L'ILLUSIONE CHE Il MOVIMENTISMO POTESSE CAMBIARE IL MONDO E' GIA' FALLITA DA TEMPO!
Il movimentismo, che è populismo, qualunquismo e antipartitismo, ha origine nella cultura e nei comportamenti sociali borghesi, fonda il suo essere sul protestarismo e sul rivoluzionarismo, seppure a volte tali forme di lotta sono utilizzate per giuste battaglie sociali rivendicative, non oltrepassa i confini del sistema economico e istituzionale capitalistico, di cui ne è uno strumento di sopravvivenza, è l'illusione del rinnovamento sociale progressivo, è anticomunista ed è storicamente sempre fallito nelle iniziative. Le lotte del '68, del '77, del 2008, di Chiaiano e No Dal Molin lo hanno dimostrano ampiamente. La via maestra per la conquista di una convivenza umana superiore nei singoli paesi e sull'intero Pianeta è solo quella della lotta di classe e rivoluzionaria per la costruzione del socialismo e l'edificazione del comunismo, tutto il resto è semplicemente inganno e fallimento.
Il movimentismo è un fenomeno di lotta culturale e sociale interclassista e, per tanto, svolge ed esaurisce la sua attività all'interno del sistema economico, sociale e istituzionale capitalistico; per ottenere la massima partecipazione popolare possibile alle sue iniziative non ammette o emargina i simboli e i contributi dei partiti politici asserendo che la loro partecipazione potrebbe essere strumentalizzata comportando una minore presenza di cittadini; asserisce, ingannando, di costituire la migliore forma di democrazia partecipata e rappresentativa dal basso; dichiara, presuntuosamente, di essere capace di conquiste sociali altrimenti irrealizzabili; svolge un ruolo deleterio e qualunquistico di diseducazione ideale e politica tra le masse; risponde all'ambizione e all'esibizione individualista di improvvisati capi e capetti; emerge e scompare dalla scena sociale come l'arcobaleno; per la sua natura non di classe svolge un ruolo molto importante per il sistema sociale precostituito in quanto contiene e neutralizza le spinte antisistema più radicali; i suoi capi, per convincimenti e comportamenti, sono chiaramente o sostanzialmente anticomunisti; costituisce un ostacolo all'allargamento della lotta di classe e rivoluzionaria per abbattere il capitalismo, origine e causa di tutti i mali sociali delle masse lavoratrici e popolari, e per costruire il socialismo.
Il movimentismo, forma di sfogo popolare alle sofferenze patite a causa dell'imperare della dittatura sociale capitalistica, al pari dell'estremismo, del rivoluzionarismo, dell'anarchismo, dell'opportunismo, dell'economicismo, dell'interclassismo, del pacifismo, del riformismo e del revisionismo è, a livello nazionale e internazionale, un buon alleato del potere borghese e un dichiarato avversario del partito di classe del proletariato e della lotta per il socialismo. E' un nemico dichiarato della dottrina comunista e ancor più ferocemente lo è del marxismo-leninismo e del pensiero e l'opera dei quattro grandi maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin. Esso ostacola la formazione della coscienza di classe nelle masse lavoratrici e si oppone alla necessità della rivoluzione proletaria per conquistare il potere alla classe lavoratrice e per avviare la costruzione della società socialista. Per tali ragioni la cultura e l'attività sociale del qualunquismo vanno combattute come nemiche della lotta di classe per il socialismo. Il movimentismo fa leva sulla rabbia e sulla disperazione sociale delle masse popolari - a causa delle scelte politiche antipopolari dei governi capitalistici nazionali e territoriali - imbrigliandone e orientandone la protesta verso obiettivi fallimentari nel medio e lungo termine. Insomma, il movimentismo è un'altra spina nel fianco del cammino dell'umanità verso il comunismo.
