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Cosenza, Calabria - 10 Febbraio 2012

Calabria

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Cara Miss Maria,

ho letto il tuo intervento sulle pagine di Affari in tema di Chiesa e pedofilia. Ho trovato parole civili e rispettose che invitano a un dibattito onesto, in un momento in cui illustri a-teologi e "laici" di vario calibro espongono sulla Chiesa cattolica teorie forbite ma più vicine alla chiacchiera da bar che non a una seria discussione. È per questo che ho chiesto di scriverti, perché mi pare tu abbia colto le linee essenziali della marcia che Benedetto XVI - spesso da solo - ha intrapreso coraggiosamente per "fare pulizia" della "sporcizia" nella Chiesa.

È innegabile - specialmente dopo questo Simposio internazionale che stiamo raccontando sulle pagine di Affari - che la pedofilia nel clero esiste. Questo non vuol dire che il Vaticano sia un'infame congrega di pedofili, anzi. Ma purtroppo il fumo di Satana può arrivare anche dove nessuno se l'aspetta. Ci sono stati farabutti in talare che hanno disonorato i bambini, Dio, la Chiesa e l'abito sacro che portano nel "posare la mano là" come hai cantato in "Trisex". È vero e non ci si può nascondere dietro un dito. Come è altrettanto vero che spesso vescovi completamente impreparati a gestire l'emergenza non hanno saputo fare altro che troncare e sopire. Di questo la Chiesa ha coscienza e lo ha ammesso. Lo può fare perché ha la statura e la storia per farlo. A differenza di chi le spara contro a palle incatenate per partito preso.

Tu dici che questo è stato un passo "inaspettato". A dire il vero, questo è nel DNA della Chiesa sin da quel "Lasciate che i piccoli vengano a me" pronunciato da Gesù nel Vangelo. E nell'ancor più duro: "Meglio sarebbe per chi scandalizza uno di questi piccoli se si avvolgesse una macina al collo e si gettasse in mare". Papa Paolo VI già nel 1978 ricordava: "L'impegno della Chiesa per i bambini non è una moda passeggera, ma un dovere continuo". Questo è e questo dovrebbe essere al di là dei casi di pedofilia che sono avvenuti.

Poi la tua riflessione osserva: "Purtroppo, questo simposio, nasce con una grande limitazione: le distorsioni e gli abusi sessuali continueranno a perpetrarsi se non si decide di affrontare il problema alla radice. Occorre assegnare alle donne e agli uomini religiosi, la facoltà di poter praticare apertamente la propria sessualità: amare liberamente". Penso sia un po' limitativo ridurre il problema dell'abuso sessuale soltanto all'impossibilità per i sacerdoti (o meglio, per l'impegno dei sacerdoti) e delle religiose a non poter far sesso. La pedofilia, infatti, è un fenomeno trasversale, che colpisce soprattutto la società e spesso gli abusi si verificano in famiglie allargate, dove quindi - si presume - c'è ampia libertà di sesso. Con questo non voglio dire che quanto affermi sia falso: sicuramente può essere vero in alcuni casi, in altri la ragione del malessere è più profonda e trascende la mera dimensione sessuale. Già su queste pagine, cinque anni fa il cardinale Ersilio Tonini - una voce lucida, chiara, spietata nel dire con chiarezza le cose - aveva sottolineato proprio questo: ci sono stati casi in cui seminaristi con scompensi affettivi sono stati ordinati sacerdoti a causa della penuria di preti, portando poi all'esplosione di infami casi di abusi sessuali a danno dei minori.
Occorre dunque, se vogliamo essere dalla parte della "Verità e della Luce", come correttamente sottolinei, partire dalla prevenzione e dalla selezione di chi sarà sacerdote, frate o suora. Bisogna cioè che seminari e conventi siano luoghi di accompagnamento e incontro anche per ragazzi che dovessero mostrare quell'instabilità affettiva che impedisce di diventare sacerdoti. "Bisogna avere il coraggio di dire no, in questi casi", disse il cardinale Tonini. Lo ripeto anch'io: bisogna scegliere di essere sacerdoti solo se si capisce e si desidera una vita di sacrificio e offerta (anche della propria sessualità) al Signore per il Regno dei Cieli. È, detta in una parola, la vocazione. E la Chiesa non è un club, ha le sue regole. E si rispettano.

