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Cosenza (Calabria) - 17 Febbraio 2011

Cosenza

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La storia incredibile di Donato "Denis" Bergamini: una vita volata via senza un perchè da oltre 20 anni, e finalmente all'orizzonte la riapertura (fortemente auspicata dalla famiglia, dalla politica bipartisan, e da un movimento popolare di diecimila persone) del caso giudiziario. E' il 18 novembre 1989 quando Bergamini, giocatore e idolo della tifoseria del Cosenza, muore sulla statale 106 jonica. Secondo le testimonianze dell'epoca (in particolare dell'ex ragazza Isabella Internò che era con lui) il decesso avviene per suicidio, sotto la pioggia: l'uomo sarebbe finito sotto le ruote di un camion e poi trascinato per circa 64 metri. L'indagine viene archiviata dalla Procura di Castrovillari, ma quella tesi presenta molte contraddizioni e merita di essere rivista. "L'obiettivo è vicino", ci dice l'avvocato dei Bergamini, Eugenio Gallerani. E Donata, sorella dell'ex calciatore originario di Boccaleone (Ferrara), ci racconta quanto sia forte la sete di verità.

Signora, cosa prova ripensando al caso di suo fratello?
Il dolore è stato immenso e non ci fermeremo fino a quando non sarà fatta giustizia sulla vicenda. In Italia i processi durano molto, questo caso invece è archiviato frettolosamente, e la sentenza passa in giudicato 3 anni dopo, nel 1992. L'autista dell'autotreno viene scagionato. Ma basta confrontare il verbale dei carabinieri in quel giorno, le testimonianze e l'autopsia, fatta ben 2 mesi dopo e soltanto su nostra richiesta, per rendersi conto che la situazione non quadra. Negli anni successivi il nome di Denis è anche infangato, mai noi e chi ha fortuna di conoscerlo, crediamo nella sua onestà. E Denis non è un suicida, ne siamo convinti.

Allora proviamo a ricostruire lo scenario. Come passa Denis le sue ultime ore a Cosenza?
Il Cosenza è in ritiro, si prepara a giocare la gara contro il Messina. In mattinata Denis è sereno e carico, poi alle 15,30, secondo il racconto di Michele Padovano, riceve una telefonata e subito dopo il suo umore cambia. I due erano molto amici e di solito Michele lo accompagnava al cinema "Garden", dove la squadra era solita andare ogni sabato, mentre quel giorno Denis stranamente decide di andare con la sua Maserati in compagnia di un massaggiatore. Durante la pausa del film, mio fratello si alza e Sergio Galeazzi lo vede parlare con due persone, non riconoscendole a causa del buio. Da quel momento si perdono le tracce di Denis. Mio fratello non aveva mai abbandonato un ritiro.

Quando e come si diffonde la notizia della morte?
Alle 19,30 veniamo contattati dai carabinieri e informati che Denis ha avuto un incidente sulla statale, all'altezza di Roseto Capo Spulico. Mentre mio marito, viene a sapere prima di noi, tramite i genitori del compagno di squadra Brunelli, la notizia della morte. Denis veniva spesso a casa mia, quindi istintivamente metto alcuni suoi vestiti in valigia, pensando di doverlo assistere in ospedale. Partiamo verso la Calabria e con noi ci sono anche mio padre Domizio e mia madre. A 4 chilometri dall'arrivo mio marito cede e ci dice come stanno le cose. Arriviamo all'ospedale di Trebisacce, ma non ci fanno entrare perché deve arrivare il procuratore. Ci indicano la caserma dei carabinieri , dove alle 8 ci presentiamo e il maresciallo ci fa aspettare un'ora, perchè deve "farsi la barba", dicono gli appuntati. Immaginate la nostra rabbia.

Da cosa nascono i vostri primi sospetti?
Il maresciallo fa entrare solo mio padre e consegna gli effetti personali di Denis, fra cui un portafoglio in pelle con alcune banconote da centomila lire, un assegno da 9 milioni del Cosenza calcio e soprattutto l'orologio. Orologio che √® completamente intatto e funzionante e non √® nemmeno messo a verbale. Il maresciallo dice che si tratta di dimenticanza. E nel cortile della caserma vediamo parcheggiata la Maserati di Denis, pulitissima e splendente, nonostante la precedente serata di pioggia. Per quanto riguarda i vestiti non li ho mai avuti, il marted√¨ dall'Ospedale mi viene comunicato che erano in un sacco nero e sono finiti nella spazzatura. Cos√¨' come due settimane pi√Ļ tardi vengo in posseSso delle scarpe, n√© sporche n√© graffiate. Come fanno a essere quelle di un ragazzo trascinato da un tir sotto la pioggia? Gli interrogativi sono tanti. Anche sul luogo della morte inizialmente indicato dai carabinieri, perch√© poi veniamo a sapere, guardando luned√¨ 20 le immagini del Processo di Biscardi, che non corrisponde.