Sul suo Blog personale, nella pagina dedicata al commento del giorno - http://domenicosaviopciml.blogspot.com/2008/01/archivio-dei-commenti-del-giorno-di.html - il Segretario generale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista Domenico Savio ha scritto un durissimo documento sugli sconcertanti fatti di Rosarno che pubblichiamo di seguito:
Rosarno (Calabria): disumanità, repressione, persecuzione e vergogna sociale del sistema economico e del potere politico capitalistico.
DIRE SCHIAVI, BIANCHI O DI COLORE CHE SIANO, E' POCO. PER GLI AGRARI E LA MALAVITA ORGANIZZATA SONO SOLO DEI FANTASMI VIVENTI DA SFRUTTARE E BUTTARE!
Per liberarci dalle catene dello sfruttamento e dell'umiliazione umana e sociale dell'infame classe padronale dobbiamo mettere fine alla guerra fratricida tra poveri e uniti dobbiamo abbattere il nemico comune, che è l'abominevole sistema capitalistico, fondato sulla privatizzazione dei mezzi di produzione e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. La rinascita civile dell'umanità sta solo nella sconfitta del capitalismo e nella costruzione del socialismo.
di Domenico Savio*
In questi tragici giorni di rivolta degli immigrati affamati, umiliati e offesi nella loro dignità di uomini, di disperazione sociale degli abitanti di Rosarno, un paese della piana di Gioia Tauro in Calabria, 15.000 abitanti, di totale assenza dello Stato, quale presidio di garanzia dei più elementari diritti sociali per residenti e lavoratori extracomunitari e di dominio assoluto delle cosche della 'drangheta, della mafia e di ogni altra associazione della malavita organizzata nella vita economica, politica, amministrativa e sociale di quella realtà territoriale, l'informazione radio-televisiva e della carta stampata del regime capitalistico, che regna in Italia, ci ha parlato dei lavoratori di colore trattati come schiavi e abbandonati in uno stato di indigenza assoluta, mentre qualche verme di fogna, per insultarli e umiliarli, li ha chiamati negri.Per degli esseri umani, lavoratori dignitosi, nostri fratelli di altri continenti e paesi sfruttati disumanamente - 2 euro per ogni ora di lavoro massacrante nei campi e solo quando vengono chiamati dal caporale di turno -, costretti a vivere e dormire in dei luridi silos abbandonati o in altri luoghi malsani senza materasso, bagno, acqua, luce, cibo sufficiente e privi di ogni diritto sociale, come l'assistenza sanitaria e altro, non si può parlare neppure di schiavi, perché è riduttivo e non rappresenta la vera realtà, ma di "fantasmi viventi", che la società capitalistica e il suo potere politico ignora completamente considerandoli esseri inferiori da sfruttare sino al midollo e da disfarsi quando non servono più allo scopo, proprio come è avvenuto a Rosarno.Dunque, servi dell'economia e del potere politico capitalistico non potete definirli neanche schiavi, perché questi, nell'era e nella società schiavistica, erano trattati più umanamente e avevano più dignità sociale e familiare dei "fantasmi viventi" della piana di Gioia Tauro. Gli schiavi nell'impero romano dalle famiglie patrizie erano trattati e rispettati più umanamente che come i padroni, lo Stato italiano, i caporali e la 'drangheta tratta quegli sventurati della nostra epoca.Lo Stato e il potere economico e politico capitalistico del nostro paese, cioè il dominio della classe padronale su quella lavoratrice e il barbaro sistema di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, si servono di questi lavoratori solo per poterli sfruttare al massimo negandogli i più elementari diritti del vivere civile, non gli viene data nessuna garanzia sociale, vengono colpevolmente lasciati in balia degli affari e della violenza d'ogni genere, morale e materiale, messa in atto dalle cosche malavitose, a partire dalla 'drangheta. Sì, lo Stato della classe padronale è complice delle sventure di questi poveri lavoratori, perché, tra l'altro, abolendo il collocamento pubblico della forza lavoro e istituendo le agenzie private del lavoro in effetti ha dato più forza al vergognoso e ignominioso mercato privato del lavoro - ovvero della forza-lavoro, considerata come una merce qualsiasi da usare e buttare ?, gestito dai cosiddetti caporali, di antica e scellerata memoria, della 'drangheta, della mafia e di tutte le altre organizzazioni criminali. Vergogna!Inoltre, questo stesso Stato e potere politico capitalistico trattano i lavoratori extracomunitari come esseri umani inferiori negandogli una dignitosa ospitalità e una vita sociale decente, utilizzando nei loro confronti politiche discriminatorie, razziste e persecutorie, chiudendoli per lunghi periodi nei cosiddetti "centri di accoglienza", che sono vere prigioni o lager d'altri tempi, riaccompagnandoli con la forza nei loro paesi di origine - dove spesso sono perseguitati politici, vengono torturati e rischiano la condanna a morte ? dopo che hanno rischiato la vita per raggiungere il nostro paese. Il governo italiano garantisca immediatamente agli immigrati trasferiti da Rosarno ad altri centri della Calabria e del Mezzogiorno un lavoro, un guadagno sicuro e una vita sociale finalmente dignitosa.A Rosarno, come potrà avvenire anche in altre realtà territoriali italiane, la contrapposizione tra nativi del posto e immigrati è nata ed è dilagata per le pessime condizioni di vita dei lavoratori stranieri, per i problemi di difficoltà sociale e di sopravvivenza economica dei residenti ? problemi come i prepensionamenti, i licenziamenti, la mancanza e la