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Catanzaro, Calabria - 2 Dicembre 2010

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'NDRINE E NARCOTRAFFICO
77 fermi e un patrimonio da 200 milioni sequestrato


Catanzaro - Un patrimonio da 200 milioni di euro sequestrato e 77 fermi eseguiti: i numeri sono importanti perché si evince dagli stessi il valore e l'importanza della operazione contro il narcotraffico, denominata overloading, la piu' imponente degli ultimi anni, portata a termine in Calabria, e che ha interessato anche il Trentino Alto Adige, l' Emilia Romagna e il Veneto. L'inchiesta è stata avviata dalla direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Oltre 2000 le pagine dell'ordinanza firmata dal magistrato Vincenzo Luberto che in due anni di intense e capillari indagini ha accertato l'alleanza tra le cosche di aree della Calabria diverse e distanti tra loro , per gestire il mercato della droga e il traffico di armi. Da San luca, con i Pelle e gli Strangio, a Cetraro, con i Muto, passando per il Savuto, con i Chirillo per spartirsi gli ingenti guadagni derivanti dal narcotraffico. E i clan, per trasportare la droga si servivano anche di uomini dello stato, corrotti dal dio denaro. Tra i 77 fermati, infatti, c'è anche un colonnello dei carabinieri in servizio a Bolzano, Luigi Verde, di 57 anni. L'arresto dell'ufficiale è stato eseguito nella notte all'interno della caserma della legione dei carabinieri del Trentino Alto Adige. Nell'appartamento del colonnello,i suoi colleghi del comando provinciale hanno trovato armi da guerra ed esplosivo. Le indagini che hanno portato all'esecuzione del provvedimento di fermo sono partite da due filoni diversi seguiti dalla Guardia di Finanza, che stava seguendo una pista di traffico internazionale di cocaina, e dell'Arma dei carabinieri, che invece stava indagando sullo spaccio di stupefacenti che avveniva sulla costa tirrenica cosentina. Gli inquirenti, anche attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, sono riusciti a ricostruire il puzzle, verificando i rapporti tra i clan calabresi per il controllo del traffico e dello spaccio di droga. E' stato così accertato che la centrale operativa dell'organizzazione criminale era sulla costa tirrenica cosentina, a Cetraro. La cosca che fa capo a Franco Muto, il re del pesce, aveva la disponibilità finanziaria per acquistare la droga. I contatti con i narcos del sud America, invece li gestivano le famiglie di San Luca. La droga, in particolare cocaina, arrivava in Italia passando per la Spagna, fino a Cetraro. Da qui la polvere bianca, veniva smerciata nel cosentino e in altre aree del paese. I Chirillo, in particolare avevano il monopolio della piazza bolognese. Dal traffico di stupefacenti confluiva nelle casse della ndrangheta un fiume di denaro reinvestito, in parte per acquistare beni mobili e immobili. Un ruolo centrale nell'organizzazione è stato svolto anche da un immobiliarista, Federico Marcaccini, detto" Popone", proprietario del teatro Ghione di Roma, uno degli immobili sequestrati oggi. L'uomo, che secondo gli inquirenti era in stretto contatto con le cosche Strangio e Pelle di San Luca, avrebbe messo a disposizione dei clan le sue disponibilità finanziarie per l'importazione della droga dal Sudamerica all'Italia. Una struttura, dunque, ben organizzata, smantellata con il blitz di oggi che ha visto impegnati oltre 350 militari del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, del servizio centrale della guardia di finanza di Roma e del comando provinciale dei carabinieri di Cosenza. Tra i beni sequestrati, 30 società di capitali e dieci ditte individuali, 9 fabbricati, 16 terreni, 28 automezzi e numerose quote societarie, polizze vita e rapporti bancari, per un valore di oltre 200 milioni di euro

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