La chiesa dei Santi Simone e Giuda
Ai tempi del normanno Guglielmo II, principe di Taranto, l'Arcivescovo Basilio II Paleano, patrizio tarantino, edificò «de novo», nel 1181, la Chiesa dei Santi Simone e Giuda, già nota dal 1161, sotto l'Arcivescovo Giraldo I, con il solo titolo di San Simeone. Chiesa che, secondo gli storici locali, sorgeva «intus murum et antemurale civitatis nostre».
Nel diploma di fondazione, l'arcivescovo Basilio dice di aver edificato questa Chiesa a proprie spese costituendola diritto patronane per i suoi eredi. Per dotare la stessa, dice inoltre di aver acquistato due case: una da tale Sillitt:, l'altra da un tale Cesario. Questo beneficio fu posseduto dalla famiglia Paleano fino a quando, nel 1586, l'ultima superstite, Cassandra de Litiis, figlia di Pompeo e Claradia Paleana, andò sposa ad Antonello Artenisia, per cui il beneficio passò a questa famiglia feudataria venuta a Taranto coi primi Normanni. Un Alfonso Artenisio sposò Girolama Carducci; questi, con testamento del 10 marzo 1687, dispose che non solamente tutti i beni passassero alla moglie, ma che il primo maschio nato da Cataldantonio Carducci figlio di Donato Maria e dalla moglie Giulia Maria Artetsisio sua nipote, ultima superstite di questa famiglia, doveva assumere, oltre al cognome della famiglia Carducci, il casato Artenisio
Beneficio dei Carducci
In seguito a queste disposizioni testamentarie, la Chiesa dei Santi Simone e Giuda e i diritti patronali diventarono beneficio dei Carducci. Questa Chiesa doveva essere abbastanza grande se come si rileva dalla Santa visita dell'Arcivescovo Lelio Brancaccio alle chiese urbane di Taranto, era «quatuor substentata columnis et tribus archis». Aveva inoltre tre altari: uno «quorum maius», l'altro «extra corum», il terzo «cospectu porte maioris». In questa Chiesa, secondo le antiche memorie del Merodio, si conservavano moltissime reliquie e in una cappella vi era la pregevole statua lignea di Maria SS. della Scala, opera del celebre scultore Ambrogio Martinelli da Copertino. In quella cappella, nel 1578, D. Girolamo Artenisio fondò un altro beneficio. Nel 1673, devoti tarentini eressero una Confraternita e un oratorio accanto a detta Chiesa. dove fu portata la statua della Vergine, «con solennissima pompa e con una festa clamorosa». L'abito dei confratelli è composto da camice e cappuccio bianchi, con mozzetta celeste recante sul petto una placca metallica raffigurante una scala con alla sommità un cervo. L'ala distruttrice del tempo passò e cancellò tutto. Le case si addosarono, le vie si restrinsero, si accorciarono e la Chiesa dei Santi Apostoli rimase affogata, sepolta nelle abitazioni borghesi sorte vicine ai feudali palazzi dei De Falconibus, dei De Cristiano, dei Baroni di Statte.
Verso San Domenico
Da Monteoliveto la Congregazione, che non era ben vista dai Confratelli del Rosario per i fastidi che i giovani arrecavano loro, venne trasferita, lo stesso anno, in San Domenico dove visse florida e operò fino all'inizio del 1900. In seguito al XVIII Congresso Nazionale dell'Azione Cattolica che vide impegnata la Chiesa di San Domenico, la Congregazione venne trascurata e gli aderenti si dispersero. Dopo una parentesi di due anni, la Congregazione tornò a rivivere e il 21 giugno 1903, previo consenso ottenuto dalla Contessa D. Anna Carducci e dalla Confraternita, venne trasferita nella Chiesa della Madonna della Scala, dove cominciò a funzionare dal 1° ottobre, per volontà e interessamento di due illustri Sacerdoti: il Rev. D. Martino Scialpi, insegnante di scienze teologiche e D. Francesco Cardone, pro fessore di filosofia e dell'allora chierico studente di V ginnasiale, Francesco Di Comite che l'11 aprile 1907, venne ordinato Sacerdote.
I fratelli sacerdoti Francesco e Salvatore Di Comite
Questo esimio Sacerdote che nel corso della sua vita ha ricoperto importanti incarichi in seno alla Chiesa tarantina, unitamente ad un suo fratello anche egli Sacerdote, D. Salvatore Di Comite, da quel lontano 1903 e per circa un quarantennio, ha svolto la sua opera di educatore impartendo lezioni di liturgia a migliaia di ragazzi che nel corso degli anni si sono avvicendat: nella Chiesa della Madonna della Scala. Non vi è buon tarantino, abitante della città vecchia che abbia trascorso la cinquantina, che non ricordi questi due Sacerdoti, veri esemplari di virtù. I ragazzi si portavano ogni sera in Chiesa e, dopo la recita del Santo Rosario (che meriterebbe un capitolo a parte), divisi per classe: i più piccoli «Aspiranti» e i più grandi «Effettivi», frequentavano il Catechismo. Nei giorni festivi si celebrava la messa con omelia e, la sera in luogo del Catechismo, la benedizione solenne. Tutti ricevevano giornalmente un biglietto di presenza che dava diritto alla premiazione settimanale e mensile, in proporzione dell'assiduità e profitto. I ragazzi più grandi e più capaci erano scelti per catechisti, quelli forniti di buona voce facevano parte della schola cantorum. Da questa palestra sono passate le migliori firme e i migliori artieri che onorarono e onorano ancora oggi la nostra Taranto. Qui si son forgiate tante anime, qualcuna chiamata a servire il Signore.
Sorgerà un nuovo giorno?
Di quello che fu il tempio dedicato ai Santi Apostoli prima e alla Chiesa di Maria Santissima della Scala poi, oggi più non resta che la vecchia cappella ricostruita dal Cav. Ludovico Carducci nel lontano 1883 che, abbandonata e fatiscente, aspetta la opera del piccone, speriamo risanatore.
Angelo Fanelli
Questo era quello che scriveva Angelo Fanelli in "Taranto scomparsa" del 20/05/1983, parlando della ormai sconsacrata chiesa de "La Madonna della Scala": -il piccone risanatore- dice infatti, non sapendo ovviamente, che il suo oggetto di scrittura sarebbe stata restaurata negli anni del ventesimo secolo dall'ennesimo benefattore di questo santuario...
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