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Padova (Veneto) - 6 Novembre 2011

Corriere Veneto su YouReporter: "boom del sito "

Corriere Veneto su YouReporter:
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Domenica 6 Novembre, 2011
CORRIERE DEL VENETO - VENEZIA


Boom per il sito di «citizen journalism»: anche mille video al giorno

PADOVA ? Quattro ragazzi di Jesolo, poco prima dell'alba del 22 febbraio 2010 a Venezia attraversano il Ponte di Calatrava in macchina. A metà mattina, il video è già su Youreporter (www.youreporter.it). È il tardo pomeriggio dell'11 maggio 2010, un tir investe il Suv di Ciccio Graziani in via Pacinotti a Rubano (Padova). Pochi minuti dopo, il video finisce in rete (Youreport, nemmeno a chiederselo), e per la disavventura dell'ex attaccante è boom di click. «Fenomeno Youreporter» , si potrebbe dire. Quella del sito è una storia breve, brevissima ma già importante. Tre anni e mezzo appena, dall'apertura. E ad oggi i contributi caricati sono già più di 130mila. Ragazzi giovani ma non solo, videomaker in erba ma anche passanti, cittadini comuni, che si trovano per caso nel luogo di un evento. Scattano una foto, fanno un video con il cellulare, e si collegano ad internet per caricarlo in tempo reale. Una prassi, questa, ormai adottata da molti siti. Solo che loro, «quelli di Youreporter», ci hanno pensato prima degli altri.
Qualche migliaio di euro per partire, una redazione inesistente, e quattro persone. Il resto, l'han fatto i cittadini. E così, sul sito si trovano «chicche» da tutto il Veneto: dai ragazzi che durante le nevicate dello scorso inverno hanno «sciato» sull'argine a Padova, al pipistrello in diretta tv, entrato a sorpresa negli studi di Rete Veneta durante il telegiornale, dal videomaker «guardone» che filmava sotto le gonne estive delle veneziane in vaporetto (bloccato dai carabinieri,) all'uomo che girava per le autostrade venete con una bara nel sedile del passeggero. «Il sito ha due tipi di utilizzo anche se sostanzialmente la funzione è la stessa - spiega il padovano Angelo Cimarosti, uno dei fondatori (insieme a Stefano De Nicolò, Alessandro Coscia e Luca Bauccio) - ci sono i video divertenti e particolari ma anche quelli prevalentemente documentali ben lontani dal voyeurismo di massa». E infatti, il vero «boom» di Youreporter, a sentire i suoi fondatori, c'è stato con l'alluvione in Veneto dello scorso novembre. Un momento duro, difficile, in cui il web è diventato «mezzo» oltre che testimonianza. «C'era chi ci spediva video di una stanza totalmente allagata e nella didascalia scriveva "è camera mia" - dice Cimarosti - altri che invece hanno spedito il video delle loro aziende allagate aggiungendo sotto "queste sono le mie aziende, ho bisogno di idrovore, contattatemi al..". In quei giorni c'è stata un'esplosione di contatti, un milione di visualizzazioni, 400 mila utenti, almeno 3500 contributi in soli tre giorni. E adesso, con la Liguria, sta succedendo la stessa cosa. A mezz'ora dal disastro arrivavano già i primi video. Viaggiamo sui 1000 al giorno».
Tragedie a parte, però, Youreporter è diventato anche una piattaforma di denuncia. Dal Veneto, per dirne una, arrivano moltissimi video su «distratte» auto blu che usano le corsie di emergenza. «Se fossi un politico ci starei attento - scherza Cimarosti - appena lo fanno li filmano. Ma ci sono segnalazioni anche meno evidenti: un tombino rotto, una strada dissestata. È uno strumento di quartiere per stare alle costole delle amministrazioni locali». E siccome «non di solo pane si vive» ma anche quello serve, il sito subito dopo il boom dei contatti, si è aperto alla pubblicità.
Impossibile, altrimenti, reggere un traffico simile, con 130mila video cliccati di continuo dagli utenti. Ma come è cominciata? «Siamo partiti da un'idea semplicissima. A chi documenta gli avvenimenti (i giornalisti appunto), non capita quasi mai di trovarsi sul luogo dell'evento nel momento esatto in cui sta succedendo. Ai cittadini sì, e spesso, anche solo per curiosità, un video lo fanno. Un'immensa quantità di materiale che le persone avevano a disposizione e non sapevano dove mettere. Noi, diciamola così, abbiamo creato una mensoletta dove mettere tutto in ordine». Il principio è quello del citizen journalism, ovvero il «giornalismo partecipativo» in cui le notizie (in questo caso le immagini con didascalia) arrivano e vengono direttamente pubblicate sul web semplicemente compilando un format.
Titolo e spiegazione? A carico del «segnalatore». Responsabilità civili e penali? Pure. «Noi non siamo una testata e nemmeno un'agenzia, il cittadino è l'editore di sé stesso - continua Cimarosti - c'è un enorme autocontrollo della rete però. In caso di violazione di privacy o del copyright o in caso di video "hard" riceviamo una segnalazione via mail, nei casi rimanenti sono gli stessi utenti a segnalarci le notizie non vere e, non sottovalutateli affatto, sono severissimi».
Alice D'Este

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