Israele, Estero - 31 Maggio 2010

La Freedom Flotilla prima dell'attacco

La Freedom Flotilla prima dell'attacco

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Nove navi da Regno Unito, Irlanda, Grecia, Turchia, Kuwait e Algeria stanno convergendo nel mediterraneo per porre fine a tre anni di assedio nella striscia di Gaza.

Porteranno farmaci, attrezzature mediche, materiali da costruzione ad 1,5 milioni di cittadini palestinesi che stanno subendo una punizione collettiva da tre anni ? un fatto senza precedenti nella storia contemporanea.

In aggiunta, i palestinesi non sono in grado di dare una sistemazione alternativa a un milione e mezzo di persone, molte delle quali già profughe di guerra. Né possiedono forze armate in grado di imporre una soluzione militare.

Il sostegno politico

Il convoglio di cargo da diecimila tonnellate sarà accompagnato da 750 persone tra parlamentari europei e americani, scienziati, scrittori, medici e giuristi, compresi alcuni premi nobel. In aggiunta, ci saranno anche Hanin Zoabi, membro del parlamento israeliano, ed un numero di volontari ebrei provenienti da tutto il mondo, compresi gli USA.

All'organizzazione della flottiglia hanno contribuito cittadini da 60 paesi, compresi Germania, Svezia, Irlanda e Grecia. Il finanziamento dell'impresa è il risultato di donazioni private, iniziative umanitarie e di buona volontà.

Data la dimensione dell'evento, il progetto si è avvalso di consulenze governative. Il ministro degli esteri svedese Carl Bildt ha incontrato il parlamentare Mehmet Kaplan per consultarsi sulle misure governative di supporto al progetto. Il primo ministro turco Erdogan ha espresso il suo sostegno.

Anche il presidente russo Dmitry Medvedev ha dichiarato sostegno al popolo palestinese. Ha incontrato il dottor Khaled Mashal - leader di Hamas ? a Damasco lo scorso maggio e gli ha assicurato che la Russia ha sostenuto e continuerà a sostenere i palestinesi in vari modi, compreso l'invio di aiuti umanitari.

John Ging, a capo dell'Agenzia delle Nazioni Unite di aiuto e lavoro per i Rifugiati nella striscia di Gaza, ha riferito che l'agenzia supporta l'iniziativa.

"Le rotte marine sono aperte e siamo certi che Israele non interferirà", ha dichiarato.

Volontari di ogni religione ? cattolici, greci ortodossi, mussulmani ed ebrei ? hanno lavorato insieme due anni per questa missione umanitaria. Concordano tutti sul fatto che i muri e i missili non risolveranno i problemi in Terra Santa ? al contrario rendono quest'area una fonte di pericoli per il mondo intero, ben al di là del Medio Oriente.

Si continua a tentare

Dall'agosto del 2008 ci sono stati vari tentativi di rompere l'assedio, 8 via mare e 2 via terra (attraverso l'Egitto). In cinque occasioni delle imbarcazioni hanno raggiunto le coste di Gaza, ma erano piccoli vascelli che trasportavano piccoli carichi di medicine e dispositivi medici per disabili. Questo progetto è diverso sia per dimensione sia per il livello del supporto internazionale.

Gli antefatti

L'embargo alla striscia di Gaza iniziò il 19 settembre 2007, ad opera dell'esercito di Israele, 18 mesi dopo le elezioni del parlamento europeo in Palestina, riconosciute come legittime dagli osservatori internazionali.

Hamas ebbe la maggioranza assoluta. Una quindicina dei parlamentari di Hamas erano cristiani.

Il nuovo governo di Hamas interruppe le operazioni militari contro le autorità israeliane, considerati occupanti. Israele sigillò i confini e rafforzò l'embargo, aspettandosi che la popolazione si ribellasse e rovesciasse il governo di Hamas. Tuttavia ciò non accadde, e l'assedio continuò.

Le elezioni presidenziali palestinesi furono programmate per il 2009 e le elezioni parlamentari per il 2010. Israele mantenne il blocco, non avendo evidentemente alcuna fretta di aiutare i palestinesi ad effettuare le loro scelte politiche.

Molti parlamentari furono arrestati da Israele, senza accuse; alcuni di essi furono in effetti sequestrati dall'esercito.

Nell'inverno del 2008-2009, l'aviazione israeliana bombardò la striscia di Gaza per 22 giorni di fila. Distrussero case, scuole, ospedali, edifici pubblici, moschee e chiese. L'embargo privò la popolazione locale di elettricità, carburante e beni di prima necessità.

Ci sono ancora molte bombe inesplose nei giardini, nei prati e tra le rovine, e ancora oggi ci sono persone che muoiono a causa di esse. Inoltre, gli israeliani non permettono alle unità di sminamento l'ingresso nella striscia di Gaza. Il numero di vittime dei bombardamenti aerei supera i 1500, per un terzo bambini.

Israele annunciò un esodo di massa della popolazione dalla striscia di Gaza, ma non avvenne. In una sola occasione, nella storia dell'embargo, i palestinesi forzarono il muro lungo il confine egiziano. Migliaia di abitanti di Gaza si recarono alla città di confine di Rafah per acquistare cibo e ritornare a casa.

