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Milano (Lombardia) - 16 Giugno 2010

Fisk racconta il Libano: il martirio di una nazione

Fisk racconta il Libano: il martirio di una nazione
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Per molti il Libano è il vaso di Pandora del Medioriente. Bello ma debole, ricco ma alla portata dei suoi tanti nemici, vario e multietnico ma perennemente in conflitto. Le immagini dei disastri libanesi le abbiamo tutti in mente, fin da piccoli, una litania senza fine dei telegiornali.
Molti hanno raccontato il Libano, ma pochi sanno guardare dentro a questo vaso di Pandora come Robert Fisk, storico corrispondente britannico da Beirut, dal Times all'Independent. Tutti lo ricordano sempre come l'unico giornalista d'Occidente ad avere intervistato Bin Laden.
Ma i suoi reportage sono molto più che scoop. Sono racconti che vanno a fondo e restano nel cervello, come solo sanno fare grandi reporter.
Nel Martirio di una nazione, Il Libano in guerra (Il Saggiatore), Fisk raccoglie 60 anni di storia di quella che fu la terra dei fenici e che ora è la scacchiera del Medio Oriente, dove tutti muovono le pedine. Ci racconta i drammi, a cui ha assistito in prima persona, e anche gli splendori, la cultura, i profumi e le musiche tra le pieghe di questi drammi. Perchè Fisk è attento, e colto. Passa dagli intellettuali e gli artisti di Beirut ai massacri di qua e di là della linea verde (Sabra e Shatila, mai abbastanza noto), le invasioni israeliane ed Hezbollah, il fallimento dell'Onu negli anni '80 e le stragi dimenticate, almeno dagli occidentali, come quella dei civili di Cana. Le 800 pagine di catturano.
Jihad e tormenti diplomatici, speranze e soprusi, diritti calpestati e rabbia dei diseredati.
Tutto sembra passare dal Libano: per questo vale la pena farsi guidare dalle pagine di Fisk, e riconciliarsi con il grande giornalismo