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Quartu Sant'elena (Cagliari) - 11 Gennaio 2011

Cronaca Quartu Sant'Eelna Omicidio

Cronaca Quartu Sant'Eelna Omicidio
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Il tutto ha inizio in una seradi Martedì 11 Gennaio......
Quartu Sant'Elena 11 gennaio '11
La moglie scampata alla strage di famiglia: Manuel, amore, mi mancherai.
Dopo la carneficina l'ultimo colpo mortale.
Patrizio Lai si è ucciso vicino al Lago Simbirizzi.
Un colpo alla testa per eliminare anche se stesso dopo l'ex suocera e il nuovo compagno di sua moglie. Patrizio Lai, impresario edile 50enne di Quartu ed ex carabiniere, ha chiuso la carneficina ieri alle 10 sulle sponde del lago Simbirizzi, dove poco prima era stato individuato dall'elicottero della polizia. Vistosi ormai accerchiato, si è ucciso. La vittima predestinata, Valentina Sainas, 33 anni, si è salvata per miracolo: il colpo a lei diretto ha centratto la madre. La donna ieri ha firmato per abbandonare l'ospedale anche se ingessata: «Voglio stare vicina alla mamma e al mio amore Manuel».
Una storia precipitata quando la ragazza ha legato col nuovo compagno conosciuto su internet.
Un rapporto chiuso dopo mesi di litigi tutti in famiglia erano a conoscenza dei diverbi coniugali.
Seduta su una carrozzina, la gamba ingessata e una vestaglia chiara addosso, Valentina Sainas ha sul volto i segni del dolore e di una notte insonne. Ricoverata nel reparto ortopedia dell'ospedale Marino di Cagliari, terzo piano, è miracolosamente sopravvissuta a una strage. Patrizio Lai, l'ex marito cinquantenne, le ha ucciso la madre e il nuovo compagno, un giovane di 28 anni, non riuscendo a portare a termine il disegno di sangue solo perché la fucilata a lei indirizzata ha centrato chi le aveva dato la vita.
Ha urlato e pianto di rabbia, ha imprecato contro un assassino col quale sino a pochi mesi prima divideva la propria esistenza, ha sperato di trovarsi in un incubo dal quale svegliarsi per scoprire che, in realtà non era accaduto nulla. Invece, è tutto vero. Il suo nuovo amore, quel ragazzo conosciuto appena un mese prima sul social network Facebook, non c'è più. E non c'è più nemmeno la mamma. Le sono rimasti lo zio, la zia e un figlio di quindici anni che però aveva deciso di andare a vivere col padre adottivo al momento della rottura dei rapporti nella coppia.
È ancora sotto choc quando, alle 11 di ieri, un infermiere la porta lontano da occhi indiscreti e curiosi mentre la ragazza chiede se lì intorno e davanti alla casa della carneficina ci fosse «qualcuno» per poi far sapere, subito dopo, di non gradire presenze estranee. Fino a poco prima, fino a quando cioè l'ex marito non è stato trovato agonizzante, la 33enne era sorvegliata a vista dalla polizia: si temeva che l'uomo potesse andare a cercarla in ospedale per terminare ciò che aveva cominciato. Vietato avvicinarsi, anche il figlio ha potuto salutarla per brevi istanti. Le ferite però sono lievi, e su sua richiesta ieri è tornata a casa da dove ha pubblicato su quel sito internet un messaggio a chi non può più riceverlo, all'uomo col quale, forse, pensava di poter condividere il proprio futuro: «Amore mio mi mancherai tanto. Non ci posso credere che non sarai più al mio fianco, ma sarai sempre il mio vero amore. Ti amo vita mia, per sempre». Così anche nel pomeriggio, vestita di una canadese fucsia e con le stampelle a reggerla in piedi, nel giardinetto della villetta in città: «Anche se le gambe mi fanno male, ho firmato per stare vicino al mio amore e alla mamma».
Sentimenti che forse hanno fatto precipitare la situazione con l'ex marito. La coppia si era separata di fatto circa cinque mesi fa, quando la ragazza si era trasferita a casa della zia. Una decisione maturata, stando agli investigatori, dopo un periodo in cui i rapporti erano precipitati. I problemi familiari erano conclamati, liti verbali anche violente però mai sfociate in una denuncia. Lai alle spalle aveva un altro matrimonio (da cui era nata una figlia oggi adulta) finito con una separazione: la seconda esperienza negativa è stato il colpo di grazia. Nello stesso social network quattro giorni prima della carneficina aveva pubblicato quelle due frasi premonitrici: «Vedo, vedo che sua moglie morirà presto». «Sì sì, lo so già...ma verrò condannato o assolto?»
