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L'aquila (Abruzzo) - 8 Maggio 2017

Il Fascino...discreto Di Un'antica Chiesetta Di Campagna

Il Fascino...discreto Di Un'antica Chiesetta Di Campagna
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- di Giuseppe Lalli -

Domenica 30 Aprile, seconda dopo Pasqua, come avviene da qualche anno in omaggio ad una tradizione durata fino alla metà del secolo scorso, si è svolta una passeggiata da Assergi fino alla suggestiva chiesetta di San Clemente. Al termine di una messa celebrata dal parroco di Assergi, ci si è intrattenuti piacevolmente a consumare un ottimo pranzo offerto dal Comitato Feste di Assergi e dall'Amministrazione Separata Beni Usi Civici di Assergi.



La bella chiesa campestre, sobriamente restaurata sul finire degli anni sessanta, si trova a circa quattro chilometri dal centro abitato. Il piccolo tempio era chiamato anticamente "San Clemente in fratta", forse a motivo della fitta vegetazione che la circonda o, forse...chissà, per una vocazione alla riservatezza propria degli assergesi. È intitolata ad uno dei primi papi, probabilmente martire, onorato sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa. La chiesetta sembra quasi costruita per rimanere nascosta e fa pensare che, nei tempi eroici dei primi cristiani, possa essere stata rifugio di perseguitati.
Ad avallare questa antica fama c'è il nome di una vicina località denominata 'via santiri' , che potrebbe essere la forma volgarizzata dell'espressione latina "sancti viri", cioè "uomini santi".

Don Nicola Tomei, parroco di Assergi dal 1742 al 1764, apprezzato uomo di cultura, pare in seguito alle indicazioni di un manoscritto andato perduto di un suo predecessore, fece effettuare, senza successo, degli scavi finalizzati, alla ricerca di vestigia catacombali.







La chiesa nel corso dei secoli subì vicende alterne: più volte diruta, più volte ricostruita. Da ricordare, nel 1780, un intervento riparatore fatto a sue spese dall'assergese Franco Forgione (esiste nel centro storico di Assergi una via ed arco Forgione), che forse intese così ripagare un debito contratto con la chiesa.
In età più antica, oltre che a Pasqua, si andava al tempietto anche nella festa di San Clemente, di cui la liturgia cattolica fa memoria il 23 Novembre.







In quei tempi di diffusa fede popolare, lassù, oltre che per celebrare la Risurrezione di Gesù, si andava anche per beneficiare dell'indulgenza, che Urbano VIII, papa dal 1623 al 1644, aveva confermato. Sembra quasi di vederlo, questo antico pellegrinaggio: si saliva alla chiesetta passando per la "Cona", e si ridiscendeva per sostare in preghiera davanti all'altra chiesetta rupestre di "Santa Maria della Croce", oggi chiamata semplicemente "Santa Maria".
Queste notizie si ricavano dal libro su Assergi e San Franco scritto da Don Demetrio Gianfrancesco, rimpianto parroco di Assergi dal 1954 al 1976.
Infine un ricordo caro alla mia famiglia.



La chiesetta di San Clemente era la meta preferita delle passeggiate di Elpidio Lalli, mio trisavolo, direttore didattico e ispettore scolastico, uomo di vasta cultura, che lì si recava a ritemprare il corpo e a lenire, forse, le sue inquietudini esistenziali.
("Santa chiesetta solitaria, amica dei miei pensieri "...).
Elpidio Lalli, sull'intonaco di una parete interna lasciò scritto oltre alla frase anzidetta, i seguenti versi di sapore carducciano, non senza aver annotato la data e l'ora, in un misto di slancio poetico e di...burocratica precisione.

Cara chiesetta
che preghi Iddio fra miti colli ascosa,
la tua quieta solitaria posa
pensier di pace al cor teneri dètta!
Tacita in su la sera la vecchietta
move vêr te con l'anima ansiosa:
prega; e al sospiro suo, madre pietosa,
tu con la voce tua rispondi eletta.
Vien di lontano a te la verginella
e tutta narra la segreta cura
che il sen le morde, e in te quasi s'oblia.
Ti saluta ogni core quale stella
d'amor, di pace, e le tue quete mura
sono un balsamo al cor d'ogni alma pia.


(Giovedì 18 dic. 1902

Ore 3 meno 20)