8 MARZO 2010, GIORNATA INTERNAZIONALE PER
L'EMANCIPAZIONE E LA LIBERAZIONE DELLA DONNA!
Le donne e gli uomini della classe lavoratrice emancipando se stessi emanciperanno l'umanità intera.
di Domenico Savio*
La giornata internazionale della donna nacque all'interno della lotta di classe del movimento operaio nel 1910 alla seconda conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen nella ricorrenza del 53° anniversario della tragedia di New York, quando l'8 marzo 1857 il padrone assassino rinchiuse nella sua fabbrica Cotton le operaie in lotta per un salario dignitoso dandovi fuoco e bruciandone vive 129. L'avidità del profitto e la natura assassina della classe padronale sfruttatrice non hanno limiti. A 153 anni di distanza a quelle eroine della lotta di classe per l'emancipazione sociale dell'umanità va il nostro commosso e reverente pensiero e l'impegno a continuare la loro coraggiosa ed eroica battaglia sino alla costruzione della società socialista.
Quest'anno ricorre il primo centenario dell'istituzione della giornata internazionale della donna lavoratrice, la quale avvenne su proposta della pioniera del movimento femminile socialista Clara Zetkin, che in un comizio a Berlino disse: "La donna proletaria non rivendica diritti nei riguardi dell'uomo, che appartiene alla sua stessa classe, ma con lui combatte contro la società capitalista. Lo scopo della sua lotta non è libera concorrenza tra uomo e donna nel campo economico, ma l'avvento del socialismo liberatore e dell'uomo e della donna proletari". Questo, e solo questo, è il vero significato della giornata internazionale della donna, che cade l'8 marzo di ogni anno, una giornata che, purtroppo, la cultura borghese e bigotta ha progressivamente degradato in festa borghese, totalmente estranea all'obiettivo della donna di liberarsi dallo sfruttamento e dalla schiavitù del lavoro.
Noi comunisti dissentiamo profondamente dal movimento femminista, supportato dalla cultura piccolo-borghese, revisionista, movimentista, anarchica e rivoluzionarista, perché contrappone la donna lavoratrice all'uomo lavoratore e tende a liberarla non dalla schiavitù e dallo sfruttamento padronale quanto dalla presunta dipendenza dall'uomo. Noi sappiamo che nella storia del genere umano il patriarcato e il matriarcato si sono alternati a seconda delle condizioni sociali esistenti in un determinato periodo storico. Il femminismo è un prodotto della cultura borghese, serve alla società capitalistica per distogliere le donne dal loro stato di sfruttamento e di sottomissione al padrone e al suo potere economico e politico, per disimpegnarle dalla lotta di classe per la conquista del socialismo, che solo può liberarle dalla millenaria schiavitù sociale, e per farle rimanere strumento di procreazione di nuova forza-lavoro da consegnare allo sfruttamento capitalistico.
Il femminismo è la negazione del marxismo e del socialismo, per questa ragione viene incoraggiato e sostenuto dal potere borghese e chiesastico. Il giorno definito di festa e non di lotta offende la donna, le cui condizioni di sfruttata non sono strutturalmente e socialmente cambiate. Attualmente, e certamente non per volere del suo compagno di vita, la donna è schiava della maternità, il cui peso sociale è fatto cadere tutto sulle sue spalle ? per la mancanza di asili-nido, scuole materne, assistenza sanitaria adeguata, povertà e altro -, è costretta a lavorare di più in famiglia e nella società, soffre di più la precarietà o la mancanza assoluta di lavoro, guadagna di meno, ha meno potere contrattuale verso il padrone sfruttatore e subisce più facilmente il licenziamento, ha meno diritti nel pubblico e nel privato e questa condizione di inferiorità sociale aumenta con l'aumentare dell'arretratezza e della povertà collettiva.
Il dramma della prostituzione ? che è un aspetto della schiavitù sociale della donna, che da quando la società umana fu sciaguratamente divisa in classi contrapposte abbrutisce una parte del genere femminile e che chiaramente non è libero amore, bensì costrizione per bisogno di sopravvivenza di tante sciagurate nella società basata sullo sfruttamento del lavoro -, delle malattie infettive nelle aree sottosviluppate del Pianeta, dell'aids e della maternità incontrollata è un prodotto infame della società capitalistica.
