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Catania (Sicilia) - 15 Maggio 2017

Claudia Geremia (MSFT) risponde alla Serracchiani

Claudia Geremia (MSFT) risponde alla Serracchiani
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A proposito delle violente polemiche ingenerate dalle dichiarazioni della Presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in merito agli stupri perpetrati dalle “risorse” boldriniane, ecco una nota di Claudia Geremia, Coordinatrice Regionale Femminile del Movimento Sociale Fiamma Tricolore

Debora Serracchiani, la Presidente del Friuli Venezia Giulia è stata investita dal ciclone mediatico a causa della seguente affermazione: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”.

È stata tacciata di razzismo e xenofobia, ma una domanda sorge spontanea: perché tutto questo accanimento nei confronti di un politico che in primis esercita la propria libertà di pensiero sancita dall’ art 21 della nostra Costituzione, ed in secundis rivela un’ insana verità di cui tutti siamo a conoscenza?

Volendo abbandonare luoghi comuni come “ poteva farlo benissimo anche un italiano”, o frasi umilianti del tipo “ sono le donne che provocano”, proviamo a smuovere le coscienze e dare un’interpretazione letterale del dire della Presidente.

Negli ultimi decenni siamo stati vittime di un vero e proprio bombardamento che ha molto mutato la nostra ideologia di identità e di Patria denudandola delle proprie essenzialità. Che un rappresentante della classe politica italiana faccia emergere un problema di così grave portata, di certo non dovrebbe creare un processo di stigmatizzazione ma bensì un punto di partenza da affrontare nei giusti modi. Proviamo a svolgere un ragionamento a contrario: che pene sconterebbero gli stessi rei nei loro Stati d’origine? Che trattamento riceverebbero all’interno delle loro carceri? Apparendo ovvia la risposta, sembra quasi che il nostro Stato sia attorniato da una concezione clemenzialistica eccessivamente spiccata tanto da renderlo la terra felice anche, e soprattutto di stranieri che non solo ricevono i più disparati trattamenti e aiuti dal punto di vista sociale ed economico, surclassando il cittadino italiano che viene posto in secondo piano, ma per tutta risposta diventano autori del più becero dei delitti.

Onde creare equivoci è bene sottolineare che lo stupro è sempre riprovevole, commesso da straniero o meno, lungi da voler essere un attenuante possedere la cittadinanza italiana.

L’oggetto del nostro discorso esula dai concetti di attenuanti e aggravanti in termini di commisurazione di pena, la vera necessità sta a mio avviso nel necessario intervento del Legislatore che dovrebbe stabilire dei parametri inerenti al c.d. doppio binario della pena ( prevenzione generale nei confronti della comunità e prevenzione speciale del reo) al fine di essere applicati nel momento in cui il soggetto che è stato accolto nel nostro Paese infranga gli oneri che su di lui incombono, come su chiunque altro sia all’interno del territorio dello Stato, venendo meno al patto sinallagmatico che tacitamente lo investe al momento della ricevuta accoglienza.

Proprio nell’esecuzione della pena applicarne l’inasprimento a causa dell’ infranto patto sociale con lo Stato.

Non si tratta di razzismo, ma di senso di giustizia e rispetto della legge.

Claudia Geremia

Coordinatrice regionale politiche femminili e solidarietà sociale MS-FT