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Sassari, Sardegna - 17 Gennaio 2011

Disastro ambientale a Platamona

Disastro ambientale a Platamona
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Una scia di catrame lunga chilometri
Disastro ambientale a Platamona
Diecimila litri di olio combustibile spalmati sulla battigia di Platamona (Sassari). Una lunga scia nera che dal terzo "pettine" arriva fino al sesto, quasi al limite della Marina di Sorso. Atto finale dell'incidente accaduto martedì sera al molo E.On, dove la nave cisterna Esmeralda aveva appena finito di scaricare l'olio destinato ad alimentare i vecchi gruppi di produzione 1 e 2. L'incidente ha riguardato una delle tubature che portano il carburante dalla banchina ai depositi della termocentrale. Dalla condotta, interrata nel cemento, è fuoriuscito l'olio che prima ha invaso la banchina e poi è finito in mare. In un primo momento si era parlato di "una modesta quantità", ma l'aspetto delle spiagge racconta un'altra storia. E in realtà la Capitaneria ha quantificato la perdita in 10 metri cubi
Palline di catrame che diventano sempre più grandi, fino a trasformarsi in blocchi poggiati sulla battiglia e qualche metro più indietro. Sembra che ce li abbiano messi a caso. Sulla sabbia i segni dei rastrelli, i buchi fatti con le pale per «estirpare il tumore», dicono gli operai. Li guardi, sono tutti uguali con le maschere a filtro che ne fanno un esercito di soldati schierati per combattere una guerra che non si sa quando finirà.

E.On, la società tedesca che li ha chiamati, garantisce che «si lavora ininterrottamente» e che le operazioni di pulizia «saranno completate entro lunedì». Ma è una ipotesi difficile da credere: l'inquinamento è distribuito lungo un litorale di quasi 18 chilometri, ne sono stati parzialmente ripuliti poco meno di sei. E la parte più compromessa è quella verso la foce del fiume Silis, tra l'ottava e la nona discesa a mare. Qui è tutto nero. E lo si capisce già alle 9.30 del mattino, davanti al camping Li Nibari, quando arriva la commissione provinciale Ambiente presieduta da Alessandro Unali: «Siamo qui per verificare il danno effettivo - dice -, come si fa a sostenere che non è successo niente? Ora incontreremo l'assessore per definire una linea comune».

Comincia a maturare la convinzione che «in fondo è andata pure bene»: cioè, ci si dovrebbe quasi rallegrare. Invece è una tristezza immensa. Gavino Sale è un'anima in pena, il leader dell'Irs che ha guidato l'assalto alla collina dei veleni di "Minciaredda", nella zona industriale di Porto Torres, cammina avanti e indietro. Le scarpe sprofondano nella sabbia si colorano di nero, un bordino che contraddistingue tutti coloro che passano. Si macchiano i pantaloni. Gli operai raccolgono le palle gelatinose e le mettono dentro le buste. «Quante ne abbiamo raccolto? Più di mille al giorno».

Cos'è che può dare tranquillità di fronte a uno scenario simile? Perché uno che guarda il mare e la spiaggia dovrebbe sentirsi tutelato?

«Non si può stare fermi e dire agli altri di fare - sbotta Gavino Sale - a Porto Torres e Sassari ci stiamo organizzando per formare gruppi di cittadini e formalizzare la costituzione di parte civile».

All'ottava discesa a mare cambia lo scenario. In spiaggia non c'è nessuno, qui le squadre non sono ancora arrivate. E si capisce anche perchè: ci vorrà un intervento diverso, rilevante. Non basteranno pale, rastrelli e buona volontà. Si passeggia su una distesa nera, dall'Eden Beach a Marritza fino alla Tonnara. La miscela nera e densa si è infilata ovunque: tra le pietre levigate dal mare, sulla posidonia spiaggiata, sotto la sabbia. Una spigola di almeno tre chili batte gli ultimi colpi di coda, ha l'aria fiera di chi ha combattuto sino alla fine prima di arrendersi. Un pescione sfinito, si è addormentato su un cuscino di alghe. È morto, e bisognerà capire perché.
Gavino Sale si infila i guanti bianchi, quasi fosse un chirurgo. Si inchina e prova a tirarla su quella spigola, ma non c'è più niente da fare. Non è una bella scena: quell'uomo della campagna che con il mare ha poco a che fare quasi si commuove. Infila le dita nelle branchie e se la porta dietro, la guarda con occhi tristi: «La faccio analizzare - dice - sì la faccio analizzare. Voglio sapere perchè è morta, qui dove c'è un odore di olio combustibile e un paesaggio lunare».

Sbucano fuori alcuni operatori che hanno la concessione sul litorale - chioschi, bar e punti di ristoro - dicono che vogliono tutelarsi.

Il mare è liscio come l'olio - come «l'olio combustibile», commenta sarcastico Gavino Sale - e la passeggiata sul catrame peggiora: dalla sabbia alle pietre, quella colla nera unisce i sassi colorati e non è un'opera d'arte. La bonifica sarà ancora più complessa: dovranno lavare le pietre e riportarle. Già, una bella impresa. Accade questo nel mare più bello, nel Santuario dei cetacei senza protezione che dovrebbe fare del Golfo dell'Asinara una perla da tutelare e non un posto da sporcare.

Oggi si mobilita il popolo di Facebook per mettere insieme volontari da schierare in campo: appuntamento alle 15 davanti alla Cormorano Marina, in porto.

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