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Cosenza, Calabria - 28 Maggio 2011

Pentiti Mafiosi

PENTITI MAFIOSI

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SI PENTE IL BOSS DI CASSANO
Antonio Forastefano cambia legale e decide di collaborare

Cosenza ? Non sono molti i boss che resistono alla durezza del 41 bis e lo scontano fino in fondo. Alcuni tentano la strada della incompatibilità per motivi di salute per ottenere condizioni migliori, altri cedono e scelgono il pentimento. E' successo anche per Antonio Forastefano, considerato il capo indiscusso dell'omonima cosca di Cassano che ha sulle spalle una condanna a 18 anni di carcere ed è imputato in un altro processo in corso davanti la corte d'assise di Cosenza. Antonio Forastefano, 38 anni, detenuto dal 2008, ha deciso di saltare il fosso. Troppo duro sottostare a lungo alle privazioni e imposizioni dal regime previsto per i mafiosi. Le cattive condizioni di salute, la depressione denunciata non gli sono bastate per ottenere dei benefici, come è accaduto ad altri, e cosi probabilmente ha pensato che l'unica soluzione era quella di collaborare. Non è comunque escluso che sulla sua decisione abbiano pesato i duri colpi inferti dalla DDA di Catanzaro alla sua consorteria: i circa 60 arresti dell'operazione "Omnia" tra cui il suo nel luglio 2007 e il sequestro di beni per 50 milioni di euro; quelli dell'operazione "Omnia 2" dell'aprile 2008 nonché la cattura di quello che gli inquirenti considerano il suo killer di fiducia, il vibonese Emanuele Bruno, il "chirurgo della pistola", ma anche le carcerazioni scaturite dall'operazione "Ultimo Atto" dell'ottobre scorso, più i numerosi provvedimenti di sequestri e confische di beni che hanno di fatto sgretolato l'ingente patrimonio della cosca. Ma avranno influito e non poco anche i tradimenti e i pentimenti di alcuni dei suoi più fidati collaboratori: la cognata Lucia Bariova, compagna del fratello Vincenzo, che ha consentito agli inquirenti di ricostruire dall'interno le dinamiche dell'organizzazione, il suo vice Salvatore Lione, il cassiere del clan Domenico Falbo scappato con la bacinella. Un pentimento, quello di Antonio Forastefano, che il pm antimafia Vincenzo Luberto sta valutando con molta cautela, ma che avrà effetti dirompenti su quello che rimane dell'organizzazione. L'implacabile padrino della sibaritide ? come viene descritto negli atti giudiziari - che ha ingaggiato una sanguinosa guerra con il clan degli zingari, capace di esercitare un controllo capillare del territorio: dagli appalti alle guardianie, dallo spaccio di stupefacenti all'usura, dalle truffe all'INPS al consenso elettorale in grado di decidere della vita e della morte di molte persone avrebbe, dunque, scelto di voltare pagina. Se e in che termini lo sapremo nei prossimi giorni.

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