Accecato dalla gelosia, non ha sopportato l'idea che quella donna di 17 anni più giovane l'avesse abbandonato per un altro, cancellando anni di intesa e complicità. Sentitosi scaricato e umiliato, spiegava che «chi gioca con i sentimenti prima o dopo perderà, e allora sarà per sempre. Non tirare troppo la corda, prima o poi si spezza. Non approfittare della pazienza di una persona, prima o poi si stanca». Poi la carneficina.
La carneficina di via Pizzetti nel racconto di Valentina Sainas, in casa c'era anche un neonato.
Nascosta sotto il letto per salvarmi.
L'ex cacciatore ha infierito sui corpi delle due vittime sparando contro i loro volti quando erano già a terra. In casa c'era anche un neonato.
«Ha sparato e sono caduta, sanguinante. Ho sentito altri colpi. Mi sono alzata, sono scappata. Sono salita al piano superiore e mi sono nascosta. Mi cercava: Dove sei? Dove c...o sei? , diceva. Voleva portare a termine quello che aveva cominciato».
IL DOLORE Si regge in piedi solo grazie alle stampelle, ha la gamba ingessata per colpa di una delle fucilate esplose dal marito e alla domanda più banale da farsi in casi del genere risponde come chiunque altro avrebbe fatto: «Come volete che stia? Male». Però Valentina Sainas, 34 anni, miracolosamente sopravvissuta alla mattanza che trentasei ore prima le ha portato via la madre Liliana e il compagno Manuel Cogoni, è sufficientemente lucida da ricordare passo per passo quanto accaduto nella stessa casa in cui ora, nonostante le terribili ferite interne, quelle che nessuno può vedere né valutare, accoglie il cronista per spiegare davvero come siano andati i fatti ed evitare di leggere «cose non vere». Si riferisce al fatto che il figlio quindicenne, avuto quando era molto giovane da un altro uomo, si è detto avesse trascorso i momenti precedenti la carneficina col padre adottivo diventato assassino, quel Patrizio Lai col quale era andato a vivere dopo la separazione la scorsa estate. «Era a casa dello zio, non con lui», afferma la ragazza, che poi aggiunge: «È falso che Manuel abbia reagito quando l'ha visto arrivare qui. Mio marito è comparso e ha sparato subito».
LA FOLLIA OMICIDA Sono le 21,10 di martedì sera. Manuel Cogoni, 28 anni, da un mese nuovo compagno di Valentina Sainas ufficialmente sposata ma da due anni in rotta con Lai dopo continui litigi come ogni sera schiaccia il campanello al numero 6 di via Pizzetti a Quartu. «Passava da me tutti i giorni per prendermi e portarmi in giro», spiega la ragazza, che vive dallo zio, fratello della madre, da cinque mesi. «Mi ha detto subito di aver visto una Mercedes parcheggiata all'inizio della strada. Gli ho spiegato che probabilmente lui stava venendo a prendere un caffè. Lo faceva spesso».
I due sono nel piccolo vialetto d'ingresso quando l'auto passa proprio lì davanti coi fari spenti e si ferma poco più avanti. Nella villetta ci sono anche lo zio, la zia e un neonato. «A quel punto siamo andati verso la porta e subito dopo ho sentito lo sparo. Mi ha colpito alla gamba, io stavo dietro il mio ragazzo». Valentina cade, sanguina, è dolorante. Sente altri due colpi, le urla, si alza e scappa. «Ha dato il colpo di grazia a mia madre e a Manuel. Sono salita al piano superiore e mi sono nascosta sotto il letto per sfuggirgli. Lo sentivo correre, girare, sentivo che mi cercava, Dove sei? Dove c...o sei? , diceva. Poi per fortuna mio zio si è messo in mezzo: nonostante una fucilata l'abbia sfiorato ( sull'addome è ben visibile un livido grosso come una noce ), l'ha fermato e convinto che io fossi uscita. Così lui è corso all'esterno e poi è andato via». Quindi l'arrivo della polizia e dell'ambulanza, la corsa in ospedale e la caccia all'uomo conclusa con un suicidio.
