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Ravarino (Modena, Emilia-romagna) - 30 Maggio 2012

Emilia Romagna: Appello Per "la Lucciola"-

Emilia Romagna: Appello Per
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COMUNICATO STAMPA DALL'EMILIA ROMAGNA DI GIOVANNI CANEPA

EMERGENZA SISMA NELLA SEDE "LA LUCCIOLA" IN STUFFIONE di RAVARINO , provincia di MODENA

LA LUCCIOLA HA BISOGNO DI AIUTO

Il sisma del 20 maggio aveva già danneggiato la struttura centrale del Centro, ma le lesioni non erano molto gravi e contavamo di farcela con le nostre sole forze.

Le nuove scosse di martedì 29 hanno radicalmente cambiato la situazione: la Villa è gravemente compromessa, dichiarata assolutamente inagibile dai periti; se si verificassero nuove scosse, la probabilità di crollo è altissima. Altri edifici sono seriamente lesionati come la struttura che accoglie alcuni laboratori, l'acetaia, la serra. I bambini e gli operatori sono usciti incolumi dalla devastazione, ma la realtà di trent'anni di impegno, rigore, passione per i bambini rischia di concludersi così: La Lucciola non ha le risorse, da sola, per far fronte a danni tanto ingenti.

Abbiamo bisogno della solidarietà di tutti perchè la somma da raccogliere è molto alta.

Nei prossimi giorni cercheremo di attivare la possibilità di compiere donazioni dal nostro sito web, lalucciola.org

Ne daremo notizia al più presto.

Per ora chi volesse aiutarci può usare il nostro conto corrente:

IBAN IT26V0200866960000002963162

Nota. Col termine 'diversamente abile' ci si riferisce qui abambini dai x anni agli y anni con sindromi diverse come quella 'down',autistici ecc.
Giovanni Canepa

Info:
lL Centro "La Lucciola"
Il Centro "La Lucciola" nasce nel 1987 dal desiderio di alcuni operatori della N.P.I. e della riabilitazione - a lungo attivi nei servizi territoriali della AUSl di Modena - di offrire una risposta terapeutica efficace ai bambini con disabilità e alle loro famiglie.

Una lunga riflessione sulle modalità tradizionali della cura dei bambini disabili ha condotto alla formulazione di una nuova dimensione dell'attività terapeutica in cui le competenze teoriche e le tecniche non si presentano nella loro veste tradizionale, ma vengono decodificate in esperienze reali di vita.

Stando coi bambini nella dimensione concreta del lavoro comune condiviso con la disponibilità a incontrarsi con le loro emozioni è stato possibile attivare significativi cambiamenti nel pensiero e nel comportamento.

La ricerca dell'integrazione di saperi ha portato a utilizzare in modo diverso le tecniche e le conoscenze, non solo nelle modalità di cura rivolte ai bambini e alle famiglie, ma anche nell'organizzazione istituzionale, nella formazione del gruppo di lavoro, nella gestione delle risorse.

Il gruppo si svolge in un setting particolare.

Lo spazio è ampio: una casa pensata e costruita per costituire uno spazio fisico e mentale insieme, un polo di attrazione e di contenimento.

L'organizzazione dello spazio fisico, la scelta dei volumi aperti o chiusi, dei confini, delle porte, dei mobili, degli oggetti e delle loro caratteristiche percettive e sensoriali è stata realizzata in modo che l'impatto estetico, emotivo, percettivo e sensoriale comunica ai bambini con immediatezza senza far ricorso a modalità verbali, che esiste uno spazio fisico e mentale per loro.

Anche il tempo è ampio e prevede frequenze differenziate da un giorno intero settimanale fisso a più giorni la settimana fino a periodi residenziali.