L'alfabetizzazione delle donne non basta se poi non le si garantisce un posto di lavoro sicuro e dignitoso e se non le si libera dal fardello del peso sociale della maternità. Ecco perché oggi l'8 marzo per le donne non può essere considerato un giorno di festa, ma di riflessione su come devono proseguire il loro impegno di lotta per liberarsi dallo sfruttamento e dalla schiavitù nei luoghi di lavoro, dalle differenze sociali tra uomo e donna imposte dal sistema capitalistico, dalla schiavitù familiare, a causa del peso delle difficoltà economiche con le quali la donna deve confrontarsi quotidianamente, specialmente se disoccupata o, peggio ancora, quando lo è assieme al suo compagno di vita, dai condizionamenti religiosi della sessualità e della procreazione, dalla preclusione di utilizzare ogni strumento della ricerca scientifica per una maternità controllata e responsabile, dai limiti imposti dalla legislazione borghese nel diritto di famiglia e dall'imposizione di costumi e tradizioni in contrasto col progresso civile e sociale della convivenza umana. Chi parla di festa in queste tragiche condizioni di vita della stragrande maggioranza delle donne in effetti lo fa per umiliarle ulteriormente.
Ma una cosa dev'essere chiara, che nella società capitalistica l'uomo e la donna proletari sono accomunati dallo stesso destino di schiavi e sfruttati e che la loro emancipazione e liberazione sociale dipende dalla volontà e dall'impegno di lotta comune, perché appartengono alla stessa classe sociale. Chi cerca di contrapporre la lotta della proletaria a quella del proletario in effetti punta a dividere e indebolire la loro forza e la loro lotta di classe per poter continuare a sfruttarli e sottometterli. E' la classe lavoratrice nel suo insieme, fatta di donne e uomini lavoratori, che deve riscattarsi con la lotta di classe e rivoluzionaria dal giogo del dominio padronale e dalla repressione del suo sistema di sfruttamento. La liberazione delle donne e degli uomini proletari passa unicamente attraverso la sconfitta della disumana società capitalistica e la costruzione di quella socialista, a questo impegno di lotta non c'è alternativa. Le donne e gli uomini proletari tra loro divisi continuerebbero ad essere vittime del medesimo male sociale, che è il dominio selvaggio di un manipolo di capitalisti assassini sull'enorme massa della classe lavoratrice.
Compagni lavoratori, nella giornata di lotta internazionale delle donne lavoratrici salutiamole col pugno chiuso, rispettiamole al pari di noi stessi, soccorriamole nel maggior peso che la dannata società capitalistica riversa sulle loro spalle, incoraggiamole a liberarsi dalla soggezione padronale e dai dogmi della chiesa, infondiamo in esse la fiducia e la speranza nella lotta di classe per il socialismo, facciamole sentire uguali a noi ricordandole la passione e la fermezza di tante eroine che combatterono, vinsero e anche perirono per la causa del socialismo sulle barricate della Rivoluzione francese e della gloriosa Comune di Parigi, nella Rivoluzione russa del 1905 e in quella eroica e vittoriosa del 7 novembre 1917, nella lotta antinazifascista e nella Resistenza dell'Italia e dell'Europa intera, nella Guerra di Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, nelle campagne contro i padroni terrieri e nelle fabbriche contro lo sfruttamento e per migliori condizioni di lavoro e nelle piazze per rivendicare i diritti negati per se e per i propri compagni di vita, abbracciamole e baciamole in uno slancio di fraterno amore, uniamo le nostre alle loro braccia e assieme avanziamo verso la comune liberazione dallo sfruttamento del lavoro e dalla schiavitù della cultura, delle credenze e delle falsità della società borghese e clericale e corriamo uniti ed esultanti verso la conquista della nuova società umana prima socialista e poi comunista.
Viva l'8 marzo, la giornata internazionale del riscatto della donna dalla schiavitù padronale!
Forio (Napoli), 8 marzo 2010.
* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org
8 MARZO 2010, GIORNATA INTERNAZIONALE PER
L'EMANCIPAZIONE E LA LIBERAZIONE DELLA DONNA!
Le donne e gli uomini della classe lavoratrice emancipando se stessi emanciperanno l'umanità intera.
di Domenico Savio*
La giornata internazionale della donna nacque all'interno della lotta di classe del movimento operaio nel 1910 alla seconda conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen nella ricorrenza del 53° anniversario della tragedia di New York, quando l'8 marzo 1857 il padrone assassino rinchiuse nella sua fabbrica Cotton le operaie in lotta per un salario dignitoso dandovi fuoco e bruciandone vive 129. L'avidità del profitto e la natura assassina della classe padronale sfruttatrice non hanno limiti. A 153 anni di distanza a quelle eroine della lotta di classe per l'emancipazione sociale dell'umanità va il nostro commosso e reverente pensiero e l'impegno a continuare la loro coraggiosa ed eroica battaglia sino alla costruzione della società socialista.
Quest'anno ricorre il primo centenario dell'istituzione della giornata internazionale della donna lavoratrice, la quale avvenne su proposta della pioniera del movimento femminile socialista Clara Zetkin, che in un comizio a Berlino disse: "La donna proletaria non rivendica diritti nei riguardi dell'uomo, che appartiene alla sua stessa classe, ma con lui combatte contro la società capitalista. Lo scopo della sua lotta non è libera concorrenza tra uomo e donna nel campo economico, ma l'avvento del socialismo liberatore e dell'uomo e della donna proletari". Questo, e solo questo, è il vero significato della giornata internazionale della donna, che cade l'8 marzo di ogni anno, una giornata che, purtroppo, la cultura borghese e bigotta ha progressivamente degradato in festa borghese, totalmente estranea all'obiettivo della donna di liberarsi dallo sfruttamento e dalla schiavitù del lavoro.
Noi comunisti dissentiamo profondamente dal movimento femminista, supportato dalla cultura piccolo-borghese, revisionista, movimentista, anarchica e rivoluzionarista, perché contrappone la donna lavoratrice all'uomo lavoratore e tende a liberarla non dalla schiavitù e dallo sfruttamento padronale quanto dalla presunta dipendenza dall'uomo. Noi sappiamo che nella storia del genere umano il patriarcato e il matriarcato si sono alternati a seconda delle condizioni sociali esistenti in un determinato periodo storico. Il femminismo è un prodotto della cultura borghese, serve alla società capitalistica per distogliere le donne dal loro stato di sfruttamento e di sottomissione al padrone e al suo potere economico e politico, per disimpegnarle dalla lotta di classe per la conquista del socialismo, che solo può liberarle dalla millenaria schiavitù sociale, e per farle rimanere strumento di procreazione di nuova forza-lavoro da consegnare allo sfruttamento capitalistico.
Il femminismo è la negazione del marxismo e del socialismo, per questa ragione viene incoraggiato e sostenuto dal potere borghese e chiesastico. Il giorno definito di festa e non di lotta offende la donna, le cui condizioni di sfruttata non sono strutturalmente e socialmente cambiate. Attualmente, e certamente non per volere del suo compagno di vita, la donna è schiava della maternità, il cui peso sociale è fatto cadere tutto sulle sue spalle ? per la mancanza di asili-nido, scuole materne, assistenza sanitaria adeguata, povertà e altro -, è costretta a lavorare di più in famiglia e nella società, soffre di più la precarietà o la mancanza assoluta di lavoro, guadagna di meno, ha meno potere contrattuale verso il padrone sfruttatore e subisce più facilmente il licenziamento, ha meno diritti nel pubblico e nel privato e questa condizione di inferiorità sociale aumenta con l'aumentare dell'arretratezza e della povertà collettiva.
Il dramma della prostituzione ? che è un aspetto della schiavitù sociale della donna, che da quando la società umana fu sciaguratamente divisa in classi contrapposte abbrutisce una parte del genere femminile e che chiaramente non è libero amore, bensì costrizione per bisogno di sopravvivenza di tante sciagurate nella società basata sullo sfruttamento del lavoro -, delle malattie infettive nelle aree sottosviluppate del Pianeta, dell'aids e della maternità incontrollata è un prodotto infame della società capitalistica.
