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Cosenza, Calabria - 26 Gennaio 2012

La Civilta' Italiana

LA CIVILTA' ITALIANA

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BLOCCO TIR, 150 QUINTALI DI LATTE PERSI
Aziende in ginocchio. Danni ingenti per prodotti deteriorabili

Cosenza - Se la corsa al carburante è stata una delle prime, evidenti conseguenze del blocco degli autotrasportatori che da lunedi paralizza la regione, con il passare delle ore si cominciano a delineare gli altri danni collaterali che colpiscono cittadini e imprese. Il fermo dei camion con prodotti alimentari deperibili si ripercuote pesantemente sulle aziende che lamentano già grosse perdite come denuncia Fulvia Caligiuri, titolare della Torre di Mezzo Milk Production, una delle più importanti nella produzione e distribuzione del latte fresco in tutta la Calabria, che si è rivolta al prefetto di Cosenza perché vengano assunti tempestivi provvedimenti e alla nostra redazione per far conoscere all'opinione pubblica i danni subiti. "Abbiamo lasciato senza latte e non per colpa nostra evidentemente ? denuncia la Caligiuri ? ospedali, mense, istituti, supermercati, bar, pasticcerie. Il nostro prodotto è ad alta deperibilità e in questi tre giorni abbiamo distrutto, o meglio regalato perché di fatto il latte è stato distribuito gratuitamente nei posti di blocco dove i nostri mezzi sono stati fermati, più di 150 quintali di latte. Oltre il danno la beffa ? aggiunge amaramente". E poi una precisazione: "Anche noi diciamo basta al caro gasolio perché siamo i primi a pagarne lo scotto ? rimarca l'imprenditrice - ma se a ciò aggiungiamo l'impossibilità a distribuire il prodotto non facciamo altro che peggiorare la già precaria situazione in cui versano le nostre aziende agricole". Un problema diffuso. Sono tante le imprese, le attività messe in ginocchio dalla crisi generale e ora piegate anche dal blocco degli autotrasportatori. Prodotti e merci non consegnati significa commesse in fumo, mancati incassi, perdita di competitività nodo cruciale per le aziende calabresi considerata la distanza dai grandi mercati. Una vera emergenza che richiede immediate risposte. La protesta è legittima, sacrosanta, ma la Calabria non si può consentire ulteriori perdite che vanno ad indebolire le aziende, perché ciò significa anche mettere a repentaglio i già precari livelli occupazionali.

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