Una campagna d'opinione di dimensioni straordinarie ha convinto in questi giorni gran parte della popolazione italiana che il limite dell'aristo-tecnocrate, nonchè messianico salvatore della patria, SuperMario Monti, sia la debolezza nei confronti di alcune 'lobby', la liberalizzazione dei cui mercati renderebbe equa e utile la pazzesca manovra economica, anzi l'attuale, pazzesca manovra economica, visto che la recessione che questa causerà costringerà ad un crescendo di altre manovre sempre più autoritarie.
La gente viene efficacemente portata ad assumere a cuor leggero la necessità di costi collettivi assurdi, come per il 'Treno ad Alta Capacità' (questa le dizione corretta) della Val di Susa, o di folli spese militari miliardarie, e a individuare invece nei farmacisti, negli edicolanti e nei tassisti i nemici su cui infierire.
Cavalcano questo tema gran parte degli organi di informazione, come pure il Partito Democratico, quello cioé che sembrava candidato ad assumere la guida della nazione, almeno prima che l'effetto suicida di appoggiare questo 'governo tecnico' (istituzionalmente e geneticamente nemico della popolazione, con l'alibi dell'inevitabilità), non lo ridimensioni per l'ennesima volta.
In particolare l'argomento è l'attuale cavallo di battaglia dell'impagabile Pier Luigi Bersani, che non si rende conto di darsi da solo del codardo, quando critica di debolezza Mario Monti per non aver osato, a suo dire, certi provvedimenti che in realtà neanche lui prese come ministro qualche anno fa, ai tempi delle indimenticabili 'lenzuolate'.
Con metodi scientifici di persuasione siamo portati, di questi tempi, a credere ad una serie di paradossali contraddizioni: risolvere il problema della disoccupazione allungando il periodo lavorativo degli occupati, o agevolando il licenziamento di chi fa un mestiere legato alla produzione; risolvere il problema del debito mettendo al governo i rappresentanti dei principali responsabili della sua esplosiva formazione; invocare il totem della crescita indefinita in una società destinata inevitabilmente a una decrescita, sia per l'esaurimento delle risorse planetarie che per l'impossibilità di continuare a produrre immense quantità di beni inutili e dannosi per l'ambiente; risolvere, infine, la crisi del modello capitalista, che sta affrontando il suo storico, formidabile e definitivo collasso, con ricette di liberismo spinto.
Dall'assordante coro di unanimità si distinguono, solo per chi abbia a disposizione canali meno allineati, cioé gli unici veri amici della verità, alcune voci, come quella di Nicola Di Giacobbe, presidente nazionale del sindacato UNICATAXI:
"Le liberalizzazioni non sono quelle di cui parlano politici e stampa; in Italia ai contadini che producono vanno circa venti/trenta centesimi per un kg, che noi paghiamo 2 euro. La risposta della politica? E' liberalizziamo ...i fruttivendoli nelle città? Ai quali, il prezzo viene imposto da chi controlla e specula nella grande distribuzione. Il servizio di trasporto locale ha costi 'politico-economici' troppo alti e propongono la liberalizzazione dei taxi che sono solo un servizio complementare al servizio di linea"
o quella di Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre:
"Vuoi vedere che se il Paese rischia il collasso è colpa delle mancate liberalizzazioni dei taxi, dei farmaci di fascia C o delle edicole? In queste ore stiamo assistendo ad un vero e proprio attacco contro queste categorie, ma è possibile che non ci sia nessuno che alzi un dito e chieda conto alle assicurazioni, alle banche, alle ferrovie o alle società del gas o delle autostrade sul fatto che le liberalizzazioni che ci sono state in questi ultimi vent'anni hanno prodotto aumenti esponenziali di prezzi e tariffe, recando vantaggi solo ai grandi potentati economici che stanno dietro a questi settori?"
Credo che proprio qui stia il punto: l'interesse vero, oltre all'utilità di fornire comodi capri espiatori a un'opinione pubblica ingenuamente pronta a osannare l'ennesimo deus-ex-machina, e ora delusa e spaventata dalle sue prime mosse antipopolari, è appannaggio di un altro genere di lobby, molto più vera, potente e pericolosa: quella dei grandi gruppi industriali e finanzari, parente stretta di quella dei politici.