L'alfabetizzazione delle donne non basta se poi non le si garantisce un posto di lavoro sicuro e dignitoso e se non le si libera dal fardello del peso sociale della maternità. Ecco perché oggi l'8 marzo per le donne non può essere considerato un giorno di festa, ma di riflessione su come devono proseguire il loro impegno di lotta per liberarsi dallo sfruttamento e dalla schiavitù nei luoghi di lavoro, dalle differenze sociali tra uomo e donna imposte dal sistema capitalistico, dalla schiavitù familiare, a causa del peso delle difficoltà economiche con le quali la donna deve confrontarsi quotidianamente, specialmente se disoccupata o, peggio ancora, quando lo è assieme al suo compagno di vita, dai condizionamenti religiosi della sessualità e della procreazione, dalla preclusione di utilizzare ogni strumento della ricerca scientifica per una maternità controllata e responsabile, dai limiti imposti dalla legislazione borghese nel diritto di famiglia e dall'imposizione di costumi e tradizioni in contrasto col progresso civile e sociale della convivenza umana. Chi parla di festa in queste tragiche condizioni di vita della stragrande maggioranza delle donne in effetti lo fa per umiliarle ulteriormente.
Ma una cosa dev'essere chiara, che nella società capitalistica l'uomo e la donna proletari sono accomunati dallo stesso destino di schiavi e sfruttati e che la loro emancipazione e liberazione sociale dipende dalla volontà e dall'impegno di lotta comune, perché appartengono alla stessa classe sociale. Chi cerca di contrapporre la lotta della proletaria a quella del proletario in effetti punta a dividere e indebolire la loro forza e la loro lotta di classe per poter continuare a sfruttarli e sottometterli. E' la classe lavoratrice nel suo insieme, fatta di donne e uomini lavoratori, che deve riscattarsi con la lotta di classe e rivoluzionaria dal giogo del dominio padronale e dalla repressione del suo sistema di sfruttamento. La liberazione delle donne e degli uomini proletari passa unicamente attraverso la sconfitta della disumana società capitalistica e la costruzione di quella socialista, a questo impegno di lotta non c'è alternativa. Le donne e gli uomini proletari tra loro divisi continuerebbero ad essere vittime del medesimo male sociale, che è il dominio selvaggio di un manipolo di capitalisti assassini sull'enorme massa della classe lavoratrice.
Compagni lavoratori, nella giornata di lotta internazionale delle donne lavoratrici salutiamole col pugno chiuso, rispettiamole al pari di noi stessi, soccorriamole nel maggior peso che la dannata società capitalistica riversa sulle loro spalle, incoraggiamole a liberarsi dalla soggezione padronale e dai dogmi della chiesa, infondiamo in esse la fiducia e la speranza nella lotta di classe per il socialismo, facciamole sentire uguali a noi ricordandole la passione e la fermezza di tante eroine che combatterono, vinsero e anche perirono per la causa del socialismo sulle barricate della Rivoluzione francese e della gloriosa Comune di Parigi, nella Rivoluzione russa del 1905 e in quella eroica e vittoriosa del 7 novembre 1917, nella lotta antinazifascista e nella Resistenza dell'Italia e dell'Europa intera, nella Guerra di Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, nelle campagne contro i padroni terrieri e nelle fabbriche contro lo sfruttamento e per migliori condizioni di lavoro e nelle piazze per rivendicare i diritti negati per se e per i propri compagni di vita, abbracciamole e baciamole in uno slancio di fraterno amore, uniamo le nostre alle loro braccia e assieme avanziamo verso la comune liberazione dallo sfruttamento del lavoro e dalla schiavitù della cultura, delle credenze e delle falsità della società borghese e clericale e corriamo uniti ed esultanti verso la conquista della nuova società umana prima socialista e poi comunista.
Viva l'8 marzo, la giornata internazionale del riscatto della donna dalla schiavitù padronale!
Forio (Napoli), 8 marzo 2010.
* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org
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