Muammar Gheddafi nasce a Sirte, Libia, in un giorno imprecisato del 1942. A scuola assorbe le idee provenienti dal vicino Egitto, teatro della rivoluzione di Gamal Abdel Nasser, e comincia la sua marcia verso la rivoluzione, organizzando in gruppi di studio i suoi compagni di scuola. La sua attività politica continua nell'Università di Tripoli, prima di essere ammesso all'Accademia militare di Bengasi, in cui non pochi cadetti si mostrano sensibili alle sue idee di nazionalismo panarabo ed anti-occidentale.
Gheddafi prende l'iniziativa nel 1969. Il 1 settembre di quell'anno i libici apprendono dalla radio che re Idris - da alcuni giorni partito per l'estero - è stato estromesso e che il loro paese ha cessato di essere una monarchia. A guidare il colpo di stato contro il sovrano - nel ruolo di leader del Consiglio del Comando della rivoluzione - è stato il giovanissimo Muammar, fino all'epoca un perfetto sconosciuto negli ambienti dell'elite politico-commerciale-affaristica di Tripoli e Bengasi.
primi atti di governo di Gheddafi sono in linea con i progetti coltivati in segreto negli anni precedenti: nazionalizzazione delle banche estere e delle compagnie petrolifere, nonchè la chiusura di tutte le basi militari occidentali. Panarabismo ed accentuazione dell'aderenza ai precetti islamici in tutti i settori - tra cui la proibizione della vendita e del consumo di alcolici - caratterizzano la Libia dei primi anni della rivoluzione gheddafiana.
Nella primavera del 1977, Gheddafi decide che è arrivato il momento di dare una scossa all'impianto ideologico-statuale della sua rivoluzione varando due iniziative: 1) il cambiamento il nome ufficiale del paese da Libia in "Jamahiriyah" (letteralmente: "Stato delle Masse"); 2) l'esposizione di una sua originale teoria politica nel "Libro Verde", in base al quale il potere reale risiederebbe nei "Comitati popolari", mentre la sua permanenza alla testa del paese avrebbe solo lo scopo di eseguire la volontà delle masse. Sin dalla morte di Nasser, Gheddafi inoltre si propone come il leader naturale mondo arabo, senza tuttavia - secondo lui - ricevere un'attenzione degna del suo spessore di statista di primo piano. Indispettito, non perde occasione per biasimare presidenti e regnanti arabi, evitando a volte di partecipare alle riunioni della Lega Araba. Le sue presenze a tali consessi si rivelano spesso un'occasione per accusare platealmente gli altri capi di stato arabi di servilismo verso gli occidentali.
'ostracismo internazionale viene superato solo dopo che nel 2003, a sorpresa, il colonnello annuncia la decisione di abbandonare il programma di costruzione di armi di distruzione di massa. Risultato della mossa: riprendono le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, che non considerano più la Libia uno "stato canaglia", e le compagnie petrolifere Usa ritornano in massa nel paese nordafricano. Anche le porte delle cancellerie occidentali, da Parigi, a Bruxelles, a Roma, si spalancano ora di fronte al rais di Tripoli, con il quale ora tutti i paesi desiderano fare affari d'oro. A conclusione di un lungo negoziato, Italia e Libia il 30 agosto sottoscrivono a Bengasi un Trattato di amicizia, alla presenza di Gheddafi e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che chiude definitivamente la dolorosa pagina del dominio coloniale italiano. Nel giugno 2009 e nell'agosto 2010 il leader libico è protagonista di due visite a Roma che suscitano non poche polemiche, per la plateale deferenza con cui viene ricevuto. Anche con la Francia di Nicolas Sarkozy vengono conclusi numerosi accordi economici e commerciali.
Nonostante sia sdoganato a livello internazionale, il potere di Gheddafi inizia a vacillare lo scorso febbraio, quando, sull'onda della "primavera araba" che ha portato all'inizio dell'anno al rovesciamento dei regimi di Ben Ali in Tunisia e di Mubarak in Egitto, gli oppositori del colonnello da Bengasi scatenano una rivolta, presto appoggiata dalla Nato (con Francia, Gran Bretagna e Italia in prima fila), che interviene con i suoi jet in difesa dei civili libici, colpiti dalle forze lealiste. L'ottimismo iniziale che faceva pensare a una rapida caduta del regime svanisce presto. Il rais resiste alla rivolta grazie anche all'impiego di mercenari assoldati da altri Paesi africani. Fino al 20 ottobre 2011, quando viene ferito gravemente e catturato nella sua Sirte.
20 ottobre 2011 - L'immagine del colonnello Gheddafi ferito dopo la cattura.
By: Virgilio.
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