precarietà del lavoro, le fabbriche che chiudono dal nord al sud dell'Italia, , gli stipendi, i salari e le pensioni di fame, le tasse e le tariffe insostenibili, la precarietà e l'alto costo dei trasporti, la sanità carente e costosa, il dilagare della malasanità e della corruzione pubblica che vi gira intorno, eccetera ? e per il potere che le associazioni malavitose esercitano in assenza complice dello Stato e del governo centrale. L'esasperazione popolare nasce e si diffonde sempre per ragioni di malessere sociale, generato da un potere politico e istituzionale centrale e periferico che non corrisponde ai bisogni di vita civile e dignitosa dei cittadini e, in particolare, della classe lavoratrice sfruttata in tanti modi da quella padronale, nelle cui mani detiene, disgraziatamente, i mezzi di produzione e la ricchezza del paese prodotta dai lavoratori.Poca importa se la scintilla dei disordini sia partita dagli immigrati o dai residenti, perché a determinare i deprecabili scontri è stato solo il difficile contesto sociale in cui sono avvenuti, in una situazione sociale diversa ? dove gli extracomunitari avessero avuto condizioni di vita economiche e sociali più dignitose, dove i residenti avessero potuto disporre di maggiori garanzie sociali e certezze di vita e dove la 'drangheta non avesse avuto il potere che lo Stato gli consente sciaguratamente di avere ? non si sarebbero verificati, perché è l'ambiente economico e sociale in cui la vita si svolge che determina i comportamenti delle persone.La vera tragedia di quanto è avvenuto sta nel fatto che mentre a Rosarno due realtà umane e sociali si confrontavano, anche duramente e tragicamente, aldilà del ruolo svolto dalle organizzazioni malavitose, lo Stato e il suo potere politico hanno continuato a prendersela coi "clandestini", con la "troppa tolleranza" nei confronti degli "irregolari" e con la mancata espulsione di quegli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno. Tali istituzioni della Repubblica anziché comprendere e soccorrere con ogni mezzo possibile e necessario quegli sfortunati, anche nell'ora tragica hanno continuato a inveire contro le loro disgrazie umane e sociali.I lavoratori residenti di Rosarno e quelli venuti da lontano alla ricerca di migliori condizioni di vita per sé e per le loro famiglie lontane, portano la stessa responsabilità ideale, di classe e politica della dannata e feroce sopravvivenza dell'odierno, infame sistema capitalistico e della sua espansione imperialistica. Quest'ultima imperversa come un avvoltoio sul Pianeta intero rapinando il frutto del lavoro proletario sottomettendo e affamando i popoli col mercato finanziario o con le guerre di aggressione, di sterminio, di sottomissione e di furto delle ricchezze nazionali. E' ora che i lavoratori residenti e immigrati d'ogni paese prendano coscienza di appartenere alla medesima classe sociale, sfruttata e rapinata dalla classe padronale, si rendano conto che sulle loro divisioni ingrassa ulteriormente la classe sfruttatrice e che la loro liberazione sociale nazionale e internazionale dipende dalla loro emancipazione e unità ideologica, politica, organizzativa e di lotta di classe.Il sistema e il potere politico capitalistico non perdono l'occasione per fomentare la divisione e la contrapposizione tra le masse lavoratrici dei vari continenti e paesi per meglio sottometterle, sfruttarle e ridurle all'obbedienza. I padroni continueranno ad averla vinta fin quando i lavoratori saranno divisi, di qui la necessità dell'unità di classe di tutti gli sfruttati della Terra per sconfiggere il comune nemico capitalistico e imperialistico, unitamente al suo potere politico e istituzionale. Dunque, non divisione, ma unione ferrea e perpetua tra i lavoratori e le loro organizzazioni politiche e sindacali di classe di tutte le nazioni della Terra. Non a caso il compagno Karl Marx, Maestro del proletariato internazionale, per sconfiggere il capitalismo proclamava: "Proletari di tutti i paesi, unitevi!".Per evitare il ripetersi dei tragici avvenimenti di Rosarno in luoghi e tempi diversi occorre, e presto, abbattere l'infame sistema economico e sociale capitalistico e sulle sue ceneri costruire la nuova e superiore società socialista per edificare successivamente quella comunista, dove a decidere la sorte sociale delle masse lavoratrici e popolari non saranno più i padroni sfruttatori e assassini, bensì gli stessi lavoratori, attraverso l'autogoverno diretto e protagonista delle attività sociali. Per la costruzione di questo nuovo mondo, di riscatto dal tragico passato e di nuovo orgoglio esistenziale, lavora il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, che per tale obiettivo invita tutti i lavoratori italiani e immigrati ad aderirvi. La classe lavoratrice nativa e immigrata del nostro paese, sotto le gloriose bandiere di classe e rivoluzionarie del P.C.I.M-L., deve lottare accanitamente per sconfiggere il sistema e il potere politico capitalistico dominante e per costruire la nuova società socialista, mediante il potere dei Soviet, cioè dei Consigli dei lavoratori operai e intellettivi, in tutte le attività sociali e anche per aiutare, nell'ambito dell'internazionalismo proletario, la classe lavoratrice degli altri paesi a liberarsi dalla dittatura capitalistica e realizzare i nostri stessi obiettivi di nuova e superiore civiltà umana.Forio (Napoli), 10 gennaio 2010.
* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org
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