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Genova (Liguria)

Ricordo di Guido Rossa

Ricordo di Guido Rossa
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In ricordo di Guido Rossa.

Questo 24 gennaio 2010 è passato quasi inosservata la ricorrenza dell'assassinio di Guido Rossa da parte delle BR avvenuta nel 1979 (d'altronde l'anno passato fu il trentennale e se ne parlò molto).
Era un mio compagno di lavoro della fabbrica italsider Oscar Sinigallia, nell'officina di manutenzione ove Guido riparava gli strumenti di misura ed io facevo la gestione dei ricambi. Il controllo della fabbrica da parte dei sindacati era rigoroso coi presupposti del 'compromesso storico' che rendeva la direzione molto compiacente. Pareva l'Italia si avviasse ud un regime di repubblica popolare. A contrastarne l'indirizzo sul piano democratico era il PSI di Bettino Craxi e col terrorismo le Brigate Rosse. L'operaio Rossa, fedelissimo di Berlinguer, combatteva sia gli uni che gli altri: dileggiando i socialisti e propugnando la linea dura contro i secondi (che fino a poco tempo prima riteneva fascisti camuffati). Ricordo una civile ma accanita discussione tra me e lui sulla natura delle BR la cui nascita io attribuivo al KGB mentre lui alla CIA.
Franco Berardi, fu un fiancheggiatore che venne colto a 'seminare' volantini BR in fabbrica e perciò denunciato da Guido Rossa ai carabinieri di Cornigliano. In breve i fatti si svolsero così: Verso la fine del 1978, un mattino, passai dal consiglio di fabbrica per informarmi delle ultime novità sindacali quando sopraggiunse un operaio trafelato che mostrò un volantino dicendo che aveva visto uno che girava la fabbrica in bicicletta seminandoli.
Il dattiloscritto, intestato con la stella sghemba a cinque punte inserita nel cerchio e la sigla B. R., era una prolissa pappardella di due pagine che incitava gli operai ad "attaccare il disegno controrivoluzionario del capitalismo nazionale nel suo cuore: la fabbrica". Chiedeva di "sviluppare la lotta armata nel cuore della produzione costruendo a partire dalla fabbrica il partito comunista combattente e gli organismi rivoluzionari di massa".
Per dargli la caccia si formarono delle piccole squadre che si diressero chi verso i laminatoi, il parco rottami; la cokeria, l'altoforno... finché venne 'catturato' e condotto nel CdF. Sotto la camicia, aveva ancora la parte residua dei volantini. Non era affatto spaventato, forse non coglieva perfettamente la situazione, certamente confidava nella 'solidarietà di classe' il ferreo mito in cui credeva.
Invece, interpretando pedissequamente le direttive della 'fermezza' dettate dal partito, i delegati comunisti, Rossa in testa, chiesero di denunciarlo. Nel consiglio di fabbrica non fu possibile giungere a codesta posizione 'unitaria'. Noi socialisti della Fiom, insieme ai rappresentanti della Cisl e UILm volevamo spegnere l'episodio con una intimazione e avvertimento. Alla fine non si arrivò a nessuna decisione e tutti lasciammo che le cose seguissero il loro corso tenendo fuori il CdL. Così i delegati comunisti ingruppo andarono ?da soli- a fare la denuncia contro Franco Berardi dal Comandante della Vigilanza interna.
Questi fece il Ponzio Pilato e li indirizzò al comando dei carabinieri. L'ufficiale, finita la battitura del verbale, chiese ai presenti di firmare il documento. Gli operai, credendo bastasse la formalità dell'esposto, sorpresi e spaventati, rifiutarono di sottoscriverlo chiedendo a Rossa di soprassedere alla denuncia. Comportamento che a Guido parve vile e impulsivamente e avventatamente appose da solo la firma in calce. Quale unico nome Egli se ne rese conto nelle settimane successive. Ma non lo ammise mai. Ebbi una concitata discussione alla mensa aziendale: "... mi stupisco ti comporti come nulla fosse, tu continui questa assurda normalità quando sei un obiettivo. La logica terrorista ?come quella mafiosa- non può tollerare coloro che reputa 'delatori'. Deve punirli per impedire si diffondano. Possibile che il tuo partito non lo avverta? " Rossa prese male le mie parole. Le colse quasi mi facessi portavoce dei suoi nemici. Certo il disaccordo al suo operato lo conosceva, ma era verso la sua tutela non di certo quale avviso di morte.
Passarono mesi terribili per ambedue. Vivevamo assai male in fabbrica. Non sostenedo la linea della fermezza (succeder√† anche col caso Moro) ero divenuto reietto. Il linciaggio orale a cui venni sottoposto mi costrinse a non frequentare pi√Ļ neppure il CdF. Avrei dovuto omologarmi all'ipocrisia generale encomiando il suo gesto 'esemplare' punto e basta. A deprimere Rossa erano minacce ed epiteti d'infame che riceveva nella cassetta delle lettere.
Poi il mattino della grigia alba dell'24 gennaio 1979 l'imboscata. Guido uscì da casa per recarsi sul lavoro. Aprì la portiera della vettura, sedette al volante. Il 'commando' BR apparve bruscamente ai vetri. Probabilmente prima degli spari volarono reciproche offese. Finchè Dura, psicopatico in seguito ad incidente automobilistico, lo fulminò.
Nei giorni successivi i delegati che si erano recati al Comando dei Carabinieri senza firmare l'atto sparirono dalla circolazione. Chi raggiunse parenti lontani, uno andò a lavorare in una cooperativa emiliana; uno fu ospitato in casa sei mesi dal segretario aggiunto del CGIL Ottaviano del Turco.

Pier Luigi Baglioni