Continua l'andamento negativo dell'agricoltura, mentre la pesca, l'industria, le costruzioni ed il commercio hanno sostanzialmente tenuto. Il commercio, dopo tre anni "neri", con la fuoriuscita di 500 imprese dal mercato, ha addirittura fatto segnare un lieve incremento dello 0,6 per cento. Ma è nel turismo il vero boom, con un più 9 per cento nel comparto degli alberghi e ristoranti. Valori più che positivi anche nelle esportazioni, nel 2010 cresciute del 30 per cento rispetto al 2009. Tra i vari comparti il "picco" è in quello marmifero, nella vendita all'estero di prodotto grezzo, con un più 60 per cento diviso in soli due soli paesi: India ed Egitto. Complessivamente il settore lapideo è cresciuto del 4 per cento, anche se sono crollati gli acquisti da parte dell'Arabia Saudita, maggiore acquirente del marmo trapanese. Di contro è aumentato l'interesse da parte del Marocco, diventato ormai, con 8 milioni di euro, il secondo mercato di sbocco del marmo lavorato in provincia. Trend positivo anche per il comparto oleario, che ha registrato un incremento del 30 per cento. Va bene anche il settore della frutta e degli ortaggi, che ha conquistato nuovi sbocchi in Turchia ed a Taiwan. Ha recuperato terreno anche il pesce lavorato e conservato grazie al ritorno degli acquirenti spagnoli ed al rafforzamento degli acquisti dalla Grecia. Ma accanto ai segnali positivi emergono anche le debolezze del tessuto imprenditoriale trapanese, quasi interamente composto da una miriade di piccole e medie imprese, con una bassissima percentuale di aziende con più di 50 addetti, la metà di quella siciliana e meno di un terzo del dato medio nazionale. I rendimenti delle aziende trapanesi sono poi nettamente al di sotto della media siciliana e nazionale.
La difficoltà nell'accesso al credito resta poi uno dei problemi principali. Il trend di crescita dei finanziamenti alle imprese stenta a ripartire (appena il 3 per cento lo scorso anno dopo la stasi del 2009). Un altro indicatore che testimonia le difficoltà delle aziende è il considerevole aumento delle sofferenze bancarie, arrivate all'8,4 per cento, ben al di sopra della media regionale (6 per cento) che nazionale (4,2 per cento).
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