Modi e modalità, l'a b c della terapia non invasiva
Modi e modalità, l'a b c della terapia non invasiva. Ci si era resi conto che 'interrogare' la mente di un bambino diversamente abile significava dover andare a influire sui suoi comportamenti. Senza stare qui a scomodare la Fisica Quantistica secondo la quale 'l'osservatore che osserva' apporta modifiche involontarie al fenomeno che sta esaminando; chiunque e tanto più uno psicoterapeuta si rende conto che assistere ai comportamenti di un soggetto umano per comprenderlo, deve avvenire 'essendoci senza esserci'. Questo aveva intuito con la sua grande sensibilità ed esperienza Adriano Milani Comparetti (fratello di Don Milani) fin dall'inizio della seconda metà del secolo breve. L'obiettivo era quello di consentire al soggetto-bimbo-diversamente abile di esprimersi naturalmente mentre veniva monitorato. Quale miglior soluzione poteva esserci, in alternativa all'Ambulatorio, se non quella di un Laboratorio di Vita? È così che il bambino in questione viene accolto in una scuola che non è una scuola, ma una 'farm' dove tutti, bimbi e operatori vivono una vita normale ma dove gli operatori osservano e rilevano. La giornata viene scandita da attività primarie come arte, coltivazioni, cucinare, accudire animali, faticare.. comunque lavorare in gruppo. Gli operatori attenti guidano non percepiti i programmi della giornata già opportunamente studiati. Un ambiente nella natura facilità l'operatività. Queste giornate consentono agli operatori di ritrarre profili di ogni soggetto in condizioni perfette di laboratorio senza interferenze esterne.
Introduzione. Breve storia de La Lucciola di Emma Lamacchia Psicoterapeuta Infantile
Lavoravo al Servizio di Psichiatria Infantile di Modena, e, dopo molti anni di lavoro non ero soddisfatta e pensavo che si dovesse cambiare qualcosa nel nostro modo di lavorare perché i bambini non cambiavano quasi. Io vedevo che c'erano delle famiglie molto impegnate, molto affettuose; delle maestre molto impegnate, degli operatori molto impegnati... però mi sembrava che ci fosse un grande spreco di risorse. Perché non c'era una proporzione accettabile fra tutte le energuie umane ed anche economiche profuse e il risultato emergente. Fra le esperienze che conoscevo ce ne era una che mi interessava molto che era quella di Adriano Milani. Loro, il centro dove lavorava Milani a Firenze Torregiani (?), avevano già da un po' di anni incominciato a fare una cosa che chiamavano 'ciclo di trattamento'. Invece di vedere i bambiini in ambulatorio, avevano organizzato di poter tenere per una settimana il bambino assieme alla famiglia (genitori). Disponevano di camere dove potevano stare anche i familiari e dove i bambini potevano avere la loro vita quotidiana normale. Ed erano assisti, affiancati da fisioterapisti. logopedisti, educatori, insomma da tutto il personale che si alternava. Poi mettevano insieme le osservazioni fatte da ognuno e, alla fine della settimana, venivano fornite alla famiglia tutte le valutazioni e i consigli necessari. Queste settimane erano molto efficaci per poter definire il trattamento da adottare. E mi sembrava quella una cosa intelligente, il fatto di vedere, in una situazione pratica di vita quotidiana, quali fossero le difficoltà del bambino e come si potessero risolvere. E così avevo cominciato a tenere i bambini per un giorno intero nei locali del Servizio Sanitario. E avevo chiesto ai miei collaboratori che ognuno passasse un po' di tempo col bambino in esame ma continuando a fare le proprie cose della vita quotidiana. Facendo la spesa, da mangiare, dovendo traversare la strada, lavarsi, vestirsi, insomma le cose più semplici. E queste primissime esperienze erano state molto interessanti. Perché ci si rendeva conto come fosse difficile applicare le teorie o le tecniche in pratica in ambulatorio e, invece, nella vita. E quindi ero interessata a continuare su questa