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Lamezia Terme (Catanzaro, Calabria) - 7 Ottobre 2017

La politica aziendale della Ryanair

La politica aziendale della Ryanair
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L’inesistenza di una coscienza comporta il solito stomachevole discorso sul prodotto degli altri, la fobia di una esterofilia impressionante che privilegia lo “straniero”.

Come partito la nostra contestazione su questo tipo di fenomeno emerge nel settore aereo in riferimento ad una certa compagnia aerea che risponde al nome di Ryanair che aveva trovato in Calabria il paese del bengodi da sfruttare fino all’inverosimile, come del resto in diverse località aeroportuali di tutto il territorio, spremendo il più possibile l’ambiente e pretendendo aiuti e favoritismi, non concessi però ad altri; questa società oggi è nell’occhio del ciclone per il suo modo di trattare il personale, da tempo, circolano voci allarmanti che dovrebbero aver fatto riflettere i nostri amanti dell’estero.

Un società capace di incamerare congrui contributi fatti passare sotto la voce di una pseudo stampa e propaganda turistica, nessun rispetto per la libera concorrenza in rispondenza delle regole imposte dall’ENAC sui rapporti tra le società di navigazione, che avrebbero dovuto basarsi sull’offerta migliorativa del prodotto volo. Ricordiamo al collettivo umano; la Ryanair(che non paga tasse sul territorio nazionale perché registrata in Irlanda) era “calata” in Calabria, chiamata da personaggi che intendevano gestire il sociale aereo a proprio uso e consumo, pagando, come regione, alla compagnia irlandese fior di cifre(compensi anticipati, da quanto risulta, dalla SACAL) per essere inseriti, quale benevola concessione, nei programmi di collegamento.

Consentendo, in questo modo, al vettore di dettare le proprie regole nel pretendere biglietti con prenotazioni e pagamenti anticipati, senza assegnazione posti, bagagli da stiva con un prezzo abbastanza pesante, nessun rimborso in caso di rinuncia al viaggio.

Ma in compenso per l’utenza il biglietto per le varie destinazioni costava dai 9 euro a non più di 30, anche se poi verificando si scopriva un costo che saliva oltre i 100 fino a 200-300 euro.

Una società che offriva di portare a spasso la gente di Calabria, in giro per il mondo, a costi irrisori, non certamente per beneficienza, ma con le spalle coperte dai vari contributi elargiti dagli enti.

Un vecchio proverbio dice “una corda troppo tesa alla fine si spezza” e si è spezzata provocando il crollo per le “magagne varie” di un vettore fuori dalle regole.

Abbiamo più volte denunciato la situazione, ritenendo strana l’altalena, quasi gratuita, dei titoli di viaggio, un mistero che non convinceva nessuno ma tacitamente accettato da quasi tutti per puro tornaconto del singolo ammaliato dalla magia del volo a basso costo.

Alla fine del percorso è emersa la cruda realtà dell’impotenza operativa derivante dalla fuga dei suoi piloti, mal pagati e sfruttati, costringendo la Ryanair alla cancellazione di svariati voli senza preavviso, lasciando a terra i propri passeggeri, un attimo incredibile, assurdo, accaduto soltanto quando qualche società falliva improvvisamente ed era costretta a chiudere e a non assicurare il trasporto.(da quanto ci risulta solo l’Itavia,37 anni fa, costretta a chiudere la propria attività, avviso l’utenza, annullò le prenotazioni e cercò in ogni modo di sistemare i propri passeggeri con altri vettori, ma erano altri tempi, altra serietà professionale e massimo rispetto per la clientela).

Per noi, il fatto di uno stop improvviso, è da considerare come interruzione di pubblico servizio con tutte le conseguenze previste dalla legge, non si può fingere che nulla è accaduto creando una scusante per altre situazioni di eguale portata.

Inoltre critichiamo l’utilizzo oltre misura del personale, la negazione di ogni diritto e l’imposizione di doveri che esulano dal normale rapporto di lavoro del mondo aereo, su questo modo di agire invitiamo il ministero dei trasporti affinché apra un inchiesta per evitare che diventi un abitudine.

Per concludere, affermiamo con forza, che la Calabria non è terra di conquista, non è il paese di gente con l’anello al naso che prende per “oro colato” qualunque cosa, costretti dalla disperazione di un abbandono cronico esistente dai tempi dell’unità d’Italia, sia ben chiaro, noi non accettiamo elemosine ne morali ne materiali da nessuno.

E’ ora di dire basta a questo tipo di sfruttamento, lo pretendiamo e lo sollecitiamo politicamente, per il rispetto della nostra terra e dei bisogni della sua gente.

La voglia di essere più vicini al faro del mondo, non può rappresentare una scusa per costringerci a piatire la concessione di un alito spazio.

Basta con il violentare i nostri sogni e la nostra realtà.

La Calabria deve rialzare la testa per essere la protagonista di nuovi orizzonti verso il sorgere del sole del futuro.

Gianfranco Turino e Giuseppe Di Cello
Segreteria Cittadina
Movimento Sociale Fiamma Tricolore