Una direttiva CEE (per la precisione la 2006/123), purtroppo non strettamente vincolante, esclude il settore taxi dai princìpi di liberalizzazione, prevedendo dunque il modello regolamentato in vigore in Italia, come in quasi tutti gli altri Paesi europei (compresi Francia e Germania).
La direttiva è peraltro coerente con la constatazione degli esiti fallimentari di deregolamentazione avvenuti, ad esempio, in Olanda, dove, dopo un primo calo delle tariffe, l'utenza dovette constatare il rapido degrado del servizio e poi una nuova tendenza all'aumento delle stesse, tanto da costringere ad un ritorno al vecchio regime normativo.
Un parlamentare di Futuro e Libertà addirittura ha esaltato il modello americano, senza spiegare la situazione, ad esempio, di New York, dove, cito la risposta di uno dei nostri sindacati (URITAXI) "le licenze sono gestite da pochi miliardari, mentre gli autisti sono dei poveri immigrati sfruttati (per lo più Senegalesi e Pakistani) i quali, per rabbia di fame, sono costretti a vivere una vita infernale, dominata dallo sfruttamento e dall'illegalità." (Sulla vita di quei poveracci si può leggere questo libro).
Calando il modello sulla mia esperienza quotidiana, mi chiedo che ne sarebbe, ad esempio, degli attuali obblighi, per alcune particolari licenze, di garantire il servizio, tramite turni alternati, nei comuni dell'interland della città che, per relativa scarsità di richieste, i taxi convenzionali sono portati a non presidiare.
Che ne sarebbe, del traffico nei pressi della stazione, dove in certi momenti nella giornata, di bassa richiesta, già l'attuale flotta di taxi ha seri problemi a trovare il posto fisico dove attendere.
Che ne sarebbe del traffico in generale, quando i taxi trovassero tutte le aree di posteggio piene e fossero costretti a procedere e ad ingolfare ulteriormente le nostre strade, che, a differenza di quelle di New York, conservano la loro antica struttura medievale.
Che ne sarebbe della sicurezza, della pulizia, della dotazione tecnologica, dell'effettiva capacità di vetture e autisti incentivati a fornire servizi a prezzi sempre più bassi, e con turni di lavoro sempre più massacranti, in omaggio alla concorrenza.
Ma c'è un paio di ulteriori aspetti, prettamente finanziari, che rendono la proposta di liberalizzazione del tutto allineata a quella 'logica dei paradossi' che si diceva.
Il valore di scambio delle licenze, come si sa, è altissimo (tanto che alcuni nuovi tassisti sono operai o impiegati licenziati che hanno ipotecato la propria casa pur di comprarsi la possibilità di campare); ad ogni scambio commerciale di una licenza, una percentuale significativa viene versata in tasse, dunque contribuisce a decrementare il famoso deficit e debito pubblico. Liberalizzare il servizio comporterebbe dunque, insieme con la distruzione dei capitali investiti, un aggravio del problema per la collettività.
Ma non solo. Le modifiche legali, introdotte dallo stesso ex-ministro Bersani, sancirono la possibilità per i singoli comuni di emettere, in funzione delle effettive necessità nel servizio, bandi per nuove licenze 'a titolo oneroso', dunque a pagamento, per chi ne è interessato avendone i requisiti; ebbene anche questa possibile fonte di introiti per i bilanci comunali verrebbe a mancare.
Sono molto amareggiato e indignato, nel vedere il mio futuro lavorativo e pensionistico manovrato da interessi falsi ed ipocriti e di facile presa su una popolazione disorientata e spaventata.
Chiedo a chiunque legga queste righe di formarsi una propria opinione critica autonoma e correttamente informata, prima di accodarsi al coro che superficialmente ha imposto la sua voce, in maniera tanto estesa e capillare, in questi giorni.
Ed esorto, per quanto possibile, a contribuire nel diffondere informazioni e opinioni più serie.
Testo copiato da Franz-blog .2
(un taxi fra l'intimista e il sociale) e sottoscritto ! Sierra 67 tassista milanese.
Per commentare devi fare il login o iscriverti.
Al momento non c'è nessun commento, potresti essere tu il primo a commentare questo contenuto!