IN CASA Solo la sera prima della carneficina, Patrizio Lai parlava col fratello dell'ex suocera in quella casa. Discutevano del battesimo del neonato in programma proprio questa mattina. Una persona normale: ferita dalla separazione, certo, ma definita generalmente buona. Non dall'ex moglie. Che ancora ieri non dimenticava le decine di litigi che li aveva visti protagonisti negli ultimi due anni. Ricordava il vialetto di cemento, i corpi straziati. «Mia madre e l'amore della mia vita».
L'assassino morto suicida.
Dopo la carneficina, Patrizio Lai si è sparato alla testa.
'ultimo colpo, il sesto, l'ha esploso contro se stesso dopo una notte di fuga, rincorso dai propri fantasmi e dai poliziotti che lo braccavano. Una fucilata calibro 12 che gli ha devastato il volto ma non l'ha ucciso. Non subito, almeno: Patrizio Lai, l'ex carabiniere ed esperto cacciatore che la notte prima aveva assassinato due persone, mancando però uno dei suoi due veri obiettivi, è morto pochi istanti dopo essere stato adagiato sull'ambulanza che il 118 aveva mandato nelle campagne tra la Statale 125 e il lago Simbirizzi. Una distesa di verde circondata dal nulla, scelta come riparo da occhi indiscreti e a pochi chilometri dalla villetta a due piani di Quartu che poco prima aveva trasformato in luogo di lutto.
Solo in quel momento, nell'istante in cui questo marito uscito di senno per la gelosia ha esalato l'ultimo respiro, si è conclusa una gigantesca caccia all'uomo cominciata circa dodici ore prima, quando l'assassino - sfuggitagli la sua ultima vittima in lista, l'ex moglie - è scappato a bordo della sua Mercedes E 270 blu dileguandosi nel buio e lasciandosi alle spalle una carneficina.
Lai, piccolo imprenditore edile quartese, 50 anni, sposato in seconde nozze con Valentina Sainas, 34, ha trascorso la notte a bordo della sua auto, rimasta in moto per consentirgli di utilizzare il riscaldamento e proteggersi dal freddo. Quando l'elicottero della polizia mandato dalla squadra Mobile l'ha individuata, nascosta in un canneto a ridosso del lago, il pluriomicida deve essersi sentito perduto: prima dell'arrivo degli uomini del reparto Mobile, di quelli della squadra Volanti e del commissariato di Quartu, ha imbracciato per l'ultima volta il fucile, se l'è puntato contro e ha sparato. Erano più o meno le 10: tempo alcuni minuti e tutta la zona pullulava di pubblici ufficiali che tenevano lontano chiunque tentasse di avvicinarsi al corpo dell'assassino, in un punto di accesso già di per sé complicato per il violento acquazzone abbattutosi in tutto il Cagliaritano nelle ore precedenti. Investigatori e inquirenti ipotizzavano potesse trovarsi proprio lì per sue conoscenze e frequentazioni e infatti, appena sorto il sole, l'elicottero è stato indirizzato non a caso in quella zona.
Tre quarti d'ora dopo il cadavere è stato trasportato nelle camere mortuarie del cimitero quartese in attesa di essere sottoposto ad autopsia: l'ultimo passo prima di chiudere del tutto una vicenda investigativa cominciata alle 21,15 della sera precedente, martedì, quando una telefonata anonima segnala al 113 una «sparatoria al civico 6 di via Pizzetti». Un allarme cui ne seguono altri: parlano di colpi d'arma da fuoco e persone a terra.
In quell'abitazione, quartiere Is Arenas, poco prima è scoppiato l'inferno: secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lai attende ai margini della strada l'arrivo di Manuel Angioni, 28 anni, di Cagliari (oppure l'ha seguito) per comparire all'improvviso nel momento in cui qualcuno apre la porta della casa, di proprietà dello zio della ragazza. Un delitto programmato, premeditato: esplode il primo colpo e centra la gamba del ragazzo, che scappa lungo il vialetto d'ingresso. Lo segue, vede Valentina Sainas e la madre di lei Liliana Sainas, 53 anni. Preme altre quattro volte il grilletto uccidendo il ragazzo e l'ex suocera e ferendo di striscio al capo il proprietario. Cinque colpi, tutti andati a segno. L'ex moglie invece si salva (solo ferite di poco conto): si trovava nella linea di tiro che ha fulminato la madre, e solo per questo riesce a scappare. Sale al secondo piano e si nasconde sotto un letto, l'assassino la insegue, la cerca ma non la trova e a quel punto scappa.
