda qualsiasi repubblica democratica e su cui mutuano legittimazione il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica e gli altri maggiori organi pubblici. Il principio, negli ultimi tempi soprattutto, è incominciato a scemare in seguito al susseguirsi di una legislazione tutt’altro che rispettosa del dettato costituzionale. Basti pensare alla legge c.d. Delrio, che ha previsto organi delle ex province e delle città metropolitane eletti in secondo grado e, per quanto riguarda queste ultime, addirittura un sindaco metropolitano eletto solo dagli elettori del Comune capoluogo con esclusione di tutti gli altri elettori dei comuni c.d. satelliti. E’, però, con le leggi elettorali c.d. Porcellum e Italicum e, in ultimo, con la riforma costituzionale che si comprime, in modo insopportabile, la sovranità popolare non fosse altro perché la stessa viene mortificata dalle modalità di elezione di alti consessi, quali la Camera dei Deputati e il nuovo Senato. La legge elettorale c.d. “Porcellum”, dichiarata in parte illegittima dalla Corte Costituzionale, è stata sostanzialmente reiterata con la legge c.d. “Italicum”, anch’essa, adesso, sotto il vaglio di legittimità. La riforma costituzionale, a sua volta, espropria il diritto degli Italiani di scegliere i Senatori. Questi, infatti, saranno eletti o, meglio, sostanzialmente nominati dai partiti su base lottizzatrice dai Consigli Regionali e dalle Province autonome di Trento e Bolzano tra i propri membri e tra i sindaci delle rispettive circoscrizioni territoriali. Chi può seriamente contestare il fatto che la predetta riforma costituzionale incide pesantemente sui principi fondamentali della Costituzione e che annulla quasi completamente la sovranità popolare con riferimento al nuovo Senato?
Nando Gambino
(Coordinatore Nazionale del “Comitato NO alla riforma costituzionale” in seno al Movimento Sociale Fiamma Tricolore)