Israele dice di permettere la consegna a Gaza di quantitativi minimi di cibo, per scongiurare la fame e le epidemie. La merce è trasportata dall'ONU attraverso i check point israeliani. Le autorità israeliane sequestrano i carichi e li multano. Le consegne sono irregolari e arrivano con grande ritardo. Non hanno mai permesso la consegna di materiale da costruzione.

Gaza ha carenza di acqua potabile e non ha sostanze chimiche per il trattamento dei rifiuti. L'aviazione israeliana ha distrutto l'aeroporto e il porto. I pescatori devono restare vicino alla costa. Ecco come si presenta l'isolamento di Gaza ai giorni nostri.

Naturalmente, i partecipanti alla Freedom Flotilla sanno che il loro aiuto non sarà risolutivo. Tuttavia credono che la loro iniziativa aiuterà a superare l'attuale situazione di stallo.

L'iniziativa in realtà ha già ottenuto dei risultati. Il 24 maggio, per la prima volta dall'inizio dell'embargo, Israele ha lasciato entrare a Gaza 15 camion con ghiaia, cinque tonnellate di barre di rinforzo e 250 tonnellate di cemento ed altro materiale da costruzione. Naturalmente questo non sarà abbastanza per ricostruire le 3425 case distrutte durante i bombardamenti aerei, ma dimostra che con la buona volontà si possono cambiare le politiche d'oppressione.

I partecipanti: le navi e le persone

La prima nave della Freedom Flotilla è partita dall'Irlanda il 14 maggio scorso. Il suo nome è "Rachel Corrie," dal nome di una ragazza irlandese che nel 2003 morì sotto un bulldozer israeliano, quando con altri attivisti europei cercò di proteggere le case e gli ulivi dei palestinesi dalla distruzione. Nel rispetto della tradizione, sì è rotta la bottiglia contro la nave che salpava con il nuovo nome ? con l'eccezione che in questo caso si trattava di una bottiglia di olio di oliva palestinese invece che di vino. Cemento, libri scolastici, quaderni ed equipaggiamento medico sono stati caricati in Portogallo.

Tutte e nove le navi, i loro passeggeri e il carico sono soggetti a meticolose ispezioni in ogni porto di partenza.

Se Israele ferma la flottiglia prima che arrivi a Gaza, costruiranno un'isola galleggiante in acque neutrali, secondo quanto dichiarato da Bulent Yildirim, a capo della fondazione umanitaria turca IHH.

Secondo la parlamentare israeliana Hanin Zoabi l'esercito israeliano e la polizia non possono impedire alla Freedom Flotilla di raggiungere Gaza senza danneggiare la reputazione del paese.

"La flottiglia andrà avanti anche se aprono il fuoco" ha dichiarato.

Lei pensa che Israele stia perdendo supporto internazionale e che sia improbabile che utilizzi la forza contro europei e americani. Se salperanno delle imbarcazioni private israeliane a protestare per lo sforzo umanitario, sarà anche peggio.

"Ciò getterebbe discredito non solo sulle autorità israeliane, ma su Israele come nazione" ha aggiunto.

Negli ultimi giorni i mezzi d'informazione israeliani hanno riferito, pur senza fornire fonti specifiche, che le forze di sicurezza israeliane sono pronte a sequestrare le navi e ad arrestare i passeggeri, per i quali sarebbero state già preparate centinaia di celle.

Ad ogni modo, la Freedom Flotilla ha preparato una sorpresa per Israele: la lista dei passeggeri comprende molte persone il cui arresto danneggerebbe enormemente la sua reputazione.

Molti politici hanno partecipato alle campagne precedenti: il britannico David Galloway, la giornalista Lauren Booth (cognata dell'ex primo ministro britannico Tony Blair, inviata speciale per il medio oriente) e la giornalista Yvonne Ridley, convertita all'Islam nel 2001 quando l'esercito statunitense bombardò l'Afganistan.

Anche l'americana Hedy Epstein, 86 anni, ha visitato Gaza. Nacque in Germania nel 1924 e si trasferì a Londra nel 1939. Si dice amareggiata per il popolo giudaico che, dopo tutte le avversità passate, ora è esso stesso persecutore dei palestinesi.

Numerosi ebrei di varie convinzioni hanno partecipato a nove campagne. Sono tutti concordi sul fatto che le autorità di Israele non possono continuare con le attuali politiche nei confronti dei palestinesi in nome del popolo ebraico.

I mezzi d'informazione israeliani accusano spesso di antisemitismo coloro che protestano contro l'isolamento di Gaza. Come può un'anziana signora ebraica di 86 anni come Hedy Epstein, che è sfuggita ad un campo di concentramento nazista per miracolo, essere chiamata antisemita dai suoi compatrioti ebrei, senza alcun rispetto per la sua veneranda età? E' ironico, specialmente nel caso di Hedy.

Un medico palestinese, Said, vedendomi fuori dalla nave mi ha detto: "La settimana scorsa siamo stati a un concerto jazz di un famoso musicista ebreo. Anche lui vive a Cipro. E' ebreo, ma fa molto per la causa palestinese. Pensano che anche lui sia antisemita?"

da perilbenecomune.net


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