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Roma (Lazio) - 8 Aprile 2010

Roma,napolitano,si' Alle Riforme,lega,le Vogliamo Noi

ROMA,NAPOLITANO,SI' ALLE RIFORME,LEGA,LE VOGLIAMO NOI

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foto di Israel

ROMA - La Lega insiste: cabina di regia o meno, chi guida la danza delle riforme è il Carroccio. Roberto Maroni lo dice senza mezzi termini: "Siamo noi il vero motore". Con buona pace di chi, nel Pdl, vede con preoccupazione l'attivismo leghista. Ma ancora una volta Gianfranco Fini spariglia le carte: dichiarando che "non si può ragionare del modello francese presidenziale prescindendo dalla legge elettorale". "La vicenda francese, e qui faccio un inciso polemico - prosegue mostra che da noi si parla sovente in modo troppo superficiale" di riforme. E di riforme torna a parlare anmche il capo dello Stato: "Non sprechiamo questa occasione - dice Giorgio Napolitano - la fine di questa legislatura coinciderà con la fine del mio mandato al Quirinale. Facciamo che non sia una legislatura sprecata per le riforme. Discutiamo quali sono effettivamente necessarie e realizziamole".

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L'altolà del presidente della Camera. Fini parla a un convegno organizzato dalla sua fondazione Farefuturo". "Quello che dovremmo cercare di importare in Italia dal modello francese - spiega - è la garanzia della vitalità, della lunga durata di un sistema che ha saputo riconciliare da un lato la rappresentanza con l'efficienza, dall'altro il parlamentarismo con la leadership". "Il confronto tra la nostra realtà e quella francese - prosegue è proficuo solo se condotto in modo scientifico, sulla base dello sviluppo storico e della realtà costituzionale dei due paesi e attraverso una seria comparazione dell'organizzazione dei poteri dello stato e degli equilibri tra essi". "Anche in Italia - conclude - si avverte l'esigenza di un miglior equilibrio istituzionale tra il potere esecutivo e quello legislativo, dobbiamo
riequilibrare il ruolo del Parlamento rispetto al governo".

Maroni rilancia la regia leghista. In agenda, ricorda il ministro dell'Interno, "ci sono le riforme istituzionale e costituzionali: il federalismo, il nuovo assetto dei poteri, il Senato federale, la Giustizia. Si è messo in moto un meccanismo e io sono assolutamente ottimista, sono certo che ce la faremo". Trattando con l'opposizione, aggiunge: "Il dialogo è indispensabile se vogliamo evitare le conseguenze negative delle riforme tentate e mai approvate. In particolare il Pd è un interlocutore indispensabile". In pratica, quello che Maroni (intervistato dall'Espresso) offre, è un 'armistizio tra belligeranti'' per i prossimi tre anni.

Mancino stoppa la riforma Alfano. Sempre sul tema della riforme arriva la bocciatura del vice presidente del Csm Nicola Mancino dell'ipotesi contenuta nella bozza di riforma della giustizia presentata ieri dal Guardasigilli Alfano al premier. "Non sono per due Csm e non ne vedo l'utilità. Pur trattandosi ancora di bozze, non sono favorevole a due organismi rappresentativi che accentuerebbero l'isolamento del pubblico ministero". E sulla separazione delle carriere: "E' noto come la penso; reputo che si potrebbero anche separare le carriere e non necessariamente creare due Csm. Aspetterei però di conoscere il testo completo". Replica Alfano: "Non c'è ancora un testo da presentare alle Camere".

Calderoli si difende. Nessuna smania di protagonismo. "E' stato Napolitano a chiamarmi, voleva avere chiarimenti". Roberto Calderoli prova a smussare così l'irritazione di Silvio Berlusconi per la sua salita al Quirinale di ieri. Un faccia a faccia con Napolitano a cui il ministro leghista per la Semplificazione ha consegnato la bozza per le riforme istituazionali che ha in mente il centrodestra. La visita, però, non è piaciuta a Berlusconi: Con Napolitano tratto solo io".

La proposta leghista. Il Carroccio è per il semipresidenzialismo alla francese: "Il presidente della Repubblica - spiega ancora Calderoli - il presidente della Repubblica non ha un ruolo di governo: indica il primo ministro ma poi è il primo ministro a tenere e coordinare l'esecutivo. E' un bilanciamento molto più forte a vantaggio del Parlamento, rispetto al modello francese". Nel testo illustrato a Napolitano, prevista anche "la riduzione del numero dei parlamentari, che diventerebbero 400 alla Camera e 200 al Senato, al posto dei quasi mille di oggi". Ci sono poi misure punitive per i parlamentari assenteisti, con una parametrazione tra quello che un parlamentare guadagna e ciò che effettivamente "produce".

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