Probabilmente si dirige subito verso il Simbirizzi, ma all'inizio si teme un tentativo di fuga altrove: si sa che poco prima di compiere la strage aveva con sé 30 mila euro. Denaro (o titoli) che però nell'auto non c'è. Il figlio dell'ex moglie, con il quale Lai viveva dopo la separazione, nega di averli ricevuti; così anche la figlia dell'omicida. Che fine hanno fatto? E a cosa servivano? È l'ultimo giallo sul quale lavorano i pm Danilo Tronci e Guido Pani per chiudere del tutto una vicenda disseminata di cadaveri.
Un amore nato su Internet, un problema con il quale molte famiglie si devono confrontare.
Il suicidio di Patrizio Lai non cambia la realtà e non allevia il dolore. «Il nostro Manuel non c'è più. Perdonare un morto? In questo momento non abbiamo neanche la forza di ragionare».
Adriano Angioni, papà del ventottenne di Sant'Elia ucciso a fucilate martedì sera nella casa popolare di via Pizzetti a Quartu Sant'Elena, fatica a parlare e deve ricorrere all'aiuto dell'avvocato di famiglia. Il figlio, che da un po' si era trasferito in un appartamento a Selargius, da un mese aveva iniziato una relazione con Valentina Sainas, 33 anni, ex moglie dell'omicida. «Si erano conosciuti su Facebook. Non vivevano insieme ma Manuel frequentava la casa della ragazza». Chissà se Patrizio Lai, nella sua folle spedizione armato di fucile, sapeva che proprio quella sera avrebbe trovato il giovane fidanzato dell'ex moglie. Adriano, titolare di una ditta di coibentazione, è distrutto dal dolore. Con lui c'è l'avvocato Renato Mura. È lui che, in passato, si è occupato dei piccoli guai con la giustizia di Manuel. «Roba di poco conto. Si era concluso tutto con la condizionale. Gli errori erano oramai un ricordo e lo hanno aiutato a crescere», spiega il legale. «Manuel era un ragazzo libero, con tanti amici e tanta voglia di vivere». Negli ultimi mesi, oltre a essersi trasferito a Selargius, lavorava come elettricista per una ditta: «Lo chiamavano quando c'era da fare».
Il ventottenne è nato e cresciuto a Sant'Elia. Nonostante si fosse trasferito nell'hinterland, Manuel ha continuato a tenere un legame strettissimo con il borgo cagliaritano. I genitori, Adriano Angioni e Rosalba Locci, i suoi due fratelli e la sorella vivono qui, in un appartamento a poca distanza dal campo di calcio del rione. «Si divertiva come fanno i ragazzi della sua età», dice il papà. In passato ha avuto diverse storie d'amore. L'ultima, quella con Valentina Sainas (su Facebook, nei rispettivi profili, i due giovani hanno "ufficializzato" il loro legame), era iniziata un mese fa. «Da quello che so», racconta ancora Adriano Angioni sempre aiutato dall'avvocato-amico, «si erano conosciuti proprio su Facebook. Poi si sono incontrati. Non hanno voluto affrettare i tempo andando a convivere. Manuel continuava a vivere per conto suo». Il giovane sapeva certamente del matrimonio che Valentina Sainas aveva alle sue spalle. La separazione era avvenuta la scorsa primavera. «Non certamente per colpa di Manuel», precisa l'avvocato. «Non si conoscevano ancora». Un chiaro messaggio per evitare che il giovane possa essere visto come uno "sfasciafamiglie".
I genitori, dal giorno del duplice omicidio, non hanno ancora potuto rivedere il loro figlio. I magistrati hanno disposto l'autopsia. Forse oggi potranno riavere indietro il corpo del loro caro. Il funerale potrebbe essere celebrato domani nella parrocchia di Sant'Elia, il quartiere di Manuel.
Il papà Adriano per ora non vuole sentire parlare di perdono o pietà per l'assassino-suicida. «Stiamo soffrendo troppo. Ora chiediamo di essere lasciati soli nel nostro dolore». Inconsolabile. E a poco servono i tanti messaggi di solidarietà e vicinanza che la famiglia Angioni ha ricevuto nelle ore successive al dramma. Manuel non c'è più. Ucciso per gelosia. Per una storia d'amore iniziata un mese fa.
Valentina Sainas racconta la strage. Un biglietto nell'auto del suicida con le sue ultime parole.
«Così sono riuscita a sfuggire alla morte, Mi ha sparato, sono finita a terra, mi sono rialzata e sono scappata»
«Mi ha sparato e sono caduta, mi sono rialzata e sono fuggita. Mi ha inseguita, voleva portare a termine ciò che aveva cominciato». È il terrificante racconto di Valentina Sainas, la donna scampata alla carneficina di martedì notte a Quartu. Ricostruisce attimo per attimo quanto accaduto: gli spari, le grida di dolore, il sangue, la morte e la salvezza.
