Ben Alì in fuga da Tunisi: giallo a Elmas
Il suo aereo atterra a Cagliari e sosta in pista per oltre tre ore
Dagli oblò spunta una sagoma in abito scuro, si muove nel jet illuminato mentre a terra i lampeggianti di Polizia e Guardia di Finanza colorano l'asfalto della pista di Elmas: a bordo del piccolo aereo privato, bianco e senza insegne, c'è un uomo in fuga e Cagliari per una notte diventa ombelico del mondo. Sono le 22,00 di Venerdì 14 Gennaio e Ben Alì anche se la notizia viene smentita e confermata più volte durante la serata - potrebbe essere atterrato da un'ora al massimo, ufficialmente per uno scalo tecnico. «Rifornimento di carburante», dicono le prime agenzie, ma l'arrivo del presidente tunisino nel capoluogo diventa nel giro di mezz'ora un giallo internazionale, che coinvolge tutte le forze dell'ordine - esercito compreso -, il capo della polizia Antonio Manganelli e Silvio Berlusconi in prima persona.
L'ATTERRAGGIO Anche perché il capoluogo sardo è la seconda tappa di un viaggio che inizialmente aveva come destinazione Parigi. In Francia però il Canadair targato TS-16T rimbalza su un muro di gomma: l'atterraggio e l'asilo politico vengono negati immediatamente. In poco più di un'ora l'aereo è a Cagliari, dove atterra in gran segreto nel primo pomeriggio. Ma è solo a tarda sera che si viene a sapere della presenza di Ben Alì nel territorio italiano e lo si capisce osservando il comitato d'accoglienza che illumina a giorno il parcheggio degli aerei. La sosta, inizialmente, viene giustificata con la stanchezza del comandante. Deve riposare e non può ripartire subito. Le autorità italiane sono chiare: l'aereo può far rifornimento ma deve ripartire subito. Il capitano - brasiliano, secondo l'Ansa - dice di essere solo con due hostess (una tunisina e una francese). Ma a bordo, attraverso i finestrini, si intravede un altro uomo.
LE TRATTATIVE Alle 22,30 dal cancello riservato alle forze dell'ordine entrano, nel giro di una manciata di minuti, una Punto della Polizia e una Brava della Guardia di finanza. La scaletta dell'aereo, che fino ad ora era chiusa, si apre. A bordo salgono i funzionari. Trattano, sono in contatto diretto con Roma. Dove Berlusconi segue passo per passo la vicenda. Elmas si prepara all'emergenza, nell'eventualità che a bordo ci sia Ben Alì e il premier dia il via libera all'asilo politico. Al "Mario Mameli" arrivano una decina di tunisini: vivono a Cagliari hanno sentito la notizia e vogliono fotografare il loro ex presidente in fuga. «La rivolta? Hanno fatto bene», dice qualcuno nel buio di Elmas.
FUGA DALLA TUNISIA Sulla destinazione dell'aereo c'è stata incertezza fino a sera. Dopo il tentativo a Parigi, le voci si rincorrono: vola verso un paese del Golfo, no, anzi si ferma a Malta. Invece Ben Alì si ferma (forse) a Cagliari, ufficialmente per uno scalo tecnico, più probabilmente per chiedere ospitalità a Berlusconi. E lo confermerebbe il fatto che la Francia, a tarda notte, chiede che il volo non faccia rotta verso gli scali transalpini. Pochi minuti prima dell'una il jet accende i motori e riparte, scorta dai caccia dell'aeronautica militare. Destinazione? Forse, l'Arabia Saudita.
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