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Venezia (Veneto) - 12 Agosto 2009

La Finanza sequestra reperti archeologici in Veneto

La Finanza sequestra reperti archeologici in Veneto

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foto di Presser

Guardia di Finanza: sequestrati reperti archeologici, pietre preziose ed opere d'arte. Denunciati un trevigiano ed un veneziano.

I finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Mestre hanno ultimato due operazioni a tutela del patrimonio artistico ed archeologico.

Nel primo caso, tutto ha avuto origine da un controllo su strada effettuato dai militari nei confronti di un uomo alla guida di un'auto di grossa cilindrata. Il sessantenne, di origine trevigiana, formalmente disoccupato, è risultato già noto per precedenti di polizia nel settore del commercio illegale di opere d'arte.
Nel bagagliaio della vettura sono stati rinvenuti quadri del noto pittore contemporaneo Alberto SUGHI, stampe ottocentesche, un crocifisso ligneo presumibilmente di epoca settecentesca e numerose pietre preziose quali rubini, ametiste e quarzi citrini, di cui il possessore non ha saputo provare la lecita provenienza.
A riprova del vasto giro del commercio illegale sono spuntati anche numerosi assegni di rilevante importo ed una agenda riportante nominativi e presumibili prenotazioni.
Ora al vaglio dei finanzieri c'è anche la posizione fiscale del soggetto.

La seconda attività è stata intrapresa a seguito di una perquisizione effettuata a casa di un imprenditore quarantacinquenne di Marghera.
Gli uomini delle fiamme gialle si sono trovati dinnanzi ad un vero e proprio museo archeologico: in teche e vetrinette erano esposti statuette in bronzo e terracotta, vasellame, fossili e conchiglie.
Sotto l'incalzare delle domande dei finanzieri l'uomo, non potendo dimostrare la lecita provenienza e detenzione del "tesoro", avrebbe fatto alcune ammissioni; parte dei reperti potrebbero essere stati illecitamente introdotti nel territorio nazionale dal Perù e dall'Equador trattandosi di testimonianze delle civiltà pre-colombiane del continente americano, mentre gli altri pezzi rinvenuti sarebbero di provenienza locale, probabilmente ritrovati nell'area archeologica di Altino.
A casa del collezionista i militari hanno complessivamente sottoposto a sequestro 186 reperti, tutti catalogati e cautelati.

I due soggetti denunciati dovranno rispondere penalmente per i reati previsti dalla normativa speciale a tutela dei beni culturali.

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