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Malesco (Verbano-cusio-ossola) - 3 Settembre 2017

Festa degli Spazzacamini in valle Vigezzo

Festa degli Spazzacamini in valle Vigezzo
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La festa degli spazzacamini in valle Vigezzo è anche memoria dei piccoli “rüsca”
In sfilata a Santa Maria Maggiore oltre 1000 spazzacamini. E’ il raduno annuale che viene organizzato in omaggio ad un’ importante pagina di storia della valle. I musi neri che qui si ritrovano nel mese di settembre e arrivano da tutto il mondo: dagli Stati Uniti e dal Giappone, da Norvegia, Francia, Germania, dalla Polonia, per un totale di più di 20 Stati rappresentati. La loro storia è raccontata nel Museo dello spazzacamino a Santa Maria Maggiore.

Lo spazzacamino è un mestiere nato alcuni secoli fa. In Italia come il resto dell’Europa per fare questo mestiere si prendevano bambini e ragazzi dalle famiglie oppure mendicanti o orfani. La caratteristica che questi ragazzi dovevano possedere era l’essere molto magri al fine di entrare agevolmente nella canna fumaria e pulirla [1]. La Val Vigezzo, in Piemonte, è chiamata la valle degli spazzacamini per il gran numero di ragazzi che soprattutto tra il Seicento e il Settecento emigrarono in nord Europa.

ideo © Valle Vigezzo
http://www.vallevigezzo.eu
Al giorno d’oggi invece lo “spazzacamino” è responsabile dell’intervento di manutenzione, quindi oltre alla mera spazzolatura dei condotti, deve provvedere a controllare lo stato di conservazione dell’impianto fumario, le eventuali anomalie e soprattutto deve garantirne l’efficienza e la tenuta. Solo la manutenzione ordinaria così concepita previene gli incendi e gli avvelenamenti da monossido di carbonio.
Il camino o meglio l’impianto fumario, deve essere pulito accedendo ad entrambe le estremità dell’impianto: il terminale sul tetto ed il focolare all’interno dell’abitazione. La scovolatura dei condotti può essere eseguita utilizzando due tecniche: dall’alto verso il basso o viceversa; Gli attrezzi per la pulizia sono cambiati negli ultimi anni. Una volta si infilava una corda attraverso il comignolo e quando arrivava nel focolare vi si legava matassa di rovi o pungitopo, e un capo di una corda altrettanto lunga e poi, uno sopra e uno sotto, si trascinava su e giù. Oggi invece questo mestiere è cambiato: è previsto il controllo preventivo tramite videoispezione, la sigillatura delle aperture all’interno dei locali, l’accesso al tetto in sicurezza, la scovolatura tramite spazzole idonee per materiale, durezza e forma, trascinate mediante peso battente o aste flessibili avvitate una di seguito l’altra ed infine l’asportazione e lo smaltimento della fuliggine. Il classico raschietto a spalla è un po’ in disuso in quanto la formazione di depositi catramosi che richiedano l’uso di tale attrezzo era tipica dei grandi focolari aperti che, a causa del loro scarsissimo rendimento sono sempre più in disuso.

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