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Marentino (Torino, Piemonte) - 22 Ottobre 2010

Marentino. Non rispettate le ordinanze del Comune

Marentino. Non rispettate le ordinanze del Comune
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MARENTINO. Secondo Bonomo basterebbero dei "cassoni" riempiti di terra. Ma il sindaco Cochis dà l'altolà: ci vuole ben altro per rimediare alla frana di via Tetti Baruetto, che minaccia 11 famiglie. Non solo: Cochis ha girato la faccenda alla Procura, visto che cadono nel nulla le sue ordinanze nei confronti di Claudio Bonomo, proprietario del terreno a rischio. E sono passati 18 mesi. Il cedimento risale infatti al 24 aprile 2009: smotta una decina di metri della scoscesa scarpata a fianco di via Tetti Baruetto: la terra ha investe il sottostante condominio Ursa Major, cui si accede da via Parpagliola. Tre giorni dopo, il Comune emette un'ordinanza per vietare sulla soprastante via Tetti Baruetto (che è privata) il transito ai veicoli di peso superiore ai 35 quintali, e il giorno successivo ordina ai proprietari di mettere in sicurezza la frana. Ma a chi appartiene il tratto franato? Per definirlo si mettono al lavoro il Comune e i tecnici di parte, e il 17 maggio di quest'anno si arriva a una certezza: tutto il fronte interessato dalla
frana appartiene a Claudio Bonomo e Tania Tofani. E' perciò indirizzata a loro l'ordinanza del 18 maggio 2010 per un intervento d'urgenza. Da allora sono però trascorsi altri cinque mesi e poco o nulla è successo. «La volontà di risolvere il problema c'è - sostiene Claudio Bonomo - però non posso fare tutto
io». E così, ora ha lanciato una proposta: sostenere la scarpata con il sistema delle "terre armate". Si tratta di cassoni riempiti di terra, che richiedono fondazioni meno profonde rispetto ai muri di cemento armato. Costo approssimativo: 38.000 euro. Il progetto ancora non esiste nero su bianco, ma il sindaco Cochis storce il naso: «Credo non
sia risolutivo. Penso che per stabilizzare la frana occorra un intervento più drastico, con un muro di cemento armato fondato su micropali». Come lui la pensano le famiglie dell'Ursa Major. Che sono sempre più preoccupate, per più ragioni: «Il fronte franato è protetto da ulteriori erosioni solo da un telo di plastica, che è stato collocato a nostre spese. L'acqua che scende dalla collina sta causando altri danni, compresi forti problemi di umidità a tutto il complesso. Inoltre sulla strada, nonostante il divieto,
continuano a transitare mezzi agricoli e da trasporto di peso sicuramente superiore ai 35 quintali». Altre sette famiglie sono coinvolte nella faccende. Sono quelle che abitano a monte della frana, lungo via Tetti Baruetto: da 18 mesi, in teoria, non possono raggiungere le loro case usando furgoni e trattori, visto il divieto di transito per mezzi superiori ai 35 quintali. Perciò offrono 14.000 euro per eseguire i lavori. Giovanni Soffientino fa loro da portavoce: «Da Bonomo ci era arrivata una proposta: dividere l'importo dei lavori in parti uguali tra lui e tutte le famiglie e le aziende collocate a monte». Secondo Bonomo, anche l'impresario che ha costruito il complesso
Ursa Major sarebbe disponibile a contribuire con 10.000 euro. Resterebbero 28.000 euro, da dividere a metà tra Bonomo e tra chi abita a monte della frana. All'offerta sono però collegate alcune condizioni: «Il progetto dev'essere approvato dall'Ufficio tecnico comunale ed esser tale da eliminare i vincoli per la circolazione.Vogliamo che i lavori si svolgano entro quest'anno: inoltre chiediamo d'essere informati in dettaglio su costi, tempi e procedere dei lavori». Ma il sindaco frena: «Le questioni sono due. Una è il consolidamento della scarpata, che è competenza di Bonomo, l'altra la sistemazione della strada. Nel senso che l'urgenza è evitare altre frane: poi si sistemerà la strada soprastante». E per convincere il proprietario, il Comune chiama in causa la Procura. In cambio di un recupero come piace al Comune, Cochis offe la possibilità di liberarsi delle future manutenzioni e di ottenere servizi a cui adesso ognuno provvede da sé. «Se i proprietari dei terreni si consorziano e rimettono in ordine tutta la strada, con asfaltatura e caditoie per l'acqua, poi la si potrà dismettere cedendola al Comune - propone il sindaco - Quando la strada diventerà pubblica, si potrà poi provvedere a portare fognatura, l'illuminazione pubblica,magari la rete del gas. Nessun ente è autorizzato a collocare servizi su un terreno che non sia di proprietà pubblica».
Enrico Bassignana