strada, pensando anche di trovare degli ambienti diversi dall'ambulatorio in spazi più adatti. Poi, proprio in quel periodo ho avuto l'occasione di venire a conoscenza di una esperienza spagnola che si svolgeva in Galizia, al confine col Portogallo. In questo posto tenevano bambini molto diversi fra loro e in una atmosfera di vita molto ricca e molto interessante. Perché i dirigenti di questo centro spagnolo erano venuti a Bologna a fare un seminario. E allora con alcuni amici avevamo la curiosità e siamo andati a conoscere questo centro. Il vedere questa esperienza, il coraggio di incrementare quello che già avevo cominciato a fare e di pensare che quello che avevo visto era proprio quello che io pensavo si dovesse fare con i bambini. Prima il format non l'avevo visto realizzato così completo. Ecco che mi sono detta: 'Allora sono cose che si possono fare'. 6.18 Quindi ho pensato che quello era proprio ciò che io volevo fare nel mio lavoro. E allora ho cominciato a pensare più seriamente, con più convinzione di portare la terapia in un sistema di vita più vicino ai bambini. Più interessante. Più vicino, più vitale. E ho cominciato a cercare. Prima di tutto all'interno dell'Azienda Sanitaria, se c'erano degli ambienti adatti. Lo stesso ho fatto col Comune, Provincia, Regione e con privati. Ci sono stati alcuni anni nei quali ho girato moltissimo per trovare un posto adatto. Poi, siccome gli anni passavano e io non lo trovavo, ho pensato di utilizzare una casa, che era la mia casa di Monzuno che non veniva praticamente usata da anni dalla mia famiglia. Però la casa di Monzuno era lontana da Modena e da Bologna anche. La maggior parte dei bimbi erano fra Modena e Bologna. Alloa, pensa e ripensa, alla fine mi è venuto in mente, mi sono ricordata di una persona che avevo conosciuto a casa di amici, un tipo un po' estroso, che sapevo che aveva ristrutturato un terreno vicino alla città facendone un'oasi per uccelli migratori. Questa persona era un tipo aperto alle cose un po'stravaganti. 09.05 Io lo conoscevo poco, ma ho pensato di andare a parlare con lui. Gli ho chiesto se poteva essere disponibile a ospitare, almeno per un giorno la settimana, un gruppo di ragazzini in quella sua casa dove non ero mai stata. Però entrando dal cancello si accedeva ad un luogo molto particolare. Lui aveva costruito un sistema di laghetti e arrivando sembrava di entrare in un posto brulicante di vita. Perché c'erano storni di anatre che volavano tutte insieme in branco da un laghetto all'altro. Si alzavano in volo. Ottanta anatre! Tantissime! Poi c'erano alcuni animali diversi. Si erano fermati li durante la migrazione. Anatre egiziane dalle zampe lunghe lunghe. Quelle cilene. Poi c'era tutto un brulicare di insetti. Un fermento di .... Allora il luogo mi era piaciuto molto. Poi la casa era una casa colonica, all'interno un po' fatiscente a dire la verità. Esternamente era stata oggetto di una iniziativa. Lui faceva .... con artisti, lui era un artista di animo e di mente. Allora egli aveva chiamato un gruppo di pittori, che lui era molto ... gente del mondo della pittura, della letteratura, della poesia .... e aveva fatto dipingere attorno la casa fino al comignolo porte e finestre. A piacere. Ognuno aveva dipinto quello che voleva. Per cui c'era a piano terreno una finestra a cui era affacciato un cavallo. Di sopra c'era un cielo azzurro su una finestra con un mandorlo in fiore. Ad un'altra c'era un incendio con un gatto che si gettava giù dalla finestra. E così era diventato un luogo con un pizzico di magia. Allora a Mario, questo era il nostro amico, la mia idea piaceva e abbiamo cominciato ad andare da lui una volta la settimana. La cosa era iniziata così, e poi era proseguita con l'impulso e lo stimolo di quella esperienza che in quel modo così stupendo avevo visto operare in Spagna. Io per fare questo lavoro avevo bisogno di colleghi collaboratori che lavorassero