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Fiuggi (Frosinone, Lazio) - 1 Febbraio 2018

Piero Angela tra i vincitori del Premio Fiuggi-Storia

Piero Angela tra i vincitori del Premio Fiuggi-Storia
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Nel corso di una cerimonia svoltasi presso la Pontificia Università Antonianum di Roma sono stati consegnati i riconoscimenti della ottava edizione del Premio Fiuggi Storia. Il Premio, promosso dalla Fondazione “Giuseppe Levi-Pelloni” in collaborazione con il Comune di Fiuggi e con i patrocini del Senato della Repubblica, Camera dei Deputati e Presidenza della Regione Lazio, è stata dedicato quest'anno a Enzo Bettiza, scomparso nello scorso mese di luglio.

Il grande giornalista e scrittore di origine dalmata è stato ricordato dalla moglie Laura Laurenzi, che ne ha tratteggiato un ritratto soprattutto privato, e da Jas Gawronski, suo amico da lunga data, con cui ha condiviso l'esperienza di corrispondente e inviato a Mosca e nei paesi dell'Est ai tempi del comunismo. E che proprio grazie anche a Bettiza ha iniziato il suo lungo e brillante percorso di reporter in giro per il mondo, da quando, nel lontano 1957, si presentò così a lui, seduto nel Café Mozart di Vienna: “Mi chiamo Jas Gawronski, vorrei fare il giornalista, ma non so come e dove dare il primo colpo di manovella”. E Bettiza, senza sospettare che quel giovane sconosciuto fosse nipote di Alfredo Frassati, il fondatore de “La Stampa”, lo incoraggiò con queste parole: “Se sei in parte polacco, se te la cavi con l’italiano, non vedo davanti a te che una sola strada: andare diritto a Varsavia e cominciare subito a scrivere, per qualche giornale anche minore”. Il ricordo di Bettiza, introdotto da Pino Pelloni, fondatore e animatore del Premio FiuggiStoria, è stato un doveroso omaggio a un eccezionale testimone del Novecento, di cui ha saputo narrare da scrittore di razza le vicende cruciali (che non di rado si sono incrociate con quelle autobiografiche) grazie soprattutto alla sua straordinaria capacità, come ha sottolineato tempo fa Giuliano Ferrara sul “Foglio” “di mescolare letteratura, filosofia, arte e solo infine giornalismo, che era quello che gli dava da vivere sempre al di sopra dei suoi mezzi, come un vero barone mediterraneo”.

La serata è poi proseguita seguendo un ideale 'fil rouge' con l'assegnazione del primo riconoscimento, che è andato a un altro grande testimone e maestro del nostro tempo: Piero Angela. Il popolare divulgatore scientifico ha ricevuto il premio nella sezione denominata “Epistolari e memorie” per Il mio lungo viaggio 90 anni di storie vissute (Mondadori): un'autobiografia in cui ci ha accompagnato, con una cavalcata attraverso due secoli, in un lungo viaggio cominciato all'inizio degli anni Trenta nella natia Torino quando una larga parte della popolazione italiana era analfabeta, l'aspettativa di vita era di soli 52 anni, non c'erano ancora gli antibiotici e le infezioni potevano essere letali. E poi gli anni della guerra, quelli ruggenti del miracolo economico, la nascita della televisione, lo sbarco sulla Luna, la sua straordinaria carriera di giornalista: prima da semplice cronista, poi inviato, quindi ideatore e conduttore di programmi che hanno contribuito a diffondere tra gli italiani una cultura scientifica. Nel libro sono presenti tantissimi aneddoti e storie di incontri che hanno segnato la sua vita. Come quello (“il più importante fra tutti dal punto di vista scientifico” – ha affermato) con il grande fisico Edoardo Amaldi, uno dei “ragazzi di via Panisperna”. “L’ho frequentato per molto tempo” – racconta Piero Angela, “era dotato di una notevole statura morale”. “Mi è rimasto particolarmente impresso quel che mi ha raccontato di Enrico Fermi, che era un bravissimo divulgatore e che parlando coi suoi ricercatori provava a semplificare sempre le sue teorie. Io prima di licenziare un testo lo scrivo e lo riscrivo, lo cambio, lo limo, lo macino, lo macino e lo macino fino a quando è comprensibile per la maggior parte dei lettori.” Ma nelle pagine della sua autobiografia – si legge nel retro di copertina – c'è soprattutto un grande insegnamento, che è particolarmente prezioso per i giovani che lo seguono come un mito: la passione di sapere e la voglia di scoprire possono portare molto lontano nella vita, e fare di chiunque una persona speciale.