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Napoli, Campania - 26 Ottobre 2010

I Precari Bros Di Napoli Sono Stati Massacrati

I  Precari  Bros  Di Napoli  Sono  Stati Massacrati
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Ultim'ora: I manifestanti sono 14. Dodici ancora fermi in Questura, mentre due disoccupati sono stati ricoverati all'Ospedale "Pellegrini" di Napoli.
NAPOLI - La risposta alle esigenze di lavoro non può essere la repressione o le manganellate. Soprattutto quando le proteste non costituiscono un problema per l'ordine pubblico ma si tratta semplicemente di iniziative pacifiche per accendere i riflettori su un dramma che impoverisce migliaia di famiglie.
Stamattina (martedì 26 ottobre), al centro direzionale di Napoli, nella sede del Consiglio regionale, è accaduto un episodio gravissimo che testimonia da un lato, quanto la tensione sia alta sull'emergenza lavoro, e dall'altro, la distanza dei consiglieri regionali e degli assessori dalle istanze della popolazione.
Circa venti disoccupati, inseriti nel progetto Bros, ex Isola, sono entrati nel Palazzo del potere ed hanno occupato una stanza al secondo piano. Tutto in maniera pacifica. Venti padri di famiglia che rivendicano un posto di lavoro, che chiedono alle istituzioni di non essere dimenticati dopo aver svolto per anni il percorso sancito dalla Regione: formazione orientamento ed esperienze lavorative. Il tutto per un reddito mensile pari a circa 500 euro. La fame.
I venti disoccupati hanno esposto dalla finestra uno striscione: "Lavoro per tutti, progetto Bros". Nulla di male. Bastava l'intervento dell'assessore al Lavoro Severino Nappi, di un qualsiasi rappresentante della giunta Caldoro o di un semplice consigliere regionale, per fornire spiegazioni sul nuovo piano lavoro e sulla prospettiva dei 4mila precari "Bros". Insomma, la gente si lamenta, di fronte all'indifferenza dell'amministrazione pubblica e delle istituzioni tenta, con iniziative pacifiche, di accendere i riflettori sul loro dramma e la politica non interviene. Anzi, fa di pi√Ļ. I consiglieri regionali chiamano le forze dell'ordine che arrivano con delle camionette blindate. Lo sportello si apre, scendono gli uomini in assetto antisommossa. Caschi, scudi, parastinchi e manganelli. Come se fosse un blitz per arrestare chiss√† quale boss o per scontrarsi con un migliaio di facinorosi. Salgono su, al secondo piano, e succede l'incredibile. Si ascoltano urla pure dall'esterno del Palazzo. Davanti all'ingresso, in fretta e furia, si radunano altri disoccupati. Una ventina. Arrivano diverse telefonata e la comunicazione: "I disoccupati al secondo piano sono stati massacrati".
La rabbia aumenta, si diffonde un sentimento comune di amarezza e di impotenza. Gli ingressi vengono blindati da carabinieri in assetto antisommossa. Ma dei "compagni" che hanno occupato il Palazzo non v'è traccia. Nessuno riesce a vederli. Non escono dagli ingressi principali. Arrivano gli ordini. Alcuni blindati si trasferiscono nel garage sotterraneo del Consiglio regionale. E' tutto pronto. Le camionette entrano nel sito per prelevare i manifestanti senza che nessuno veda niente. Addirittura i dirigenti delle forze dell'ordine "cacciano" un giornalista di "Julienews" ed un fotografo dell'Ansa. "Ve ne dovete andare". Non c'è nessun rischio per l'ordine pubblico. Nessun problema. Tutto sotto controllo. Ma giornalisti e fotografi vengono "cacciati". nessuno deve sapere. C'è solo la necessità di evitare che i manifestanti venissero fotografati. Perché? Nessuno lo ha capito. Mettono alle calcagna un poliziotto che scorta il reporter e il fotografo dell'Ansa sulle scale che portano al piano superiore. Nessuno deve vedere e nessuno deve sapere. Diritto di cronaca violato e chissà quale altro diritto violato. I consiglieri regionali nelle loro stanze come se nulla fosse successo. Questa è la fotografia di una mattinata di vergogna.
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