con me. E c'erano molte persone fra gli amici che avevo che non erano soddisfatte di come il lavoro si stava facendo. Volevano cambiare, fare altre cose. Quando ho cominciato a dire 'bisogna fare qualcosa', cominciare a riflettere, dobbiamo 'partire'; le persone entusiaste di partire erano rimaste molto poche. Comunque successe che una sera eravamo con alcuni di quei colleghi collaboratori in una casa sull'Appennino Modenese ed erano venuti a trovarci anche gli 'amici spagnoli'. Quella sera, era la fine di giugno, la collina era totalmente piena di lucciole. Veramente erano una infinità. E sembravano nascere dalla terra e piovere dal cielo. Era un'atmosfera proprio particolare. E allora discorrendo di questi progetti che erano già in parte avviati, e c'era comunque un desiderio di portarli avanti... quella notte lì è venuta anche l'dea di chiamare questa esperienza 'Lucciola'. Perché l'immagine delle lucciole? Mentre stavamo lì a chiaccherare in mezzo a tante lucciole, erano venuti in mente tanti pensieri. Per cui poi il nome 'lucciola' ci era sembrato così adatto. Perché le lucciole si accendono in un punto, poi si spengono e si riaccendono in un altro punto. Tu non riesci a vedere la stessa lucciola dove va a finire. A meno che non ce ne siano proprio poche. Allora la lucciola illumina il buoi con un lumicino piccolo. Non con una luce sfolgorante. Allora avevamo pensato che era un po' come succede nell'esperienza con i nostri bambini. I bambini .... Ancora vovonoun po' nel buio. A un certo punto si può accendere una lucina. C'è il buio della solitudine, della paura, della confusione. Però se si accende la lucina il bambino comincia ad avere un piccolo ... di speranza. E poi sembrava la luce che si accende, poi si spegne e poi si riaccende, era un po' come l'immagine del cammino di ... del bambino. Che è fatto di momenti di buoi , di momenti di luce, di buio di luce. Però questo percorso non è quello che ha in mente l'educatore. È quello che ha in mente il bambino. È il bambino che decide il suo tragitto. L'educatore deve stare in ombra e seguire per vedere quando il bambino ha un picco di illuminazione. Di crescita. Poi gli sta vicino e lo accompagna. ......... 17.37 Insomma, erano tante immagini che venivano in mente su la lucciola e allora mi era venuta l'idea proprio quella sera di chiamare questa esperienza 'lucciola'. Alcuni bimbi hanno continuato a chiamarla 'lucciola', casa lucciola'. Per cui, dopo, quando però dopo diversi anni, si è deciso di costituire l'Associazione, è sta chiamata La Lucciola. Quando appunto si è deciso che diventava una associazione ufficiale.... Sul nome c'erano stati molti contrasti. Molte persone erano contrarie perché dicevano che era un nome un po' ambiguo, equivoco. Perché lucciole sono ? erano chiamate le prostitute. E pensavano a dei nomi più seri, più scientifici. E anch'io ero in grande difficoltà. Ero in grande conflitto.... Prima di andare dal notaio ho deciso che il nome doveva essere per forza lucciola. Perché era il nome più adatto di ttutti per i bambini. I bambini nell'immagine della lucciola si riconoscevano. Era un'immagine facile per loro. Poi è un nome musicale, femminile. È comunque un'immagine semplice e chiara. E, secondo me, nel nome dell'associazione, dell'esperienza, prima di tutto erano i bambini i giudici dell'efficacia del nome. Quindi è rimasto il nome lucciola. E così dopo le prima esperienze fatte in ambulatorio, perché, per il primo anno l'attività abbiamo continuato a farla in ambulatorio. Poi, quando mi è venuto in mente di andare a cercare ... che non si trovasse una casa perché costava troppo... perché non c'era niiente, e poi l'esperienza era troppo fragile per cominciare, allora mi è venuto in mente di utilizzare, da un lato casa mia, dall'altro la casa di questo amico. Allora è partita l'esperienza a Modena. Dall'amico Mario e a Monzuno BO nei periodi residenziali d'estate.


