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Roma, Lazio - 2 Marzo 2009

Di Pietro il guastafeste

Di Pietro il guastafeste
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Riporto un brano tratto da "Il guastafeste", la mia autobiografia pubblicata da "Ponte alle Grazie" e scritta dal mio intervistatore Gianni Barbacetto, dal titolo "Attenti al soufflé" (pag. 151).

Gianni Barbacetto: Oggi, dopo poco più d'un decennio, sembra di vivere in un altro mondo. L'Italia non è più un esempio per nessuno. Mani pulite è lontana. Il mondo è entrato in una fase di paura e di crisi. E lei ha intrapreso la via della politica. Da questo punto di vista, sta vivendo il suo momento magico: è oggi in Italia la figura più visibile dell'opposizione a Berlusconi, ha di molto aumentato la sua popolarità e, secondo i sondaggi, anche i voti per il suo partito. Ritiene che sia una tendenza che continuerà, oppure il suo successo di questo momento è, come dice qualche suo avversario, un soufflé destinato presto a sgonfiarsi?
Antonio Di Pietro: L'Italia dei valori, come ho già detto, è un partito politico che non ha alcuna velleità di costruire nuove ideologie o di rimanere in vita in eterno. Per scelta, noi abbiamo fatto un « partito mezzo » e non un « partito fine ». Abbiamo un obiettivo da raggiungere, poi possiamo pure appendere le scarpe al chiodo. L'obiettivo è semplice ma ambizioso: contribuire al ricambio generazionale della classe politica. Sì, con Mani pulite è stato possibile fare una radiografia accurata dei mali della prima Repubblica. Per passare alla seconda, è necessaria una terapia d'urto che solo il ricambio della classe dirigente può produrre. Coloro che avevano le mani in pasta negli affari di Tangentopoli non hanno alcuna intenzione di fare un passo indietro, tanto è vero che ce li ritroviamo ancora adesso tutti lì in prima fila a pontificare e discettare. Contro questo andazzo, la magistratura non ha potuto né può fare nulla; nemmeno le manette sono servite per fermarli. Solo il popolo ? attraverso libere e democratiche elezioni ? può liberarsi di queste persone, scegliendone di diverse. Ecco a cosa serve il « partito mezzo » Italia dei valori: a fare da contenitore per permettere a persone perbene e dalle mani pulite di essere elette, diventare amministratori pubblici e così sostituire la vecchia classe dirigente. Ci riusciremo? Qualche menagramo dice di no, ma io so che chi non comincia non arriverà mai. Sta di fatto che in pochi anni sono riuscito a mettere in piedi un partito dal nulla che ora è uno dei pochi rappresentati in Parlamento, che ha riconoscimenti a livello internazionale, che è presente anche al Parlamento europeo, che opera in tutto il territorio nazionale e che viene sempre di più visto come la vera, unica opposizione al modello fascistoide di governo berlusconiano, fatto di furbizie, favoritismi, leggi ad hoc, manganelli e accenni di xenofobia. L'Italia dei valori è la prima delle proposte nate nel nostro Paese dopo la caduta del muro di Berlino per creare un'azione politica che prescinda dalle ideologie, dalle appartenenze, dalle aggregazioni politiche viste fin qui. Questo non vuol dire che per noi destra e sinistra siano la stessa cosa. Abbiamo alcuni punti fermi: la nostra Costituzione (e dunque il ripudio del modello fascista) e l'affermazione del modello democratico, solidale e riformista... Io credo che tutte le persone di buona volontà dovrebbero lavorare per costituire quest'area politica, che in verità non è, non può e non deve essere rappresentata solo dall'Italia dei valori.

Gianni Barbacetto: Ma quello che lei ipotizza non è già realizzato oggi dal Partito democratico?
Antonio Di Pietro: Gli attuali partiti, proprio perché hanno una loro storia e un loro passato, finiscono per essere contenitori troppo stretti per tutta quest'area. Io sono dell'idea che noi, seppur con grandi difficoltà, dobbiamo lavorare per creare qualcosa di inedito. Un nuovo, grande partito riformista basato sui classici e irrinunciabili valori della libertà, della legalità e della solidarietà, soprattutto verso le fasce sociali più deboli, che però vada oltre e possa intercettare anche quegli elettori che non si riconoscono in un partito che ha messo insieme i gruppi dirigenti post-comunisti ed ex democristiani. Le aggregazioni che si sono realizzate finora, sia a destra (PDL) sia a sinistra (PD), sono risultati di fusioni a freddo, in cui si sono riorganizzati pezzi di ceto politico, di classe dirigente già strutturata, di apparati di potere. Le aggregazioni, sia di qua sia di là, finiscono spesso con la rivendicazione di quanti posti spettano ai vari capicorrente. Se l'Italia dei valori dovesse andare a collocarsi dentro questo Partito democratico, diventerebbe una nuova corrente accanto alle altre. No, c'è ancora tanta strada da percorrere per fare un partito davvero nuovo. Quindi, a chi dice che l'Italia dei valori sia un soufflé destinato a sgonfiarsi, io dico innanzitutto che noi non abbiamo alcuna intenzione di gonfiarci. Vogliamo invece fare un percorso che porterà, alla fine, ad affermare una classe dirigente nuova e a costruire una nuova aggregazione a cui daranno il loro contributo l'Italia dei valori, il Partito democratico e tutte quelle altre realtà che vorranno esserci, nel nome della libertà sì, ma anche della legalità e della solidarietà. Sarà una forza che si differenzierà dal centrodestra berlusconiano perché proporrà non soltanto le libertà individuali, che da sole, senza regole, danno il via libera alla competizione in cui vince il più scaltro, o il più forte, o il più spregiudicato, o il più mascalzone, ma anche le libertà insieme alla solidarietà e alla legalità. Dunque l'Italia dei valori non è un soufflé, né gonfio, né sgonfio: è una forza politica d'avanguardia che vuole dare il suo contributo per costruire la nuova politica.