IL BIGLIETTO Ieri intanto nell'auto usata per la fuga è stato trovato un biglietto nel quale Patrizio Lai chiede perdono al padre, al figlio, alla figlia e al nipotino ma non all'ex moglie: «Non se lo merita». Oggi è in programma l'autopsia sul suo corpo. Già effettuata quella su Manuel Cogoni e Liliana Sainas.
È scritto da una persona apparentemente fuori di senno - e non potrebbe essere altrimenti - e contiene alcune frasi in stampatello. È stato trovato nell'auto usata per la fuga, la Mercedes blu E 270: è un foglio sul quale Patrizio Lai, pluriomicida suicidatosi dopo una notte passata sul sedile di quella macchina, ha voluto lasciare a chi non ha portato con sé nell'ultimo viaggio. «Perdonatemi»: un messaggio rivolto al figlio adottivo (il quindicenne che, al momento della separazione tra la madre e il genitore acquisito, aveva deciso di stare con quest'ultimo), alla figlia adulta, alla nipotina e a suo padre. Agli altri no perché «non se lo meritano».
I SOLDI Gli investigatori della squadra Mobile, al comando del dirigente Leo Testa, l'hanno sequestrato e portato in Procura, dove nel frattempo si cerca anche di risolvere l'ultimo mistero riguardante una vicenda che, con la morte dell'assassino, è praticamente chiusa: l'effettivo possesso da parte dell'uomo di circa 30 mila euro in contanti o titoli prelevati poco prima della mattanza. Nell'auto non ne è stata trovata traccia e i due figli (quello adottivo e quella naturale, ormai adulta) negano di averli mai ricevuti. Gli inquirenti stanno cercando di capire se effettivamente Lai li avesse con sé e, nel caso, a cosa servissero e dove siano finiti perché, almeno apparentemente, i soldi con quanto accaduto non hanno alcun legame.
L'AUTOPSIA è in programma l'autopsia sul cadavere dell'omicida, esame già effettuato sui corpi di Liliana Sainas e Manuel Cogoni: operazione necessaria quando si ha a che fare con un delitto e che serve a confermare (o eventualmente confutare) l'esattezza della ricostruzione dei fatti. Pochi i dubbi su cosa sia accaduto in questo caso, ma la procedura è rigida. Il medico legale Francesco Paribello ha cominciato l'analisi delle salme: per avere i risultati definitivi sarà necessario attendere ancora qualche giorno, ma già a grandi linee ciò che è emerso al Policlinico universitario di Monserrato corrisponde a quanto già è stato detto. Le vittime sono state fulminate dai colpi esplosi dal fucile calibro 12 di Patrizio Lai, il quale - nonostante avesse già centrato in pieno tutt'e due - non ha esitato a sparare ancora una volta al volto dell'una e dell'altro. Un inutile colpo di grazia prima di partire alla ricerca dell'ex moglie, vero obiettivo del suo blitz sanguinario insieme con il suo nuovo compagno.
FUNERALI Terminati gli esami, i corpi sono stati restituiti alle rispettive famiglie che ora potranno organizzare una degna sepoltura, e così accadrà per Lai. Anche in questo caso sono pochi i dubbi sulle cause della morte: l'uomo ha puntato la canna dell'arma contro il suo mento e ha fatto fuoco devastandosi il volto. Un colpo tanto violento da aver frantumato il finestrino della Merceds con la quale dodici ore prima era fuggito dalla casa della mattanza.
LA FUGA Uscito dalla città, si era diretto verso le campagne circostanti: una decisione intuita dagli uomini della squadra Mobile di Cagliari, che ben sapevano quali posti e persone frequentasse Lai, ma il violento temporale caduto sull'hinterland proprio in quelle ore aveva impedito le ricerche. Appena sorto il sole , è stato fatto decollare l'elicottero: proprio dall'alto alle 10 era stata individuata l'auto ferma a ridosso del lago Simbirizzi a Quartu nelle vicinanze della chiesa Nostra Signora del Buon Cammino. Il tempo di chiamare i rinforzi (oltre agli uomini della Mobile erano arrivati quelli delle Volanti, diretti da Gianfranco Murgia, e del commissariato di Quartu, coordinati da Giacinto Mattera) che già il fuggitivo si era sparato la fucilata.