Emma Lamacchia. Segreti e successi. Una certa idea di cura.

Emma Lamacchia neuropsichiatra infantile ne ha fatta distrada e non solo in macchina. All'inizio intuiva che non poteva stare dietrouna scrivania a esaminare un bambino down seduto magari a disagio davanti a leisu una sedia di metallo. La 'commedia di una vita' doveva invece rivelarsitutta nel e col vissuto non nell'asettica stanza di un ambulatorio. Perché sedevi diagnosticare le tonsille va bene, ma comprendere chi è caratterizzato dauna ben diversa comunicazionerichiede di poter operare 'sul campo ', in un laboratorio piuttosto che in unambulatorio. Laboratorio vs ambulatorio. Cioè osservando il Soggetto nella suavita vissuta nel quotidiano e da condividere con Lui stesso. Ma chi era stato ainsegnarglielo? Si Adriano Milani Comparetti. Il fratello di Don Milani, di unafamiglia evidentemente votata alla valorizzazione del patrimonio del bambino. Euna realtà spagnola era stata a mostrarglielo. Così serviva una 'farm'. Ilcontenitore ideale per operare in libertà e naturalezza. Una farm dove la giornata si potessesvolgere pacifica e creativa, in quella che ognuno, sia Operatore che Bambinopotessero considerare la loro propria casa. Non fu facile trovare questa casa,richiese anni. Ma lei sapeva cosa cercava. Una struttura flessibile e benadattabile alle esigenze terapeutiche e all'ascolto, immersa nella natura chevedremo gioca un ruolo fondamentale nel consentire rapporti liberi dacondizionamenti esterni. Ora questa casa è distrutta dal sisma e si comincia aoperare precari, ma Emma Lamacchia sa che queste difficoltà possono essereribaltate in opportunità. Se c'è progetto e volontà. Qui e ora. Con qualcheaiuto motivato e non pietistico. Andate a leggere cosa ella ha scritto sulcancello all'entrata. Ma Emma Lamacchia è quella che con uno scontato termine giornalisticosi definisce un manager continuamente sotto pressione. Dotata di un sesto senso.Timida nel privato. Determinata nella professione che è una mission nel significato inglese deltermine che sta a progetto vissuto più che a missione. Perché, ecco, Lei nonperde mi di vista il 'focus', in quanto evita per Sua natura gli assolutismi ele ideologie finendo a vedere ilbicchiere sempre mezzo pieno. E senza lacrimevole compassione per i 'suoibimbi poverini'. Puntando sul rispetto e sull'agire qui e ora. Tanto che LaLucciola è diventata scuola di vita soprattutto per Lei e ne ha plasmato ilcarattere. Certo, Lei comunica con molta passione mediata dall'approccioprofessionale che Le consente di farsi seguire dal Gruppo. Gruppo sia benchiaro composto sia da collaboratori e dai Bimbi Diversamente Abili. In paridignità e attenzione. Dove ripeto si è tutti uguali, ma diversi nei ruoli,rispettati e riconosciuti. Lei promuove l'autonomia e e l'autenticità deisoggetti. Sia collaboratori che Bambini ospiti. Che non devono avere semprebisogno di Lei. Che però Lei aiuta verso la migliore possibile autonomia dellaespressione di sé. Alla ricerca sempre di qualcosa in più, non egocentrico mada condividere inquadrato in una Dottrina della Professione. Dottrina daattuarsi nell'alveo della leggerezza. Intendendo per leggerezza l'esserci senzaesserci. Ecco che la sua leadership si afferma attraverso l'ascolto e lerisposte del cuore, risposte gestite col rigore del neuropsichiatra. [rileggere le recenti polemiche apparse sulla stampa nazionale su 'chi ha pauradella psichiatria ]. Empatia e tecnicache convivono. Senza lacci e lacciuoli della burocrazia. Ecco che l'Amore lì aRavarino, alla Lucciola, non è qualcosa di melenso, ma l'attuazione discreta edempatica della Volontà espressione del Progetto Master. Il Progetto sta in unaattività tipica del Rabdomante che nella terra l'acqua trova. Qui nella fertilee pulita mente dell'Abile Differente Lei Emma Lamacchia trova l'acqua vera chemagari sgorga a intervalli. Come succede al chiarore della lucciola ma chetorna sempre per chi sa colgierla. Come Emma Lamaccchia.

COMUNICATO DI G.CANEPA ( con invito alla massima divulgazione).