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Sassari, Sardegna - 17 Gennaio 2011

Lotta per salvare Platamona

Lotta per salvare Platamona
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Mentre crescono le preoccupazioni di amministratori e operatori per la marea nera sul litorale
Lotta per salvare Platamona
Cause del disastro: perdite da un tubo interrato
Si lavora per ripulire gli arenili e il mare dalla chiazza oleosa che ha invaso il golfo dell'Asinara. Ieri un aereo della guardia costiera avrebbe dovuto sorvolare la zona per delimitare meglio l'area interessata al disastro ma l'operazione è stata rinviata.
Prima la pulizia del litorale e del mare poi gli interrogativi sulle cause e le eventuali responsabilità del riversamento a Fiume Santo di una importante quantità di olio combustibile denso. Ieri sulla banchina si lavorava alacremente per svuotare con gli autospurgo le vasche dove era raccolto l'olio bloccato all'interno del bacino.
In mare operava un mezzo antinquinamento che da lunedì pomeriggio aspira l'olio sfuggito alla panne galleggianti. Su tutto il litorale fra Porto Torres e Marritza sono al lavoro squadre di operai per rimuovere l'olio raggrumato che ha raggiunto le spiagge.
SORVOLO RINVIATO Il Golfo dell'Asinara avrebbe dovuto essere sorvolato ieri da un Atr 42 della Guardia Costiera per verificare dall'alto eventuali tracce di olio combustibile. Un'emergenza alle Isole Egadi lo ha dirottato mentre era in volo verso la Sardegna. Oggi sarà su Porto Torres e dintorni.
I FATTI È domenica 9 gennaio quanto la nave cisterna Emeralda attracca alla banchina E.On. di Fiume Santo. Ha un carico di 27 mila litri di olio combustibile destinato ai più vecchi gruppi della centrale. Alle 23 cominciano le operazioni di scarico. L'olio passa dalla nave alla parte iniziale dell'oleodotto lungo oltre quattro chilometri. I primi sei metri di tubazioni sono sotto la banchina, interrate fra il cemento. Un particolare questo fondamentale perché ha impedito al personale che seguiva le operazioni di accorgersi in tempo reale dello sversamento.
L'ALLARME È scattato poco prima delle 16 di lunedì, diciassette ore dopo l'inizio delle operazioni di scarico. Ma a che ora è cominciato lo sversamento? Quando la pompa è stata danneggiata dal cedimento di un pezzo in cemento della banchina? Secondo i tecnici sono interrogativi che difficilmente avranno una risposta certa.
I TECNICI «Quel che possiamo dire - confermano peraltro dalla Capitaneria di Porto che ha competenza primaria sull'attività ambientale - è che le operazioni si sono svolte con le modalità prescritte. Vale a dire, le panne galleggianti attorno alla nave e un mezzo antinquinamento all'interno del bacino».
Come l'olio abbia potuto raggiungere anche il mare superando la barriera rappresentata dal molo è spiegabile solo con la presenza sotto la banchina di fessure attraverso le quali è potuto uscire.
«In quel momento le condizioni meteo erano difficili - ci dice uno degli addetti del mezzo "mangia olio" - tirava un maestrale fortissimo e il mare era molto mosso. Abbiamo avuto difficoltà a muoverci. Poi è sopraggiunta l'oscurità».
FATALITÀ Per il comandante della Capitaneria di porto di Porto Torres, Giovanni Stella, non ci sono dubbi: «È stata una fatalità ma la risposta dell'azienda è stata adeguata all'importanza del fenomeno». Il comandante non lo dice esplicitamente, ma quei sei metri di pompa non dovevano stare sotto la banchina. Intanto i parlamentari sardi del Pd hanno presentato un'interrogazione al ministero dell'Ambiente. Inevitabilmente il fatto ha posto l'esigenza non più differibile di sostituire i gruppi a olio combustibile con quelli a carbone di ultima generazione. Si comincerà a parlarne la prossima settimana quando saranno in Sardegna i vertici di E.On.