Certo, è vero che il celibato dei sacerdoti è una tradizione che potrebbe essere abolita anche in questo momento, se solo il Papa lo volesse. Ma proprio questo Papa è anche quello che ha ricordato, da cardinale, come "Il problema dei preti sposati porterà a quello dei preti divorziati". La Chiesa non ammette il divorzio, nel Vangelo Gesù proibisce di separare ciò che è unito, per cui un prete divorziato sarebbe un problema - e non una soluzione - al problema della pedofilia nel clero. Per parte mia - e l'ho scritto spesso su Affari, in passato, penso si possa superare l'obbligo di celibato dando ai sacerdoti la possibilità di sposarsi. Oppure una soluzione simile a quella della Chiesa ortodossa: chi si sposa resta sacerdote, chi invece sceglie il celibato può diventare un vescovo.





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Vorrei essere più chiaro: un ragazzo che sceglie il celibato per diventare sacerdote non sta castrandosi, ma sta facendo una scelta di amore. Sta scegliendo, cioè, di perdere la possibilità di farsi una famiglia sposandosi per acquistarne una più grande, fatta di tutti i suoi parrocchiani. Che vedranno in lui un punto di riferimento, un amico, un confidente, una persona sempre pronta ad accogliere. Davanti alla possibilità di amare non c'è orgasmo che tenga, a mio modesto avviso. E allora vedi che accettando un sacrificio simile si viene ripagati, moralmente e spiritualmente, in un altro modo. Il sesso non è sporco, non è vergognoso, non è qualcosa di peccaminoso. Lo diventa, nella Chiesa, se non rispetta alcune regole. Che possiamo discutere, ma sono regole. E chi sceglie di seguire Gesù, la Chiesa, deve rispettarle.

Ora tu metti il dito in una piaga: "La maggior parte delle persone non ha piena conoscenza di tutte le 'azioni nere' quotidianamente perpetrate sugli indifesi". Hai proprio ragione: da anni collaboro insieme a don Fortunato Di Noto e l'Associazione Meter per la lotta alla pedofilia e pedopornografia online. Sai quanti comunicati di portali, operazioni, segnalazioni ai danni della pedofilia sono andati irrimediabilmente nel cestino delle agenzie? Ci sono ben altri problemi, cara Miss: secondo te al Tg fa più notizia l'ennesimo collegamento con la nave affondata al Giglio, o la storia di un portale pieno di foto e video di bambini violentati? Parafrasando Guccini, "Piccola storia ignobile" (1976): "I politici e la gente han benaltro a cui pensare".

Per concludere: anch'io, come te, sono contrario all'idea di essere una macchina che vive-mangia-produce-consuma-crepa. È il capitalismo trionfante che ce lo impone. Ma Giovanni Paolo II, già nella sua "Centesimus Annus" del 1991 ci aveva messo in guardia: "Se il capitalismo, così com'è non va, allora dobbiamo riformarlo". Lo hanno fatto? A giudicare dall'idea della Tobin Tax, sempre più utilizzata come zimbello e non come proposta seria, mi pare di no: qui ci vorrebbe non un simposio, ma una palingenesi. E sempre il papa polacco, a proposito della "donna ridotta a oggetto pruriginoso", ha esaltato e ammirato il "genio femminile". Quello che a te e a tutte le donne appartiene, al di là di starlette e cantanti tutte tette, culi e immondizie musicali cui ci hanno abituato e che hai coraggiosamente dissacrato. Con molta simpatia.

Antonino D'Anna





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