Oasi Valle del Sente
Categoria: Geografia - Luoghi
Descrizione: L'AMBIENTE
Il territorio, include alcuni boschi comunali con sito limitrofo all'Abetina di Rosello (Chieti) (SIC IT 140120) e di Monte Castelbarone nel territorio di Agnone (Isernia) (SIC IT 7238215), ai confini con un altro sito di interesse comunitario della cascate ed alto corso del Rio Verde (SIC IT 140119), e dell'abetina di Castiglione Messer Marino (SIC IT 140121) del Bosco Montagna in Castiglione Messer Marino (SIC IT 140122). L'Abetaia della valle del sente in agro di Belmonte del Sannio, si trova sul versante Nord-Orientale delle pendici di Monte Rocca l'Abbate, alla base della quale sono localizzate le sorgenti del fiume Sente e del Carcamo. Il piccolo gruppo montuoso, chiamato di Rocca l'Abbate, ha come rilievo il principale Monte omonimo, da cui si gode un'ampia vista su tutte le valli circostanti, sulle principali montagne dell'Abruzzo e del Molise, fino all'Adriatico ove si scorgono le isole Tremiti. L'Oasi della Valle del Sente comprende anche diversi ettari di pascolo e piccoli tratti rocciosi. Il territorio, dalla forma principale a tronco di cono, domina su tutti i rilievi circostanti e sui versanti ove nascono anche altri corsi d'acqua. Pochi e localizzati sono ormai i boschi di abete bianco nell'Italia peninsulare ed il nucleo più consistente si trova tra l'Abruzzo ed il Molise, nella provincia di Chieti e di Isernia proprio ove insiste il nostro comune. Ad accrescere l'importanza di questa conifera è da considerare che l'abetaia e quelle confinanti di Selva Grande, di Colle dei Soldati e di Rosello (CH) e dell'Alto Molise e del basso Abruzzo, rappresentano le poche abetine presenti nell'Appennino centrale. L'abete spesso è associato al faggio e ad altre specie arboree fra le quali l'acero opaio, l'acero montano, l'acero riccio, il raro acero di Lobelius, entità endemica dell'appennino centro meridionale, il carpino bianco, il tiglio selvatico, il claverdello ed il tasso. Anche lo strato arbustico è ricco di specie, il nocciolo, l'acero campestre, il lingustro e il sanguinello risultano quelle più comuni, specie meno diffuse sono la fusaria maggiore (Evonymus latifollus), l'agrifoglio e il pungitopo maggiore, mentre ai margini del bosco troviamo il corniolo, il prugnolo e il biancospino. La freschezza del bosco dell'agro di Belmonte del Sannio trova inoltre riscontro anche nella specie erbacee fra le quali il geranio striato (Geranium versicolor), che adorna i balconi del paese, il baccaro comune, il giglio martagone (Lilium martagon). Il sigillo di Salamone, l'anemone dell'Appennino, la stellina cruciata, l'erba fragolina e numerose altre. Nelle aree più pianeggianti e basse del territorio troviamo il bosco di cerro (Quercus cerris) predominante, mentre a quote più elevate si afferma in maniera quasi pura la faggeta. Le zone di forra sono invece ricoperte da un particolare tipo di bosco mesofilo dominato da aceri, tigli, frassino maggiore ed olmo montano (Ulmus glaba). Interessanti e ben conservati risultano anche i pascoli, tra i più diffusi troviamo i festuco-brometi, i branchipodieti ed i cinosureti che occupano aree limitrofee all'abetina e presentano anche specie il rilievo come all'Inulabifrons, qui al suo limite più meridionale.
LA FAUNA
Per la sua conformazione ambientale e morfologica il territorio di Belmonte del Sannio è particolarmente ricco di specie, in particolare l'avifauna che è anche la componente faunistica finora più studiata. Numerosi sono gli uccelli legati agli ambienti boschivi, quasi tutte specie di piccole dimensioni, difficili da osservare ma localizzabili per i loro svariati canti: tra questi la cince, il rampichino, il frinquello, il picchio muratore, i luì e tanti altri. Anche i picchi veri e propri bioindicatori delle foreste, sono presenti con quasi tutte le specie italiane fra cui il raro picchio nero. La copertura vegetazionale e le diverse nicchie offrono siti ideali per la nidificazione e la caccia di numerose specie di rapaci, tra questi lo sparviere, la poiana, il gheppio e specie più rare come il falco pecchiaiolo, l'astore (Accipiter gentilis) e l'elegante nibbio reale (milvus milvus). I margini dei boschi, tordele e tordi bottacci, ma anche specie meno comuni tra cui il frosone e la balia dal collare. Negli ambienti di pascolo, con la presenza di cespugli ed affioramenti rocciosi, non è difficile osservare il coloratissimo codirossone insieme a specie più diffuse come il saltimpalo, il fanello, il calandro e gli zigoli. Nei prati più freschi e periodicamente allagati troviamo specie nidificanti piuttosto rare come la cutrellotta e lo stiacino. Fra i mammiferi si segnala la presenza stabile di ungulati come il capriolo ed il cervo e cinghiali e mustelidi interessanti come la puzzola, la martora (martes martes) ed il tasso. Frequenti sono inoltre le osservazioni de raro ed elusivo gatto selvatico (felis silvestris). Il mammifero più rappresentativo della fauna appenninica, è il lupo per la sua presenza costante e ben documentata, presenza che trova riscontro anche nel nome dell'antica località Cantalupo a sud di Belmonte. Meritano inoltre menzione, grazie alla ricchezza di acque superficiali, gli anfibi, come la rana italiana, i tritoni e la salamandrina dagli occhiali.
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