Sassari.
Disastro ambientale dopo lo sversamento in mare dell'olio Eon. Cappellacci preoccupato.
Platamona, indaga la Procura.
Periti al lavoro: presto il rapporto dal magistrato.
Il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha chiesto un incontro urgente ai vertici delle aziende chimiche isolane. La sua preoccupazione è quella di tutti. L'olio sversato nel Golfo dell'Asinara rischia di creare un autentico disastro ambientale.
Chilometri di dune imbrattate dall'olio di Eon: a Platamona si indaga per disastro ambientale. La svolta nell'inchiesta arriverà quando tecnici e periti depositeranno le relazioni in Procura. Intanto, a tre giorni dall'incidente avvenuto nello stabilimento petrolchimico di Porto Torres, quando una nave cisterna che riforniva l'impianto ha riversato diciottomila litri di olio combustibile in mare, si cerca di quantificare i danni.
LA PROVINCIA «La situazione è più grave del previsto», ammette il presidente della commissione ambiente della Provincia Alessandro Unali. «Il nostro impegno sarà quello di pretendere che chi ha sbagliato, cancelli ogni traccia. Ma non sarà cosa facile». Sul litorale di Platamona centocinquanta tute bianche fanno il possibile e l'impossibile. Gli operai chiamati per compiere il miracolo lavorano senza sosta dalle otto del mattino fino al tramonto.
SUPER LAVORO Sono loro che cercano di tirar via dalla sabbia incollata quelle patacche nere e gommose che puzzano di chimica e sembrano inchiodate al suolo. Loro hanno il compito di sistemare la faccenda ora che il danno è fatto. Il sopralluogo della delegazione provinciale al quale hanno preso parte anche il leader dell'Irs Gavino Sale e la vicepresidente della commissione, Alba Canu, non è durato troppo a lungo. Nella discesa a mare de Li Nibbari, i tecnici hanno trovato tutto quello che serviva per intuire il disastro di cui si parla in Procura e, forse, hanno visto persino più di quanto si aspettavano.
DESOLAZIONE Il mare placido dai riflessi di piombo, la riva infestata di alghe più nere e dense del solito, la spiaggia farcita di ciotoli color liquirizia che gli operai rastrellano e infilano in sacchi di plastica nera. Quelle buste annodate sono dappertutto, allineate lungo la battigia, nuovi cadaveri dell'ultimo guaio ambientale. Mentre le pulizie delle dune sembrano più difficili del previsto, a pochi chilometri da lì, si prendono decisioni importanti.
GUARDIA COSTIERA La Capitaneria di Porto Torres ha convocato d'urgenza l'assessore provinciale all'ambiente Paolo De Negri, e i sindaci di Sassari, Porto Torres e Sorso, i comuni coinvolti nell'incidente. All'ora di pranzo si sciolgono le riserve: la nave cisterna dalla quale è fuoriuscito il carico verrà spostata, per consentire la bonifica dell'area sottomarina circostante. Le operazioni di pulizia della spiaggia andranno avanti fino a data da destinarsi.
PESCI MORTI Alcuni attivisti dell'Irs, ieri mattina, hanno rintracciato sulla spiaggia due pesci morti. Nessuna certezza del fatto che a ucciderli sia stato l'olio di Eon, ma il primo pensiero è andato a quell'ammasso di patacche che rivestono tutta la spiaggia. La faccenda dell'olio da ieri preoccupa tutti: i consiglieri regionali Mario Bruno e Luigi Lotto, si dicono concordi sulla necessità di individuare i responsabili, e il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha annunciato che chiederà presto un incontro ai vertici di tutte le aziende che gestiscono gli impianti chimici nell'isola.
La disperazione di chi opera nelle spiagge
«La situazione è drammatica e noi non sappiamo ancora cosa fare. Se non verrà ripulito tutto, quest'estate sarà un disastro».
Fabrizio Leoni, barista sassarese di 33 anni, gestisce il chiosco che sta sulla quarta discesa al mare del litorale di Platamona. A pochi metri dal prefabbricato di legno che ospita il bar, c'è un container verde in cui sono stipati i sacchi gonfi dell'olio recuperato durante la bonifica. «Dall'amministrazione comunale di Sorso nessuno ci ha fatto sapere nulla, ma di certo non resteremo a guardare. Formeremo un comitato, chiederemo un risarcimento danni, perchè di certo i turisti non verranno qua per imbrattarsi di catrame». L'economia che gira intorno alla costa che sta tra Porto Torres e Castelsardo resta col fiato sospeso. Gli operatori non possono fare altro che aspettare. I pochi che tengono aperti i loro bar anche d'inverno guardano gli operai armati di pala e sacchetti e sperano che la spiaggia venga ripulita davvero. Nel bar di Li Nibbari, il titolare Antonello Fadda sta dietro al bancone mentre sua figlia serve ai tavoli. Lei ha lo sguardo attento e ascolta chi parla di ciò che è accaduto, poi tra un caffè e l'altro, si lascia sfuggire un commento: «Per fortuna non è capitato d'estate. Che cosa avremmo potuto fare noi?». Un silenzio muto lascia cadere il discorso. Sul Lido di Platamona si affacciano camping, residence, bar, supermercati. Piccoli imprenditori che vivono tutto l'anno grazie agli incassi estivi. Ora quella mareggiata di olio fa nascere molte preoccupazioni su quello che accadrà, sui tempi che serviranno agli operai per ripulire tutto e sull'eventualità che sulle dune dorate resti qualche traccia di quel catrame nero.
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