Ogni forma di movimentismo, esaurita la sua funzione periodica di deviazione delle masse dai suoi giusti obiettivi di classe all'interno della società capitalistica, si esaurisce, si spegne, implode e sparisce con la fortuna dei capi che intanto il sistema padronale dominante a provveduto a metabolizzare al suo interno con sistemazioni di prestigio e privilegi di vita invidiabili: questo è accaduto coi capi dei movimenti studenteschi e popolari dalla seconda metà del secolo scorso ai giorni nostri. Prima il movimento studentesco di portata internazionale del 1968, che riuscì a lambire e deviare anche una parte del movimento operaio in vari paesi, che non aveva contenuti e prospettive di classe, che non metteva in discussione l'esistenza del sistema capitalistico e che, di conseguenza, non aveva come obiettivo la rivoluzione proletaria e la costruzione della società socialista, poi l'altra ondata di movimento studentesco e populista del 1977 e, ultimo, in ordine di tempo, quello della cosiddetta Onda del 2008 contro la riforma della scuola voluta dal ministro dell'istruzione, università e ricerca Mariastella Gelmini del governo di centrodestra Berlusconi, un movimento più di tutti volutamente spoliticizzato e qualunquista, proprio come lo voleva il governo della borghesia nazionale e internazionale. Movimenti tutti miseramente falliti e scomparsi nel nulla, anche se esaltati dall'informazione stampa-radiotelevisiva del potere borghese proprio perché innocui al sistema dominante di sfruttamento padronale. Quello che preoccupa e fa veramente male al sistema capitalistico è unicamente la lotta di classe per il socialismo!
Nell'ultimo biennio abbiamo conosciuto due forti movimenti di lotta populista e qualunquista impegnati su altrettanti grossi problemi sociali: la lotta contro la riapertura della discarica dei rifiuti solidi urbani a Chiaiano a Napoli e la lotta contro l'allargamento della base militare statunitense a Vicenza. Si è trattato di due imponenti lotte per due problemi sociali di grande e giusta sensibilità popolare. Anche questi due fronti di lotta sono stati organizzati e condotti con metodo movimentista e antipartito, con l'illusione che la giusta protesta popolare e la mancanza di un'analisi e di una strategia di classe bastassero per sconfiggere le scelte fatte dal governo capitalistico e multinazionale contro gli interessi delle popolazioni di quei territori. Purtroppo anche queste due lotte sono state tragicamente sconfitte con l'uso repressivo delle forze armate da parte dello Stato padronale, diciamo purtroppo perché comunque si e trattato di una eroica lotta di popolo, indipendentemente dalla direzione movimentista e qualunquista che i gruppi dirigenti le hanno imposto. Nella sconfitta è stata determinante l'esclusione di un'analisi di classe della situazione e di una direzione altrettanto di classe e rivoluzionaria della lotta. Qualche sconfitto dei gruppi dirigenti della protesta potrebbe accusarci di non aver fatto nulla per orientare la lotta su di un terreno di classe, ma chi ci conosce sa bene che, sciaguratamente, in tali contesti movimentistici le nostre posizioni non trovano accoglimento e spesso neppure la possibilità di essere presentate. Comunque, non abbiamo la presunzione di sostenere che la nostra impostazione di classe di quelle lotte avesse portato a un sicuro successo, però non è stata sconfitta sul campo e tuttavia sarebbe rimasto un patrimonio di coscienza di classe acquisito che avrebbe potuto servire per altre occasioni di lotta, invece adesso sul terreno sono rimaste solo macerie, disillusione, sfiducia nell'impegno di lotta e visione qualunquista del conflitto di classe per conseguire delle conquiste sociali.
L'analisi qui sviluppata costituisce uno strumento di conoscenza reale del danno che il movimentismo da sempre arreca alla lotta di classe del proletariato di tutti i paesi. La sconfitta del capitalismo e dei suoi mali passa anche attraverso la sconfitta del movimentismo e della sua cultura di lotta diseducante delle masse popolari. Dalle esperienze di lotta fallimentari di cui abbiamo parlato emerge con grande chiarezza e convincimento che il proletariato per vincere i suoi conflitti di oggi con la classe e il governo padronale o, in ogni caso, per conseguirne il massimo vantaggio possibile, deve collocarli necessariamente all'interno della battaglia più generale e fondamentale della morte del capitalismo e della nascita del socialismo. Al sistema capitalistico e al suo dominio imperialistico sul mondo il movimentismo, generato, allevato e sostenuto dalla cultura borghese, populista, qualunquista e clericale, non mette paura, perché è sicuro di poterlo controllare, condizionare e al limite soffocarlo con la forza militare del suo Stato senza conseguenze rivoluzionarie per il futuro. Al contrario teme la lotta di classe e la prospettiva del socialismo, perché queste già gli stanno scavando la fossa e li condurranno a morte certa. Però anche qui dobbiamo ricordare che la costruzione della prospettiva del socialismo passa obbligatoriamente attraverso la crescita dell'unico partito di classe e rivoluzionario, ossia marxista-leninista, oggi esistente in Italia, ovvero il partito della rivoluzione proletaria, della conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice, della dittatura del proletariato e della costruzione del socialismo nel nostro paese che è il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.
Forio (Napoli), 20 febbraio 2009.
La Segreteria del P.C.I.M-L.
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